Hanno dato fuoco alla Città della Scienza




Fonte: il Fatto Quotidiano
Un fisico è il modo
che ha l'atomo
di sapere qualcosa
sugli atomi
Stukhtradi Marco Cagnotti
Non so… grazioso è grazioso. Tecnicamente è ineccepibile. E’ anche toccante, volendo. Ma se lo scopo era invogliare alla lettura… beh, a me sembra un fallimento.
di Michele Diodati
Residui ultracompatti di stelle massicce esplose come supernovae, i buchi neri sono oggetti al limite della comprensione. Sono circondati da dischi di accrescimento in rotazione, che attirano materia dallo spazio circostante e possono produrre spettacolari getti, attraverso i quali parte della materia in caduta verso il buco nero viene restituita al mezzo interstellare. Lo spazio viene così fecondato di elementi che saranno incorporati in nuove generazioni di stelle.
di Michele Diodati
In generale, le galassie possono essere considerate “sociali”: se ne vanno a spasso in gruppi e interagiscono frequentemente. Tuttavia, questa immagine del telescopio spaziale Hubble mette in evidenza come talune galassie preferiscano comportarsi da solitarie affamate. Simili stranezze cosmiche hanno posto gli astronomi di fronte al “caso” delle galassie vicine scomparse.

La gigantesca galassia ellittica ESO 306-17, situata nella costellazione meridionale della Colomba. (Cortesia: NASA/ESA/Michael West/ESO)
…e m’ha ispirato, purtroppo.


di Michele Diodati

La nebulosa a riflessione Messier 78, ripresa con il telescopio da 2,2 metri dell'ESO in Cile. (Cortesia: ESO/I. Chekalin)
La splendida nebulosa a riflessione Messier 78 (più brevemente M78) è l’oggetto di quest’immagine astronomica, realizzata a partire dai dati recuperati nell’archivio dell’ESO dal russo Igor Chekalin, vincitore del concorso “Tesori nascosti 2010″.
di Michele Diodati
Lanciato dalla NASA l’11 febbraio 2010, il Solar Dynamics Observatory, più brevemente SDO, è il più sofisticato tra gli Osservatori solari inviati a studiare la nostra stella al di fuori dell’atmosfera terrestre. I suoi due strumenti – AIA (Atmospheric Imaging Assembly) e HMI (Helioseismic and Magnetic Imager) – producono quotidianamente immagini del Sole in numerose, diverse lunghezze d’onda, fino alla risoluzione massima di 4096×4096 pixel, circa 8 volte maggiore di quella tipica di un televisore ad alta definizione.
L’immagine seguente è un mosaico di particolari della superficie e dell’atmosfera solari, ripresi dal Solar Dynamics Observatory nelle differenti lunghezze d’onda alle quali operano i suoi strumenti.

Un mosaico di particolari della superficie e dell'atmosfera solari, ripresi dal Solar Dynamics Observatory nelle differenti lunghezze d'onda alle quali operano gli strumenti di SDO. (Cortesia: NASA/SDO/Goddard Space Flight Center)
di Michele Diodati
Il telescopio spaziale Herschel, dell’ESA, ha ripreso la supergigante rossa Betelgeuse nel lontano infrarosso. Ciò che l’immagine mostra è lo spettacolare effetto combinato delle perdite di massa e del moto della stella, giunta probabilmente alle fasi finali della sua esistenza e non troppo lontana dal momento in cui esploderà come supernova.

Immagine composita di Betelgeuse, acquisita con lo strumento PACS del telescopio spaziale Herschel alle lunghezze d'onda di 70, 100 e 160 micrometri. Il campo osservato misura circa 25 arcominuti per lato. (Cortesia: ESA/Herschel/PACS/L. Decin et al.)
Un assaggio d’immensità
di Michele Diodati
Galileo rimase stupito e ammirato, quando si accorse con il suo piccolo cannocchiale che le stelle in cielo erano molte più di quelle che poteva vedere a occhio nudo. Nei quattro secoli trascorsi da allora, lo sviluppo della tecnologia ha reso i telescopi sempre più potenti. Di conseguenza è aumentata in misura impressionante la quantità di stelle osservabili e la densità dei campi stellari visibili in un’unica immagine.

Una vista in formato ridotto della grande immagine del centro galattico prodotta da Stéphane Guisard. (Cortesia: S. Guisard/ESO)
di Michele Diodati
In occasione dell’ottavo anniversario della discesa della sonda Huygens sulla superficie di Titano, la luna più grande di Saturno, l’ESA ha pubblicato un’animazione che ricostruisce da quattro diversi punti di vista l’atterraggio del piccolo aggeggio discoidale sganciato dalla sonda Cassini il 14 gennaio 2005.
di Michele Diodati
Con un diametro di circa 1.530 chilometri, Rea è il secondo satellite di Saturno per grandezza, dopo Titano. Scoperta il 23 dicembre 1672 da Gian Domenico Cassini, faceva parte con Teti, Dione e Giapeto dei cosiddetti Sidera Lodoicea, le Stelle di Luigi, enfatico appellativo con il quale Cassini intese onorare il re Luigi XIV (la piaggeria era d’obbligo all’epoca per chi poteva lavorare solo ingraziandosi sovrani e mecenati: si pensi ai satelliti medicei di Giove, intitolati da Galileo a Cosimo II de’ Medici).
di Michele Diodati
Avevamo già parlato in un precedente post dello studio che il gruppo guidato dall’astrofisica Andrea Ghez sta portando avanti da molti anni, cioè la determinazione esatta delle orbite delle stelle che gravitano intorno a Sgr A*, il buco nero supermassiccio da 4 milioni di masse solari che si trova al centro della Via Lattea. La ricerca, eseguita ultimamente con le ottiche adattive dei telescopi Keck, è resa difficile dal forte oscuramento del centro galattico, dovuto a grandi masse di polveri interposte. L’animazione proposta qui di seguito è stata realizzata dal gruppo di Ghez e mostra in modo suggestivo l’effetto di perno che Sgr A* esercita sulle orbite delle stelle, alcune molto più massicce del Sole, che sfrecciano pericolosamente nelle sue immediate vicinanze.
di Michele Diodati
Christoph Malin è un fotografo e giornalista freelance che vive in Austria, letteralmente ossessionato dall’idea di realizzare filmati in time-lapse, cioè con quella tecnica, resa possibile dalle moderne tecnologie, che consiste nell’assemblare un’infinita serie di scatti fotografici successivi in un filmato, creando così l’illusione del movimento: insomma, come fare un film, ma usando la macchina fotografica al posto della cinepresa. E Malin è straordinariamente bravo in quest’arte.
“Io non lo lavoro, però so che costa… costa caro e so che lo vendono proprio… abbastanza carissimo, no caro” (a 1’50″).
di Michele Diodati
Nel 2004 era stata diffusa un’immagine chiamata Hubble Ultra Deep Field (HUDF), cioè campo ultraprofondo di Hubble. Era il risultato di un milione di secondi di tempo di osservazione del telescopio spaziale Hubble, puntato su una minuscola porzione di cielo nella costellazione della Fornace, grande quanto una frazione di Luna Piena. In quell’immagine si potevano osservare migliaia di galassie di ogni forma, dimensione e stadio evolutivo, risalenti fin quasi alle origini dell’Universo.

Si chiama XDF (Hubble eXtreme Deep Field) la più profonda immagine del cielo mai realizzata dal telescopio spaziale Hubble. Vi compaiono circa 5.500 galassie, in un'area del cielo grande meno di un centesimo della luna piena. L'immagine è stata ottenuta con un tempo di esposizione totale di 2 milioni di secondi. (Cortesia: NASA/ESA/G. Illingworth, D. Magee, P. Oesch, R. Bouwens/the HUDF09 Team)
Fonte: Infographic of the Day
di Michele Diodati
Mentre l’attenzione dei media è per lo più orientata su Curiosity, il rover formato SUV che la NASA ha scaricato su Marte all’inizio di agosto, il buon vecchio Opportunity continua a fare il suo mestiere di esploratore, indifferente al fatto che le luci della ribalta si siano spostate altrove.

Un mosaico formato assemblando quattro immagini scattate dal Microscopic Imager di Opportunity. L'area osservata è larga circa 6 centimetri. Le sferule misurano intorno ai 3 millimetri ognuna. (Cortesia: NASA/JPL-Caltech/Cornell University/USGS/Modesto Junior College)
di Michele Diodati
Non mi sembra possibile che quest’universo fantasticamente meraviglioso, questa incredibile estensione di tempo e di spazio e di differenti tipi di animali, e tutti i differenti pianeti e l’insieme degli atomi con i loro movimenti, eccetera, insomma tutta questa cosa complicata possa essere semplicemente un palcoscenico, in modo che Dio possa osservare gli uomini combattere per il bene e il male. Perché questa è la visione propria della religione. Il palcoscenico è troppo grande per un tale spettacolo.
Le parole qui riportate in traduzione italiana erano parte di un’intervista che il grande fisico Richard Feynman, Premio Nobel nel 1965, uno dei più geniali uomini di scienza mai vissuti, rilasciò nel 1959 a una televisione locale americana chiamata KNXT. L’intervista non andò in onda ed è facile immaginare perché (l’aneddoto è raccontato a pagina 372 di una biografia di James Gleick su Feynman, pubblicata nel 1992).
di Michele Diodati
Nel corso di quella stessa assemblea generale della International Astronomical Union, tenutasi a Praga ad agosto 2006, alla fine della quale Plutone fu retrocesso al rango di pianeta nano, fu presentata anche una straordinaria immagine dell’associazione stellare LH 95 e della connessa regione di formazione stellare DEM L 252, nella Grande Nube di Magellano.

La regione di formazione stellare LH 95 nella Grande Nube di Magellano, ripresa con lo strumento ACS del telescopio spaziale Hubble nel 2006. (Cortesia: NASA/ESA)
di Michele Diodati
Proprietà fisiche e storia evolutiva di NGC 1569
NGC 1569 è una galassia nana irregolare situata a circa 10 milioni di anni-luce da noi nella costellazione della Giraffa. Non avrebbe nulla di speciale per attirare l’attenzione degli astronomi, se non fosse che si tratta di una delle più vicine e potenti galassie starburst, galassie cioè in cui il ritmo di formazione stellare è parossisticamente elevato. Comuni nell’universo primordiale, lo sono molto meno nell’universo recente. NGC 1569 rappresenta perciò, per la sua vicinanza, un’occasione unica per studiare in modo dettagliato le caratteristiche peculiari di questo tipo di galassie.
di Michele Diodati
Le nebulose Anima e Cuore, che i napoletani chiamerebbero “Anema e Core”, sono le protagoniste indiscusse di un grande mosaico di immagini acquisite nelle frequenze dell’infrarosso dal telescopio spaziale WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer). Il mosaico copre un’area di cielo nella costellazione Cassiopea larga oltre dieci volte la luna piena e alta otto, pari a 5,5 x 3,9 gradi.

Le nebulose Anima (a sinistra) e Cuore (a destra), in un mosaico di immagini nell'infrarosso acquisite dal telescopio spaziale WISE. (Cortesia: NASA/JPL-Caltech/UCLA)