Category: Vita aliena


Fate i bravi

settembre 20th, 2012 — 10:42am

L’universo mondo ruota intorno a me

di Marco Cagnotti

Son sempre stato un egocentrico: l’universo mondo ruota intorno a me. Però da ieri la simpatica metafora s’è trasformata in realtà. Nel senso che davvero l’universo mondo ruota intorno a me: mi sembra di stare su una giostra per il capogiro. A ciò si aggiungano nausea, cefalea, acufeni.

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Memoria dello Spazio: un innesco per l’immaginazione

settembre 2nd, 2012 — 4:00am

di Michele Diodati

Avevo più o meno dieci anni quando, passeggiando in una via del centro, scorsi nella vetrina di una libreria che oggi non c’è più la copertina argentata di un libro di fantascienza, La memoria dello spazio, dello scrittore britannico Colin Kapp. Riuscii alla fine a farmelo regalare e ricordo ancora l’ansia gioiosa con cui mi accingevo a leggere per la prima volta una storia che mi avrebbe portato, così speravo, tra pianeti alieni, astronavi, guerre interplanetarie. Quel libro, il solo averlo prima e più ancora che leggerlo, mi consentiva di fare ciò che mi riusciva meglio: perdermi nei voli della fantasia, astraendomi per ore intere fin quasi a non sentire più il suono delle voci e delle attività umane intorno a me.

 

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Vita da summer student / 5: Visite, malinconia e opportunità

agosto 14th, 2012 — 10:44am

di Silvia Fracchia

Ultimi giorni qui al CERN. Nonostante la malinconia in crescendo e la consapevolezza che quest’estate indimenticabile stia ormai per volgere al termine, l’esperienza da summer student sta regalando i suoi ultimi frutti. Tre visite nell’arco temporale di pochi giorni, un tour guidato in alcuni dei luoghi chiave del Large Hadron Collider.

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Vita da summer student / 4: Where the Web was born

luglio 18th, 2012 — 3:12pm

di Silvia Fracchia

E poi, in un giorno di pioggia, vagando tra i corridoi del CERN per cercare di raggiungere l’uscita al coperto, ti imbatti in una targa come questa.

La targa esposta nel corridoio dove avevano sede gli uffici in cui vennero sviluppate le tecnologie che portarono alla nascita del Web. (Cortesia: S. Fracchia)

Eh sì, perché tra le tante pensate di questi scienziati c’è stata anche quella di inventarsi il World Wide Web. Così, tanto per dire.

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Vita da summer student / 3: Accampamenti e un altro Nobel

luglio 9th, 2012 — 7:37am

di Silvia Fracchia

E’ domenica sera, qui al CERN. Una domenica sera che va a chiudere una settimana che resterà nella storia della fisica delle particelle. Il bosone di Higgs, le 5 sigma: lo sanno tutti, ormai, e perfino mia nonna, al telefono, si è congratulata per la bella notizia.

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Vita da summer student / 2: Il dizionario

luglio 1st, 2012 — 3:00am

di Silvia Fracchia

Ecco l’elenco in ordine alfabetico delle parole più importanti nella routine quotidiana dei summer student (e non solo) al CERN.

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Vita da summer student / 1: Prime impressioni (e un Nobel)

giugno 21st, 2012 — 8:19am

di Silvia Fracchia

Prendi un mercoledì mattina al CERN. Sveglia alle 7, e fin qui niente di strano. Colazione alla “cafeteria”: un espresso (sì, chiamiamolo espresso e non facciamo i soliti italiani schizzinosi) e un godurioso e burroso croissant, di quelli che trovi solo in Francia (anche se siamo in Svizzera, ma il confine è a pochi passi). Ok, ora sei pronto per andare… in ufficio? No, oggi è previsto qualcosa di meglio: sei pronto per andare a sentire un Premio Nobel.

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Quando il problema è il sacro fuoco

marzo 13th, 2011 — 3:00am

Ovvero: com’è che sono diventato giornalista scientifico

di Marco Cagnotti

Pavia, una mattina di aprile del 1993. Il tepore primaverile anticipa il gran caldo che colpirà di lì a poche settimane. Il sole produce strane figure sulla scrivania, in quell’ufficio del Dipartimento di Fisica. “Marco, tu che cosa leggi in bagno?”. Un momento di sconcerto: perché una domanda così bizzarra dalla mia prof, che mi ha seguito per mesi, che ha letto la mia tesi e alla quale ora ho chiesto un consiglio per le mie scelte professionali? Mi riprendo dalla perplessità e le do una risposta spontanea: “Romanzi di fantascienza… saggi di divulgazione… Ma che c’entra, scusa?”. E a quel punto arriva la replica, sgradevole da ascoltare ma senza dubbio onesta: “C’entra, perché in un ambiente competitivo come la ricerca scientifica ci vuole il sacro fuoco, cioè il pensiero sempre rivolto, nel nostro caso, alla fisica teorica. Il sacro fuoco ti spinge a leggere ‘Physical Review Letters’ e ‘Classical and Quantum Gravity’ anche in bagno. E più tardi, sotto la doccia, la mente è concentrata sui conti e sui modelli, a caccia dell’intuizione che farà chiarezza sulla tua ricerca. Tu sei intelligente, Marco, ma ti manca il sacro fuoco. Pensaci…”.

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Il Sole a scuola

ottobre 19th, 2010 — 1:37pm

Astro.Net: una follia di successo

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

Metti un tizio con un chiodo fisso. Metti una scuola che fa sperimentazione didattica. Metti un branco di studenti tendenzialmente fancazzisti (come tutti gli studenti). Mescola. Aspetta due anni e guarda che cos’è venuto fuori. Astro.Net, si chiama.

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Una vocazione tardiva

ottobre 18th, 2010 — 6:16am

Fisici non si nasce: si diventa

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

La vedi e pensi: “No, non lei”. Perché l’archetipo prototipo del fisico non è così. E’ sfigato, invece. Imbranato, bruttino, distratto. Non è una graziosa ragazza magra e alta e sorridente e solare. Poi parli con Anna McLeod e capisci che i tuoi erano solo pregiudizi. Non solo: che hai incontrato una persona con una storia interessante e bizzarra.

Che cosa starà pensando?

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Capire come possiamo capire

settembre 14th, 2010 — 5:15pm

Un giovane cosmologo fra scienza, arte e divulgazione

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

Cominciò come cosmologo, proseguì come statistico... (Cortesia: R. Trotta)

Che cosa c’è di più preciso e certo della matematica? E che cosa di più oggettivo e sicuro della sua figlia prediletta (ahem, si fa per dire…), la fisica? Leggi eleganti, rigorose e perfette, prive di eccezioni, quasi incise nella pietra fin dall’inizio dei tempi. E noi lì, a spremerci le meningi per scoprirle e poi stamparle in dotte dissertazioni che diventeranno patrimonio comune del genere umano, nello stupefacente edificio intellettuale della scienza che…

No. Niente. Calma e gesso. Fare scienza significa sporcarsi le mani, ravanare fra dati imprecisi e parziali, verità in progress, revisioni, ripensamenti e barre d’errore. E la conoscenza scientifica è tutto fuorché certa. Anzi, è statistica. Ne è convinto Roberto Trotta, giovane fisico teorico… anzi cosmologo… o forse analista statistico… insomma uno che nell’incertezza sguazza. Partito da ragazzino con l’idea di capire com’è il mondo, a 33 anni si occupa invece di capire come noi possiamo capire. Un metadiscorso, per così dire. Dopo il liceo a Locarno, il diploma al Politecnico Federale di Zurigo, il dottorato a Ginevra e un incarico a Oxford, oggi Trotta è lecturer presso l’Imperial College di Londra. Con lui abbiamo affrontato il discorso alla lontana e abbiamo finito per scoprire un’insospettabile (a priori) passione per la divulgazione, seguita percorrendo strade quanto meno originali.

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Nomade per la fisica

luglio 20th, 2010 — 2:00pm

Un giovane fenomenologo ticinese in giro per il mondo

di Marco Cagnotti

Clerici vagantes, li chiamavano nel Medioevo: studenti in migrazione da un’università all’altra alla ricerca del professore più famoso, del maestro più autorevole, delle opere più rare e preziose. Nomadi della conoscenza. Finita quell’epoca remota, è poi invalsa l’abitudine di restare legati a un’unica sede universitaria, sia per lo studio sia per la carriera accademica. A partire dal secondo Dopoguerra, i giovani studiosi sembrano tuttavia costretti a riprendere quell’antica abitudine: ti diplomi qui, il dottorato lo fai là, il post doc altrove… Poi ti sposti ancora e ancora di sede in sede, cercando nuove borse: un paio d’anni in Danimarca, tre in Giappone, ancora due negli Stati Uniti… Stimolante, ma alla lunga fiaccante. Perché lascia in sospeso affetti e legami. E anche perché impedisce di programmare la propria vita con un minimo di sicurezza: una famiglia, dei figli, l’acquisto di una casa…

Ne abbiamo parlato con un giovane fisico ticinese, fresco di dottorato: Gionata Luisoni. Che si trova proprio in mezzo al guado.

Feynman ne sarebbe orgoglioso...

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La Sindrome del Sole

gennaio 30th, 2010 — 10:46pm

Considerazioni, tra il serio e il faceto, sul perché e sul come osservare il Sole da malati, cioè con occhi diversi da quelli della sana gente comune.

di Mario Gatti

Questa è una storia che parte da lontano. Quand’ero bambino, quindi circa quattro cicli solari fa (fermi, non smettete subito di leggere dandomi del matto, abbiate fiducia e proseguite… perché vuol dire più o meno quasi mezzo secolo fa), mio padre mi regalò un libro di astronomia, o meglio di divulgazione astronomica, come diremmo giustamente noi oggi.

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