Supernova
di Marco Cagnotti
E’ semplice: d’un tratto, ci sei. Senza un perché. Esisti e basta. D’altronde nessuno spiega perché appaia un fotone. Lui stesso meno di tutti.
Un fisico è il modo
che ha l'atomo
di sapere qualcosa
sugli atomi
Stukhtradi Marco Cagnotti
E’ semplice: d’un tratto, ci sei. Senza un perché. Esisti e basta. D’altronde nessuno spiega perché appaia un fotone. Lui stesso meno di tutti.
Dalla schiuma quantistica fino ai confini dell’universo visibile… e oltre: The Scale of the Universe. Gradevole la musichina di sottofondo.
di Marco Cagnotti
Adesso sai tutto. Ma proprio tutto tutto. Sono anni che pascoli nei campi celesti. Per te non c’è anfratto sulla superficie lunare che abbia segreti, né allineamento fra le stelle del Leone che tu non abbia seguito per arrivare a quella remota galassia. I più delicati ghirigori delle nebulose tu li hai visti sotto i cieli più limpidi. Come se non bastasse, ti sei pure tolto lo sfizio di fotografarli e poi di taroccare le immagini per far emergere le velature più deboli. Hai estratto splendide immagini planetarie dai filmati raccolti con la webcam. Hai bazzicato Star Party e convegni. Insomma, sei un esperto coi fiocchi e i controfiocchi. E allora, per curiosità, sfoglia anche questo libro. Vedrai che ci sarà ancora qualcosa da imparare.
Amedeo Balbi è un giovane astrofisico dell’Università di Roma Tor Vergata. Da tempo tiene un blog molto frequentato, Keplero.
L’universo secondo Geordi LaForge (naturalmente senza il visibile, eh!). Semplicemente stupefacente.

L’astronomia pone un problema: le cifre. Sempre troppo grandi, al di là dell’immaginazione umana. Prova a dire a qualcuno che la Terra dista dal Sole 150 milioni di chilometri: ti guarderà come un pesce lesso. Effetto: zero. Gli dicessi 150 miliardi di chilometri, sarebbe uguale. Non ci arriva. Non può. Ammettilo: non ci arrivi neanche tu. 150 milioni di chilometri non sono una distanza che puoi immaginare. L’astronomia ti frega così: con le cifre. Perciò devi riportare tutto alle tue dimensioni, alla tua esperienza. Farti un modello in scala, per visualizzarlo.
di Marco Cagnotti
Non si esagera sostenendo che la grande rivoluzione degli ultimi cinque anni è rappresentata dagli smartphone. La potenza di calcolo fino a pochi anni fa intrappolata sulle scrivanie, o al massimo nella borsa del portatile, oggi sta tutta in una tasca. Insieme alla connettività: dal Web all’email, dai feed RSS fino ai filmati di YouTube, in qualsiasi momento possiamo collegarci col resto del pianeta. Che fare di tutto ‘sto bendiddio?
Considerazioni, tra il serio e il faceto, sul perché e sul come osservare il Sole da malati, cioè con occhi diversi da quelli della sana gente comune.
di Mario Gatti
Questa è una storia che parte da lontano. Quand’ero bambino, quindi circa quattro cicli solari fa (fermi, non smettete subito di leggere dandomi del matto, abbiate fiducia e proseguite… perché vuol dire più o meno quasi mezzo secolo fa), mio padre mi regalò un libro di astronomia, o meglio di divulgazione astronomica, come diremmo giustamente noi oggi.
di Marco Cagnotti
Un altro: ancora un pamphlet contro le superstizioni. Se ne sente il bisogno, non dico di no. Solo che, se fossero più convincenti, più argomentati, questi pamphlet sarebbero anche più efficaci. Invece niente. Anche questo… è grazioso, mica lo nego. Gradevoli i giochi di parole e i calembour. Ma c’è poco altro, al di là del sarcasmo. Fra le superstizioni non se ne salva una: dall’astrologia al cattolicesimo, dalla pubblicità alla psicanalisi, Neuburg non guarda in faccia nessuno. Peccato però che si perda fra imprecisioni, errori e buonsenso che diventa luogo comune. Qualche ora di sorrisi: non lascia niente di più.
T. Neuburg; Astri e disastri; Fazi Editore
di Marco Cagnotti
Ma chi era davvero quello che tutti consideriamo “il padre dell’astronomia moderna”? I clericali ne hanno sempre messo in evidenza i difetti, i laicisti l’hanno trasformato in un intoccabile santino del libero pensiero. Ma lui era soltanto un uomo, con i suoi meriti e i suoi limiti. Odifreddi, schierato com’è sul fronte laico, potrebbe essere accusato di un’idealizzazione di Galileo. Questo libro dimostra invece un meritevole equilibrio. Perché sì, certo, non risparmia le rampogne alla Chiesa, ma d’altro canto neppure esita a descrivere le meschinerie, la presunzione, gli errori comunicativi, perfino l’ottusità scientifica di Galileo. Sempre preciso, puntuale, documentato: un libro che davvero lascia parecchio.
P. Odifreddi; Hai vinto, Galileo!; Mondadori
Un’applicazione Flash che ci porta da un foglio di carta giù giù fino a un atomo di carbonio. La scala è lineare, non logaritmica, perciò i le proporzioni sono realistiche. E’ sconcertante scoprire quant’è grande un’ameba…
Dice: “Ma serve?”. Dice: “Ma che ci frega?”. Dice: “Ma non si potrebbero spendere meglio quei soldi?”.
Uh, certo che sì. Magari per costruire tanti ospedali in Africa, vero?
Dice: “Ecco, appunto”.
Oppure per salvare le banche, che fanno tanto bene all’economia, eh?
Dice: “Che c’entra scusa?”.
O magari per scatenare qualche bella guerra per il petrolio, accoppare un po’ di gente, rompere le palle agli antipodi.
Giusto qualche migliaio di miliardi di dollari. Così, tanto per gradire.
Non dice più niente.
“Ma vaffa…”, dico io.
Viviamo ai confini dell’Impero. Quanto spesso potremo ascoltare la viva voce di un grande scienziato e percepire la passione trasmessa dai suoi gesti, restando in questo minuscolo triangolo al centro dell’Europa?
Ci salva la Rete. Ecco 100 (cento!) conferenze di grandi studiosi: istruttive, certo, ma anche coinvolgenti, affascinanti, toccanti, divertenti. Per la gioia della mente.
Ancora e sempre la torre d’avorio. Sembra impossibile, in un’epoca in cui la comunicazione sembra essere diventata la ragion d’essere di ogni attività (pure troppo: a volte ci si interroga sull’utilità di una facoltà dedicata solo alla comunicazione…). Eppure ancora troppi scienziati disdegnano la divulgazione delle proprie scoperte, idee, ipotesi.
di Marco Cagnotti
Cartine e astrolabi: io ho cominciato così. Durante la notte, nel freddo e nell’umidità, con una torcia rossa, o guardavi su o guardavi giù: non c’erano alternative. Il cielo era quello vero oppure quello delle mappe. Sì, c’era anche la possibilità del planetario. Tante grazie, ma se vivi in un posto dove il planetario non c’è… come diavolo fai?
di Marco Cagnotti
I Cinesi: se non esistessero, bisognerebbe inventarli. Laboriosi, ingegnosi, modesti, precisi e di poche pretese. Nell’attesa che freghino definitivamente la manodopera occidentale (noi compresi), godiamoci i loro prodotti a basso costo. Anche fra i telescopi.
di Amedeo Balbi
Sono due giorni che cerco di capire cosa penso di Avatar, e sono un po’ in difficoltà. In realtà, mi dà fastidio il fatto stesso di essere combattuto, di non riuscire a scrivere semplicemente, senza riserve, che Avatar è…
di Marco Cagnotti
Due giorni fa Geoffrey Burbidge è morto, all’età di 84 anni. Il suo nome resterà inestricabilmente legato a quelli della moglie, Margaret, di William Fowler e di Fred Hoyle, nella ben nota espressione B2FH, riferita all’articolo che scrissero insieme nel 1957 e che dimostrò la nucleosintesi stellare.
di Marco Cagnotti
Un conto sono i filmini di propaganda, realizzati coi ragazzini persi fra sogni e speranze. Un altro sono i programmi realistici, fatti stiracchiando una coperta sempre troppo corta. Perché questa è la realtà della NASA: uno scontro spietato fra i voli pindarici e la squallida realtà. E, secondo il giornale della Florida “Orlando Sentinel”, quest’ultima potrebbe spuntarla. In barba ai ragazzini.