Si sa: ogni Presidente statunitense, appena insediato, mette mano anche ai programmi spaziali. Ci sono figure forti, dotate di una visione ampia e capaci di dare indicazioni innovative, e altre invece scialbe, che si limitano a seguire la strada tracciata dai predecessori. Obama sembra appartenere alla prima categoria. Lo si è visto quando ha cancellato il Programma Constellation, abbandonando i piani di ritorno sulla Luna per concentrare risorse su piani a lungo termine e distanze più grandi, verso gli asteroidi e Marte. E un nuovo segnale arriva ora: il primo Presidente afroamericano se la prende con la spazzatura spaziale.
La distribuzione dei detriti spaziali in orbita circumterrestre. Sono evidenti le regioni più colpite: le orbite basse e l'anello di quelle geostazionarie, più lontane. (Cortesia: NASA)
Il T-1000 è ancora lontano. D’altronde lui era liquido. Ma un passo verso il mutaforma robotico arriva dalle pagine dei “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS). In realtà di forme ne sa assumere solo due e alla fine bisogna riportarlo a mano alla configurazione iniziale. Tutto sommato, è poco più di un origami autoassemblante. Però è già qualcosa. E sembra promettere applicazioni interessanti.
Se eliminassimo tutte le masse continentali della Terra e fondessimo le calotte polari, il nostro pianeta sarebbe ricoperto da uno strato uniforme di acqua profondo in media 3 chilometri. Lo stesso trattamento su Venere, con l’acqua che c’è lassù, produrrebbe uno strato di 3 centimetri. Se in passato ce ne fu molta di più, dov’è finita? Bisognerebbe chiederlo agli scrittori di fantascienza degli Anni Cinquanta, che immaginavano Venere pullulante di vita e ricoperto dalle selvagge foreste di un umido ambiente similtropicale dominato da rettili e anfibi mostruosi: mai previsione della fantascienza fu più sbagliata. Invece lo chiediamo alla sonda Venus Express, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Ed ecco la risposta: l’acqua si è dispersa nello spazio. E’ quanto emerge dalle relazioni presentate durante la International Venus Conference a Aussois, in Francia.
La Venus Express in orbita intorno a Venere, in una ricostruzione di fantasia. (Cortesia: ESA)
La cornetta calò lenta sul telefono. Padre Michele chiuse gli occhi e sospirò. Poche volte aveva assaporato quella sensazione di spossato trionfo spirituale. Chiuse il Vangelo, si alzò dalla poltrona, spense la luce e uscì dallo studio. La luna rischiarava il corridoio. Torpido, quasi affranto, Michele scese in chiesa. Nella penombra, si inginocchiò nella cappella della Vergine. E si impose qualche minuto di silenzio interiore prima di pregare a lungo.
“Ma sei sicuro? Davvero davvero? Non creperemo mica tutti nel 2012, eh?”.
E’ un tormentone. Un micidiale tritamento di gonadi. C’è sempre qualcuno che ti interpella sul 2012 “perché tu sei uno scienziato”, “perché tu ‘ste cose le hai studiate”. E tu a dirgli che no, che son stronzate, che nel 2012 non succederà niente e che anche se succedesse non potremmo saperlo adesso. E che soprattutto non potevano saperlo gli stramaledetti Maya, così bravi nel prevedere il futuro da non riuscire nemmeno a impedire il collasso della propria civiltà per colpa di loro stessi medesimi.
Su Marte c’è acqua. Tante grazie, lo sapevamo già: l’acqua su Marte è un tormentone proposto dalla NASA ogni 3 per 2, con una speciale predilezione per i periodi in cui l’agenzia spaziale statunitense ha bisogno di chiedere soldi al governo (sarà un caso?). Quindi non è una novità: l’acqua c’è. Ma si trova sotto forma di ghiaccio. Interessante, mica lo si vuole negare, ma un po’… beh, come dire?… inutile. Ai fini della vita, beninteso, ché ovviamente lo scopo nemmeno troppo nascosto dei “marziologi” è soprattutto quello di scovare qualche prova dell’esistenza della vita sul pianeta, se non ora almeno nel passato. Però, ora o nel passato, per la vita l’acqua serve allo stato liquido. E siamo certi che non ci sia, ma sospettiamo che ci fosse. Dove? Ovunque, ci dicono adesso due sonde orbitanti intorno al Pianeta Rosso.
Il cratere Lyot. Le stelline rappresentano i punti in cui sono stati scoperti i silicati idrati. (Cortesia: NASA/ESA/JPL-Caltech/JHU-APL)
Perché, Signore? Le tue creature stanno davanti a te sperdute e angosciate, chiedendo aiuto; e a te, se esisti, basterebbe, per farle accorrere verso di te, mostrare un raggio dei tuoi occhi, l’orlo del tuo mantello; e tu non lo fai?
Dunque c’è questa convinzione diffusa: la scienza ha prodotto una caterva di iatture per il genere umano. La nostra esistenza sarebbe più sana, più sicura, più semplice, più “naturale” se non fosse minacciata da scoperte scientifiche come le armi di distruzione di massa, le sofisticazioni alimentari, gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Ma sai che c’è? Sono balle.
Uno dei pochi giornali ad accorgersi del fantascientifico errore di ortografia in una delle tracce ministeriali per la prima prova degli esami di Stato, almeno secondo le versioni online, è stato Il Tempo.
Sulla Luna sembra esserci poco da dire. E’ la prima cosa che guardi appena hai comprato il telescopio. Ammiri i crateri a bocca aperta e per un mese ne esplori tutte le più minute caratteristiche sul terminatore. Poi però ti stufi: è sempre uguale. Che c’è di nuovo da dire sulla Luna? Qualche appassionato si concentra sui Fenomeni Lunari Transienti (TLP). Ma son davvero robe da fissati, pensi tu. E certo la gente “normale” ha ben altro da fare, con tutto quel bendiddio di pianetini, comete, stelle variabili e supernovae da cercare altrove. O no?
Il Sole è tranquillo. Pure troppo: dovrebbe essere ripartito alla grande verso il massimo di attività del ciclo 24, e invece se ne sta lì, moscio moscio, con pochi gruppi di macchie e un’attività stitica e triste. Ciò non significa però che sulla nostra stella non accada niente del tutto. Per esempio un mese fa, fra il 22 e il 24 maggio, si è sviluppata un’eiezione coronale di massa, qui ripresa il 23 rispettivamente alle 20h09 UT e alle 22h24 UT da uno degli Osservatori orbitanti STEREO. L’enorme anello di miliardi di tonnellate di gas si è espanso nello spazio. La direzione, per fortuna, non era quella della Terra. Però…
3 dollari e ti metti il cielo in tasca. Naturalmente se non vai troppo per il sottile. Ma per un neofita basta e avanza. E’ Star Walk, prodotto da VITO Technology per iPhone.
Immaginatevi fantasmi, dèi, diavoli.
Immaginatevi inferni e paradisi, città galleggianti nell’aria o nel fondo dei mari.
Unicorni e centauri. Streghe, gnomi e lupimannari.
Angeli e arpie, fatture e incantesimi, spiriti dell’aria e della terra, spiriti del fuoco.
Facile da immaginare, tutta questa roba. L’umanità è venuta immaginandola da migliaia d’anni.
Immaginatevi astronavi e tempi futuri.
Facile da immaginare: il futuro è già cominciato, e dentro ci sono le astronavi.
Non c’è niente, dunque, che sia difficile immaginare?
Certo che c’è.
Immaginatevi cento o duecento libbre di materia, con voi stessi dentro che pensate, e sapete che ci siete, e sapete far muovere la materia in cui siete: farla star sveglia o dormire, farle fare all’amore, portarla a passeggio in collina.
Immaginatevi un universo – infinito o no, a piacere vostro – con dentro milioni di bilioni di trilioni di Soli.
Immaginatevi un grumo di fango che gira e gira turbinoso intorno a uno di questi Soli.
E immaginate voi stessi su questo grumo, a girare anche voi, a girare turbinosamente nel tempo e nello spazio, verso una meta ignota.
Immaginatevi.
Adesso non cominciamo subito a immaginare chissà cosa, eh! Non è E.T. Non è nemmeno un batterio. Neppure un frammento di DNA. Non è vivo e neanche ci si avvicina, alla vita vera e propria. Però è un mattoncino per costruirla, la vita. E sta fra le stelle.
Lontano lontano. Praticamente in Canada. Quasi qui
Gli scienziati del National Center for Atmospheric Research (NCAR) hanno sviluppato alcune simulazioni della diffusione del petrolio fuori dal Golfo del Messico. Ci tengono a precisare che non sono previsioni precise, ma solo indicazioni di massima utili per prepararsi.
Il risultato è spaventoso: nel giro di quattro mesi il petrolio andrà ad appestare tutta la costa orientale degli Stati Uniti e si spingerà in profondità nell’Atlantico, con un’inquietante propaggine diretta verso l’Europa. Tutto ciò, beninteso, nell’ipotesi che il flusso si arresti prima del 20 giugno. Se proseguisse anche dopo (e puoi giurarci che proseguirà) la situazione sarebbe ancora peggiore.
Per darci modo di godere dello spettacolo, Gizmodo ha realizzato un simpatica ricostruzione della Terra dallo spazio.
Oggi è il solstizio d’estate, e come sempre in quest’occasione si parla di Stonehenge, il monumento megalitico situato nel sud dell’Inghilterra che è meta di pellegrinaggi di vario genere. C’è chi ci va per ammirare l’ingegno dell’uomo di cinquemila anni fa, capace di muovere macigni di decine di tonnellate per lasciare un segno della propria esistenza, e c’è chi ci va per seguire varie credenze mistiche, incentrate solitamente su presunti allineamenti incredibilmente precisi delle pietre che testimonierebbero interventi soprannaturali o extraterrestri o conoscenze straordinarie dimenticate.
Molto probabilmente il mondo non finirà nel 2012. Anzi, quasi sicuramente il mondo non finirà nel 2012 e quasi nessuno ne è seriamente preoccupato. Ma le profezie sulla fine del mondo qualche reale conseguenza ce l’hanno, principalmente sui bambini.
E’ la sfida più ambiziosa della fisica teorica contemporanea: conciliare la Relatività Generale con la Meccanica Quantistica, due teorie straordinariamente eleganti e confermate sperimentalmente con estrema precisione… ma maledettamente incompatibili fra loro. La Relatività Generale si applica dove ci sono campi gravitazionali. La Meccanica Quantistica viene usata per le molecole, gli atomi e le particelle subatomiche e ne descrive il comportamento ondulatorio e probabilistico. Finché ciascuna opera per conto proprio, va tutto bene. I casini scoppiano quando, a livello teorico, si cerca di applicarle insieme. E sul piano sperimentale… beh, si potrebbero mettere delle particelle vicino a un buco nero e poi stare a guardare. Ma mica si può fabbricare un buco nero in laboratorio (e no, il CERN non c’entra). Ora però in Germania sono venuti a capo del problema. Con il volo di un BEC per molte decine di metri di caduta libera.
Benché mi consideri cittadino del mondo, resto particolarmente legato a questo panorama pugliese, la Murgia. Stamattina sono andato alla rimessa, nel retro della villetta, ho sollevato la serranda e ho trascinato il mio tacq-4 alla luce del Sole.
Affusolato e argenteo, leggerissimo, in robusta fibra antitermica, il tacq-4 mi comunica dinamismo e intelligenza. Sono salito alla guida. L’ho diretto lentamente al cancello e alla provinciale. Roxa mi osservava sorridente da un angolo del giardino, nella sua tuta scura a simbiosi epiteliale. “Ciao amore”, mi ha gridato agitando un braccio, “mi raccomando…”. Mentre acceleravo ho serrato il tettuccio.
Sta circolando una presentazione Powerpoint in italiano, tradotta dallo spagnolo, che sostiene che sono già state realizzate auto elettriche e a idrogeno che risolverebbero il problema dell’inquinamento ma sono state sistematicamente distrutte in massa e boicottate dalle “‘lobbies delle grandi compagnie petrolifere”.
Ci sarebbero addirittura modelli di auto che funzionano “col vapore acqueo”, e viene tirato in ballo anche Nikola Tesla, un vero e proprio jolly onnipresente nelle teorie pseudoscientifiche, dicendo che “più di 100 anni fa… trovò il modo di far muovere un motore (o una turbina ecc.) con l’ “Energia libera” che non usa né acqua né idrogeno come fonte d’impulsi ma solamente dei magneti” e che “con uno di questi motori magnetici si potrebbe muovere un’auto dalla Patagonia fino all’Alaska, senza utilizzare una goccia di combustibile!”. Scusate se è poco.
Molti intellettuali credono che essere intellettuali significhi enunciare ideologie, o elaborarle, manipolarle, e poi sposarle per interpretare la vita secondo formule e verità assolute. Questo senza curarsi della realtà, dell’uomo, di loro stessi, cioè senza voler ammettere che essi stessi non sono fatti soltanto di cervello: hanno anche un cuore o qualcosa che assomiglia a un cuore, e un intestino e uno sfintere, quindi sentimenti e bisogni estranei all’intelligenza, non controllabili dall’intelligenza.
Fin dall’antichità gli uomini si sono interrogati sull’essenza di Dio, la sua natura e altre cose di questo tipo. Esiste? Com’è? Crea mondi? Perché? Sa nuotare? Non sono questioni da poco, soprattutto se si pensa che c’è gente che si fa partire il prepuzio come se niente fosse pur di farselo amico.
Avrete tutti sentito nominare, almeno una volta nella vita, un colore. E con nominare non intendo un asettico “verde” o “giallo”, ma uno di quegli imbarazzanti appellativi tipo “blu ceruleo”, “grigio asparago” o “incarnato prugna”. Raccapricciante. Sarà che sono amante del caffè e di Starbucks, ma quando ho letto di un colore dal nome Cosmic Latte non ho potuto fare a meno di saperne di più. Ma partiamo dall’inizio della storia.
“Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni. Dove andremo a finire?”. Già, dove andremo a finire? E come siamo arrivati fin qui? Il tempo atmosferico è da sempre l’argomento perfetto per attaccar bottone con gli sconosciuti. Ché tanto interessa a tutti: a chi deve programmare la grigliata di domani e a chi invece si preoccupa delle prossime nevicate perché vuole sciare a tutti i costi. Ma la singola stagione, anzi il singolo anno dice poco. Interessante è lo studio del trend climatico globale, piuttosto. E quello lo vedi sull’arco dei decenni e su scala planetaria. Un tema caldo (giusto per usare una metafora abusata ma pertinente), anzi rovente nel dibattito politico. Perché la maggior parte della comunità scientifica dei climatologi è concorde nel ritenere che il clima sta andando verso un riscaldamento globale, che la responsabilità è delle attività umane e infine che andrà sempre peggio se noi proseguiamo così. Politici, imprenditori, economisti e giornalisti tuttologi dissentono. E tu sei lì e ti chiedi chi abbia ragione. Ce lo siamo chiesto anche noi. Sicché abbiamo sottoposto il quesito a un esperto: Marco Gaia, responsabile della sede regionale di MeteoSvizzera sul versante sudalpino.
Pandemie, buchi neri negli acceleratori di particelle, global warming, cellule staminali, adulterazioni alimentari, ingegneria genetica, vita artificiale: i giornali ne scrivono (spesso cazzate) e tu non sai più che cosa pensarne. Sicché gli scienziati ti sembrano nel migliore dei casi apprendisti stregoni incoscienti e nel peggiore mercenari prezzolati da multinazionali e governi. Certo non ispirano una gran fiducia.
Ma la ricerca scientifica non può vivere isolata nella proverbiale torre d’avorio. Deve invece nutrirsi della fiducia della società, che la sostiene e la finanzia. Ergo, è importante sapere che cosa ne pensa lui, il cittadino-contribuente. Cioè tu.
Quindi fa’ il bravo e collabora al sondaggio messo in cantiere da “Scientific American” (con le sue 14 edizioni in altrettante lingue, compresa “Le Scienze”) e “Nature”, per capire se e quanto la società si fida della scienza, di chi la fa e dei risultati che ottiene.
Chi non conosce APOD? Ogni giorno un’immagine di galassie, comete, cieli incontaminati, pianeti, strumenti, nebulose e quant’altro, frutto della ricerca scientifica più spinta o della passione degli astrofili. Ieri Astronomy Picture of the Day festeggiava i primi 15 anni di vita con una commistione de “L’astronomo” e de “Il geografo” di Vermeer, con due personaggi (che vorrebbero essere Robert Nemiroff a sinistra e Jerry Bonnell a destra) proprio come nel quinto anniversario e, soprattutto, stavolta sotto forma di collage di 5.000 immagini pubblicate da APOD.
Vermeer riveduto, mixato e corretto. (Cortesia: APOD, R. Stevenson)