Strano discorso ha fatto Lui. Strano davvero. Mangia questo, mangia quello, ma il frutto di quell’albero… no, quello no. Nient’altro. Possiamo fare ciò che vogliamo, ma Lui s’è raccomandato solo sul cibo. E’ l’unica cosa importante? E poi… solo quei frutti lì. Dice: “Se lo mangi, muori”. Saranno velenosi… Mah!
Una stella di neutroni è fatta di… neutroni. Tante grazie: bella scoperta! Altrimenti perché quel nome? Oppure c’è dietro una storia interessante o perfino una polemica scientifica?
Ecco, adesso non ho tempo per fare grandi discorsi. E neanche ne ho tanta voglia. Però… non so, qualcuno mi dica se questo è Paese serio. O almeno decoroso, cazzo.
Due modi ci sono per effettuare l’analisi chimica di un corpo celeste: mandarci una sonda o un umano per raccogliere campioni da riportare sulla Terra oppure studiare a distanza le righe nello spettro elettromagnetico. Con la Luna abbiamo impiegato entrambi.
E’ risaputo che disegnarsi da soli una meridiana verticale, specie se il muro non è perfettamente rivolto verso sud, è piuttosto complicato. Ora, anche grazie a Google Maps, non c’è più problema: basta cercare il luogo e l’edificio, scegliere la parete, cliccare: in un attimo, è pronto il PDF da copiare. Create your vertical sundial.
Tradotti da Samuele, due efficaci diagrammi di flusso per capire la differenza fra scienza e fede. E poi qualcuno sostiene che ci può essere “dialogo”…
Ma qualcuno s’è accorto che in Italia ci sono migliaia di ricercatori universitari imbufaliti che stanno facendo un sano ostruzionismo a un governo miope che massacra la ricerca scientifica e l’università? Quanti sanno che in certi atenei sono a rischio perfino i corsi fondamentali? Perché, si ripete, mancano i soldi. Certo. Come no. Mancano i soldi.
Ci fosse un telegiornale che fosse uno a raccontare del dramma della ricerca, degli investimenti inferiori all’1 per cento del PIL. Roba che neanche il Bangladesh.
In compenso il Paese è rincoglionito dalle notizie sui necrofili pervertiti e sulle puttane televisive. E va in vacca, allegro e sereno.
Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast di Quarantadue
Metti un tizio con un chiodo fisso. Metti una scuola che fa sperimentazione didattica. Metti un branco di studenti tendenzialmente fancazzisti (come tutti gli studenti). Mescola. Aspetta due anni e guarda che cos’è venuto fuori. Astro.Net, si chiama.
Non è recente: risale al 2007. Ma quest’animazione creata da Pisut Wisessing, della Cornell University, su musiche di Jonathan Coulton è un bel modo per ricordare oggi colui che, senza scoprire davvero i frattali, ha più di tutti contribuito a sdoganarli presso il grande pubblico.
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La vedi e pensi: “No, non lei”. Perché l’archetipo prototipo del fisico non è così. E’ sfigato, invece. Imbranato, bruttino, distratto. Non è una graziosa ragazza magra e alta e sorridente e solare. Poi parli con Anna McLeod e capisci che i tuoi erano solo pregiudizi. Non solo: che hai incontrato una persona con una storia interessante e bizzarra.
La ragazza è stata assassinata e poi violentata (in quest’ordine). Lo zio confessa il delitto. Si scatenano le reazioni. Prevedibili e di pancia. Su Facebook si apre il gruppo “Lasciate lo zio di Sarah alla folla” (inutile cercarlo: adesso non c’è già più). Le opinioni spaziano dalla pena di morte al linciaggio, fino alla tortura, all’evirazione e alla sodomizzazione.
La profondità dei terremoti. La luminosità dei lampi gamma provenienti dalle profondità dell’universo. La velocità di rotazione delle pulsar. E in soprannumero aggiungiamo anche l’incidenza delle malattie infettive. Domanda: che cos’hanno in comune fenomeni geologici, astrofisici ed epidemiologici? Risposta: la legge di Benford. Che è assolutamente controintuitiva ma non per questo meno vera.
Ne avevamo parlato in un articolo il 30 settembre scorso: Gliese 581g è un pianeta roccioso intorno a una stella a circa 20 anni-luce da noi. Anzi, non è. Meglio: sarebbe. Forse. Magari anche no. Chissà?
Il Sole: se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. E’ la fonte di energia quasi esclusiva del nostro pianeta, della vita che lo abita, della civiltà che noi abbiamo prodotto. Non bastasse, anche il clima terrestre è influenzato soprattutto dal Sole. Come? Non è chiarissimo. Anzi, per la verità se ne sa piuttosto poco. Però non nulla. Si sa con certezza, per esempio, che il Sole possiede un’attività ciclica: ogni 11 anni circa si copre di macchie, manifesta intensi brillamenti e produce grandi sbuffi di materia nello spazio. Il legame fra quest’attività e il clima della Terra è molto discusso. Però qualche strana coincidenza c’è. Sappiamo per esempio che nella seconda metà del Seicento il ciclo praticamente scomparve: quasi nessuna macchia per circa 70 anni. Questo periodo di stasi, scoperto dall’astronomo inglese Edward E. Maunder nell’Ottocento spulciando fra le vecchie osservazioni solari, prende il nome da lui: Minimo di Maunder. Da che cosa fu provocato? Non si sa. Si constata però che coincise con un’epoca di freddo intenso in Europa, battezzata (a posteriori) Piccola Era Glaciale. C’è un legame di causa-effetto fra la drastica riduzione dell’attività solare e il raffreddamento climatico? Non si sa nemmeno questo. Tuttavia adesso una ricerca appena pubblicata su “Nature” viene a dirci che di recente il Sole potrebbe aver fatto precisamente il contrario: scarsa attività solare e un (debole) riscaldamento climatico.
La giornalista di Studio Aperto annuncia un servizio speciale “per ricordare tutti i militari italiani caduti in Afghanistan”. Alle sue spalle il tricolore e la scritta “I nostri eroi”. Accompagnate da una musica toccante di sottofondo, subito partono le foto dei soldati, accompagnate da nome e cognome, alternate a scene di rientri aerei di bare di fronte alle più alte cariche dello Stato, alle vedove e ai bambini. Mani istituzionali stringono mani vedovili. Seguono intensi abbracci, e molte lacrime inzuppano veli e grisaglie. Soldati dalle facce dolenti e rabbiose portano a spalla le bare velate dal tricolore. Nei prossimi giorni possiamo aspettarci, come sempre in questi casi, bandiere a mezz’asta e cordoglio nazionale. Lunghe code di cittadini per l’estremo saluto ai feretri. In milioni di case, espressioni addolorate davanti al tiggì. Addolorate e intenerite da primi piani di donne devastate dal lutto e di bimbi seri e stupiti. Addolorate e incazzate per quei terroristi di merda, assassini dei “nostri soldati”, anzi dei “nostri ragazzi”, come ci spiegherà la TV.
Dal Seicento in poi, la tonaca e il camice di laboratorio non sono mai andati molto d’accordo. Anzi, per la verità si sono guardati sempre un po’ in cagnesco. Ammettiamolo: preti e scienziati ne avevano ben donde. I primi si vedevano erodere pian piano le certezze su cui fondavano la propria visione del mondo, messe in crisi dalle ricerche scientifiche che si impicciavano di ambiti prima riservati alla Rivelazione e alla speculazione teologica. Si cominciò con l’astronomia e si proseguì con le radici della vita e ora si conclude con la psicologia e la neurologia, che indagano nel foro interiore dell’uomo, dove dovrebbe annidarsi l’anima. Tutto quest’interrogarsi e scavare e dubitare appare, agli occhi del prete, molto blasfemo. Gli scienziati, dal canto loro, dopo l’abiura di Galileo e la condanna del darwinismo, confrontati poi con tutto l’apparato delle guarigioni miracolose e delle madonnine lacrimanti, hanno avuto facile gioco nell’accusare i preti di oscurantismo e credulità.
Siamo tutti parenti. Tutti. Non solo io e il nativo fuegino. Ma anche io e il mio gatto. E pure io e la mosca a spasso sul mio vetro. E perfino io e l’erba in giardino. E addirittura io e l’Escherichia coli nel mio intestino. Risalendo abbastanza indietro nel passato, si arriva al parente comune di ciascuna coppia di specie a piacere. Ma quanto indietro? Se hai un iPhone o un iPad, te lo dice TimeTree.
Così, in barba al TotoNobel proposto da Thomson Reuters per la fisica, gli svedesi hanno fregato tutti anche stavolta, smentendo ogni pronostico e assegnando il Premio ad Andre Geim e Konstantin Novoselov, entrambi dell’Università di Manchester, per aver escogitato un metodo efficiente di produzione del grafene: banalmente, lo si strappa dalla grafite con il nastro adesivo. Se ti sembra una stronzata, la domanda è la stessa che si pone per l’arte astratta: “Perché tu non ci hai pensato prima?”. (D’altronde non è proprio così semplice e anche se ci provi con le matite di casa non arrivi molto lontano.)
Sappiamo che cosa vogliamo scoprire, ma non sappiamo quando lo scopriremo. Ahem… per la verità non sappiamo neppure se lo scopriremo. Ma, ammesso che sia lì, chiediamoci: quando? La risposta ce la offre la scientometria: una disciplina che, sulla base delle scoperte passate, azzarda previsioni sul successo di quelle future. La sua più recente applicazione riguarda i pianeti extrasolari.
Chissà come mai quando succede qualcosa di eccezionale o quanto meno singolare è sempre opera degli alieni o di Dio. Mettiamo per esempio che qualche millennio fa un gruppo abbastanza cospicuo di persone fosse in fuga dall’Egitto e diretto a est. Considerando la geografia attuale e di quei tempi e stando alle fonti tradizionali (i fatti si svolgevano intorno al 1200 a.C., ma la datazione è dibattuta), la suddetta comitiva aveva un problema logistico e alcune esigenze contingenti: c’era un tratto di mare da attraversare a piedi e bisognava farlo prima che il Faraoni facesse tutti secchi. Secondo la principale fonte dell’evento, fu a quel punto che il capogruppo disse una cosa il cui senso, se tradotto in parole contemporanee, sarebbe del tipo “Ghe pensi mi”. Dopodiché le acque si aprirono e il popolo in fuga ebbe un varco attraverso cui passare.
Bel volume, che non si schiera (non troppo apertamente, almeno) ma si limita a problematizzare. La chiave di lettura, se non altro, è originale. In particolare sottolinea come spesso nel dibattito siano presenti ma non percepiti con chiarezza influssi di tipo politico e sociale, oltre a quello più scontatamente filosofico. Forse avrebbe dovuto essere sottolineata con maggior vigore la sostanziale incommensurabilità dei due approcci nell’indagine sulla realtà. E spiegato non perché scienza e religione siano in disaccordo fra loro, ma perché proprio non ci sia alcuna possibilità che si parlino.