Archive for febbraio 2011


Vacche

febbraio 28th, 2011 — 3:30am

In Parlamento

di Marco Cagnotti

La Camera e il Senato italiani sono diventati, com’è ormai evidente, un mercato delle vacche: uno spettacolo indegno. E vabbe’. Solo che questi figuri si comportano davvero come bovini, coi quali condividono la cultura e lo spirito critico, producendo vagonate di letame culturale. Ecco per esempio un’interrogazione parlamentare dell’ottimo Scilipoti (proprio lui!) sulle scie chimiche. Persone come questa (ché Scilipoti mica è il solo) legiferano sulla fecondazione assistita, le fonti di energia, gli OGM, i finanziamenti alla ricerca scientifica. Complimenti agli Italiani che hanno votato per lui, per il partito in cui è stato eletto o per il partito verso il quale è migrato.

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Generatore automatico di oroscopi

febbraio 28th, 2011 — 3:00am

L’oroscopo su misura per te, sul sito del CICAP. E funziona! (Ovviamente grazie all’Effetto Barnum.)

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Astroquiz

febbraio 27th, 2011 — 3:30am

Stavolta giusto giusto un pochino più rognoso

a cura di Marco Cagnotti e Mario Gatti

Rieccoci con l’Astroquiz, ormai giunto alla sua quarta edizione con un buon successo di partecipazione. Il termine per inviare le risposte è la mezzanotte di domenica 6 marzo. Il premio in palio è sempre la versione ebook dell’ultimo libro di Stephen Hawking. Però…

…però stavolta siamo stati un po’ più esigenti. Le domande, dobbiamo ammetterlo, non sono facilissime e ti imporranno la fatica di una ricerca approfondita. Fatica che però sarà premiata da nuove conoscenze (e magari anche dall’ebook, dai!). Vuoi mettere la soddisfazione?

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Formazione planetaria in corso?

febbraio 26th, 2011 — 7:44am

Forse intorno a T Chamaeleontis

di Marco Cagnotti

ResearchBlogging.orgUna stella assai simile al Sole: T Chamaeleontis, a 350 anni-luce da noi, nel cielo australe. Molto più giovane, però: solo 7 milioni di anni sono trascorsi da quando è emersa dalla nube primordiale di polveri e gas. E di quella nube i resti rimangono nei paraggi: anzitutto in uno stretto anello a soli 20 milioni di chilometri, e poi nel disco di polveri e gas più lontano, a oltre un miliardo di chilometri. In mezzo, il vuoto. E in quel vuoto… qualcosa. Una stella compagna? Una nana bruna? Un pianeta?

Continua… (Corriere del Ticino)

Olofsson, J., Benisty, M., Augereau, J., Pinte, C., Ménard, F., Tatulli, E., Berger, J., Malbet, F., Merín, B., van Dishoeck, E., Lacour, S., Pontoppidan, K., Monin, J., Brown, J., & Blake, G. (2011). Warm dust resolved in the cold disk around T Chamaeleontis with VLTI/AMBER Astronomy & Astrophysics, 528 DOI: 10.1051/0004-6361/201016074

Huélamo, N., Lacour, S., Tuthill, P., Ireland, M., Kraus, A., & Chauvin, G. (2011). A companion candidate in the gap of the T Chamaeleontis transitional disk Astronomy & Astrophysics, 528 DOI: 10.1051/0004-6361/201016395

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Gerani in redazione

febbraio 26th, 2011 — 7:33am

Chandra e Hubble: un bell’accrocchio

di Marco Cagnotti

Poi dice che sei cattivo. Anzi stronzo. Che non sei solidale coi poveri colleghi generalisti che vivono nelle redazioni.

In realtà però costoro non vivono nelle redazioni: ci vegetano. E non sono colleghi: sono gerani. Ché da gerani è la loro cultura (e mi scuso con i gerani per questa metafora, ingenerosa nei loro confronti).

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Il primo anti-laser

febbraio 25th, 2011 — 3:00am

Non è ancora chiaro a che cosa serva, però

di Silvia Fracchia

ResearchBlogging.orgProbabilmente gli amanti del vintage avranno ancora in casa un videoregistratore. Anche i più evoluti utilizzatori di DVD e Blu-ray Disc, comunque, ricorderanno con affetto i tempi delle videocassette, quando per rivivere la scena di un film si premeva il tasto “Rewind”. Anche in fisica è possibile realizzare qualcosa di simile. Secondo le prescrizioni della meccanica quantistica, esiste la simmetria per inversione temporale: un processo fisico dovrebbe avvenire nello stesso modo facendo scorrere il tempo in avanti o all’indietro. Ma tra il dire e il fare, come sappiamo, c’è di mezzo il mare. E la verifica sperimentale di questo principio è tutt’altro che semplice.

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Grandi giramenti di palle

febbraio 25th, 2011 — 2:30am

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La montagna e il topolino

febbraio 24th, 2011 — 3:30am

Sono state modeste le conseguenze del flare della settimana scorsa

di Mario Gatti

Ma com’è poi andata a finire? Insomma, il flare di classe X2.2 di cui abbiamo parlato in un articolo la settimana scorsa non doveva fare sfracelli? Beh, le premesse per qualcosa di serio c’erano, ma di sfracelli non se ne sono visti. C’è stato sì un black-out radio prodotto dagli effetti ionosferici dovuti alla radiazione emessa dal Sole, ma niente di più. A parte qualche bella aurora polare, visibile però solo ad alte latitudini.

Guardi in cielo e vedi 'sta roba. Ma che d'è? (Cortesia: M. Zinkova)

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Dune blu

febbraio 24th, 2011 — 3:00am

Su Marte, però

di Marco Cagnotti

Pianeta Rosso, lo chiamano. E’ rosso, no? Diamine, si vede a occhio nudo quand’è in cielo! Per non dire delle riprese fatte dalle sonde al suolo. Ma anche dall’orbita. Sicché Marte è rosso. Sì. Certo. Proprio. Ma anche no.

No, non è un oceano terrestre. (Cortesia: NASA/JPL/Caltech/University of Arizona)

Infatti le sabbie basaltiche sul fondo del cratere Rabe, nell’emisfero australe, sono bluastre. E no, non sono colori taroccati al computer. Son proprio blu e basta. Qui riprese dal Mars Reconnaissance Orbiter da 100 chilometri di altezza, le dune mostrano creste e rugosità prodotte dai venti marziani.

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Foto di famiglia

febbraio 23rd, 2011 — 3:00am

Dopo quella dalla Voyager 1, risalente al 1990 e raccolta dall’esterno, ecco ora una ripresa di (quasi) tutti i pianeti dall’interno del Sistema Solare dalla sonda MESSENGER della NASA in viaggio verso Mercurio. Nel mosaico di 34 immagini mancano Urano e Nettuno: troppo deboli. In compenso ci sono la Luna e i quattro satelliti medicei di Giove.

MESSENGER: interno di famiglia. (Cortesia: NASA)

Voyager 1: esterno di famiglia. (Cortesia: NASA)

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Fra teoria delle stringhe e loop quantum gravity

febbraio 22nd, 2011 — 5:00pm

Problemi scientifici ma anche… sociologici

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

Mia moglie mi dice che, dopo aver conosciuto me, ha scoperto che i fisici sono una specie con tante varietà: fisici teorici, fisici sperimentali, fisici delle particelle e fisici nucleari, astrofisici e fisici dello stato solido… E queste varietà possono anche mescolarsi: si può essere fisici teorici dello stato solido e fisici sperimentali nucleari, e perfino astrofisici delle particelle. Gente strana, comunque. Nella nostra indagine etologica su questa specie bizzarra e multiforme, stavolta abbiamo incontrato Mauro Carfora, originario di Roma ma ora professore di Relatività Generale presso l’Università di Pavia.

In vacanza? In giro per congressi? Comunque in un gran bel posto, si direbbe. (Cortesia: M. Carfora)

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Torna l’Astroquiz…

febbraio 21st, 2011 — 9:39am

…fra meno di una settimana

di Marco Cagnotti

Noi vi avvisiamo in anticipo, così non vi fate trovare impreparati: domenica 27 febbraio 2011 l’Astroquiz tornerà sui vostri monitor. Sarà la solita sfida (forse un pochino più difficile) per scovare conoscenze astronomiche esoteriche (ma anche no) nel Web, col consueto premio in palio.

Perché quella domenica lì e non il 1. marzo, come consuetudine? Semplice: così avrete un giorno intero, tranquilli a casa senza il lavoro di cui occuparvi, per ravanare nella Rete e trovare le risposte.

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Senza una stella

febbraio 21st, 2011 — 3:30am

Ma vivibile comunque. Forse. Più o meno. ‘nzomma…

di Marco Cagnotti

ResearchBlogging.orgQuale iattura peggiore per un pianeta abitato che rimanere senza la propria stella? Verrebbe da esclamare: “Impossibile!”. Invece capita. Ci vuole una bella sfiga, ma capita. Putacaso che passi non lontano un’altra stella, che il suo influsso gravitazionale perturbi il tuo sistema planetario, che tu ti trovi nel posto sbagliato nel momento sbagliato e… zac! Sei fuori. Perso, isolato, abbandonato nello spazio interstellare a crepare nel freddo e nel buio. O no?

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Rupert and the God Delusion

febbraio 21st, 2011 — 3:00am

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Ci attende l’ipergiornale?

febbraio 20th, 2011 — 3:00am

Una diagnosi lucida e documentata. E la prognosi? Speriamo

di Marco Cagnotti

Che cos’è un giornale? Certo non solo un fascicolo che raccoglie le notizie del giorno. E’ molto di più: un collante sociale all’interno di una comunità. Sulla base di quest’assunto, Enrico Pedemonte sviluppa la propria analisi della crisi che i giornali stanno attraversando a causa della comunicazione digitale. Una crisi epocale (e no, non è un’iperbole: siamo proprio alla vigilia di un’epoca nuova). Questo saggio è la più completa, lucida e documentata diagnosi dello stato di salute della stampa. Lascia però perplessi la prognosi. Sia chiaro: la speranza di Pedemonte è assolutamente condivisibile. Se davvero all’orizzonte si affaccia l’ipergiornale, possiamo solo rallegrarci e tirare un sospiro di sollievo. Il timore è tuttavia che si tratti solo di una speranza, una pia illusione, perché la società (specie quella italiana, ché altrove va molto meglio) non è pronta, evoluta, matura, interessata. E forze più potenti, subdole, inarrestabili sono all’opera.

E. Pedemonte, Morte e resurrezione dei giornali, Garzanti

Piace: La chiarezza della scrittura. La completezza della documentazione. La limpidezza dell’analisi.

Non piace: Qualche dubbio sulla prognosi (funzionerà?).

Voto: 9/10

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Gli indifferenti

febbraio 19th, 2011 — 1:38pm

A Sanremo?

di Marco Cagnotti

A me di Sanremo non frega una cippa. Mai vista una puntata direi… direi… negli ultimi 25 anni. Nemmanco sento le canzoni, vedi un po’. Insomma, non rientra nel mio orizzonte degli eventi se non come una delle innumeri manifestazioni nazionalpopolari italiche di cui non mi potrebbe fregare di meno e i cui cascami mi sbrodolano addosso giusto attraverso l’informazione generalista.

Poi però leggo “il Post” e (‘azz!) scopro questa roba qua. E ammutolisco, basito.

Ma tanto poi, comunque, non serve a un cazzo. Ché gli stessi che applaudivano sono degni rappresentanti della gran massa degli indifferenti.

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M78 in tutto il suo splendore

febbraio 19th, 2011 — 7:14am

Ripresa dall’ESO in Cile

di Marco Cagnotti

Internet ti frega. Ma in realtà non è nemmeno Internet. Prima di Internet c’erano la televisione, i libri, le riviste. La Rete ha solo reso ancora più universale la disseminazione della conoscenza, compresa quella astronomica. Che va bene, ci mancherebbe. Anzi, noi siamo qui a raccontare l’astronomia proprio affinché diventi patrimonio culturale collettivo e magari, nei giovani, susciti qualche curiosità capace poi di stimolare domande, ricerche… magari perfino una carriera futura nell’astrofisica. Tutto bellissimo, sì sì. I problemi si presentano quando le persone, drogate dalle foto spettacolari dei grandi Osservatori, accostano l’occhio all’oculare del telescopio durante una serata di divulgazione e… beh, ci rimangono male. Dove sono i delicati merletti delle nebulose? Dove gli immensi bracci a spirale delle galassie? Dove la miriade di stelle degli ammassi globulari? Nella migliore delle ipotesi, il telescopio offre un debole batuffolo che a stento si stacca dal fondo cielo. Un po’ perché, di fatto, il cielo devastato dall’inquinamento luminoso fa schifo. Ma soprattutto perché il telescopio e l’occhio, pur con le migliori intenzioni, non potranno mai competere con la sensibilità di riprese frutto di ore di raccolta della luce. Sicché verrebbe quasi voglia di non mostrare troppo in giro le splendide immagini dei grandi Osservatori. Poi però l’ESO ti segnala la ripresa più recente e strepitosa della nebulosa a riflessione M78, in Orione, tu la guardi e ti dici, ancora una volta, “No, questa non posso non pubblicarla”. Perciò eccola qua.

La nebulosa M78 in Orione ripresa con il telescopio da 2,2 metri dell'ESO a La Silla, in Cile. (Cortesia: ESO)

Continua… (Corriere del Ticino)

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Zero assoluto di fuoco

febbraio 18th, 2011 — 3:00am

Il vetro superfreddo potrebbe sciogliersi

di Andrea Signori

ResearchBlogging.orgA volte capita. Sei lì che pensi e ripensi a quel problema: devi farcela. Allora ti metti comodo e sfoderi le tue armi: una mano nei capelli shakera i neuroni, l’altra brandisce una matita. Ecco! Hai avuto un’idea… Ti frulla in testa e ti sembra sensata. Basta che funzioni. Ma quando dalla tua idea e dalle deduzioni fisiche conseguenti (che ti sono costate un pomeriggio di lavoro) emerge un palese nonsenso… le reazioni possono essere due: buttare via tutto e maledire le idee malsane oppure conservare fiduciosi l’idea e riprovare.

Che la seconda sia la meno facile da percorrere ma la più fruttuosa non è soltanto il motto della Società Italiana di Fisica (SIF)) a ricordarcelo. Da oggi anche la scoperta di Thomas Markland, David Reichman, chimici della Columbia University, e dei loro colleghi lo testimonia. “Qualche anno fa”, racconta Reichman, “sviluppando con carta e penna alcune idee riguardanti la natura del vetro, ottenemmo un risultato inaspettato: sembravano predizioni ridicole”. Oggi quei risultati apparentemente assurdi sono confermati da approfondite simulazioni informatiche, tanto da essere accettati e pubblicati in un articolo dalla rivista “Nature Physics”. Secondo il gruppo di chimici e fisici il vetro si scioglie in prossimità dello zero assoluto, proprio come il cioccolato in un pentolino. Già, peccato però che lo zero assoluto si trovi a -273.15 gradi Celsius. Ma è presto spiegato: in questo risultato in apparenza insensato c’è lo zampino della meccanica quantistica. E allora ci si può aspettare proprio di tutto.

Un frammento di moldavite, vetro naturale formatosi nell’impatto di un meteorite con la Terra.

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Forse ci siamo

febbraio 17th, 2011 — 12:25pm

Google propone un’idea che, se decolla, è geniale

di Marco Cagnotti

Chi mi legge da tempo sa come la penso: la carta è destinata a defungere e a essere sostituita dall’informazione digitale. Ne ho già discusso approfonditamente in un altro articolo (occhio perché è lungo!).

Il problema è come guadagnare con l’informazione digitale. Adesso va di moda il “modello app”: io, editore, creo un’app dedicata per i telefonini e i tablet e tu, lettore, usi quella per usufruire dei miei contenuti, pagandomi un abbonamento che ti dà diritto a leggere tutti i miei contenuti. “The Daily”, per intenderci. Sarò franco: mi sembra una boiata pazzesca.

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Stelle divoratrici di pianeti

febbraio 17th, 2011 — 3:00am

Sembrano nane brune

di Silvia Fracchia

ResearchBlogging.orgNon sono solo gli esseri umani ad avere attacchi compulsivi di fame. Anche le stelle, talvolta, si concedono delle imponenti abbuffate. Invece di dedicarsi ai dolciumi, però, loro preferiscono farsi una bella scorpacciata di pianeti. Del resto, de gustibus non disputandum. Ma noi che ne sappiamo dei gusti alimentari delle stelle? Gli scienziati, si sa, sono dei grandi impiccioni e gli astronomi lo sono ancora di più, perché vanno a spiare quello che succede addirittura a migliaia di anni-luce da qui. Altro che vicino di casa guardone con il binocolo.

In una di queste osservazioni a distanza, eseguita per mezzo del Telescopio Spaziale Hubble, l’astrofisica Loredana Spezzi, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), e un team di suoi collaboratori hanno notato qualcosa di strano, come spiegano in un articolo in attesa di pubblicazione su “The Astrophysical Journal” e disponibile su arXiv. Qualcosa che ha dato loro molto su cui riflettere.

L'ammasso aperto NCG 3603: nove stelle divoratrici di pianeti sono state scoperte al suo interno. (Cortesia: NASA/ESA/R. O'Connell/University of Virginia/F. Paresce/Istituto Nazionale di Astrofisica/E. Young/Universities Space Research Association/Hubble Heritage Team)

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Una botta di vita per il Sole

febbraio 16th, 2011 — 3:00am

Un flare di classe X2.2 appena prodotto. Le conseguenze sulla Terra fra due o tre giorni

di Mario Gatti

A chi si diverte a tenere d’occhio costantemente quello che succede sul Sole non poteva sfuggire il fatto che vari ingredienti stavano per essere messi assieme e che la torta prima o poi sarebbe stata sfornata. Anche se probabilmente (forse per scaramanzia) nessuno ci credeva o se l’aspettava, la cosa era nell’aria da qualche giorno. Metti tutto insieme: presenza di un grosso gruppo di macchie solari a latitudine relativamente bassa (meno di 20 gradi nell’emisfero Sud) in transito nei pressi del meridiano centrale, diversi burst radio di tipo II (improvvise emissioni di onde radio con frequenza variabile), picchi relativamente intensi di emissione radio alla frequenza di 2800 GigaHertz (il cosiddetto flusso radio a 10,7 centimetri) di cui si erano perse le tracce dal 2005. Frulla il tutto. Aggiungi qualche impulso improvviso nell’aumento dell’intensità del campo magnetico della Terra (o geomagnetic sudden impulse, se preferisci l’inglese), diversi flare nei raggi X di bassa potenza, un paio in quella media. Ed ecco pronto e servito il piatto forte: un bel flare di classe X2.2, il primo di questo schizofrenico ciclo 24. Prodotto alle ore 01h56 UTC del 15 febbraio, quando molti di noi (almeno io di sicuro) stavano dormendo come ghiri. E nessuno s’è accorto di nulla.

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Uomini e donne uguali

febbraio 15th, 2011 — 9:02am

Differenze di genere nella scienza, ma forse non come pensi

di Ginevra Sanvitale

ResearchBlogging.orgNonostante tutte le lotte femministe e le Spice Girls che negli Anni Novanta ci hanno estenuati con il loro “girl power”, nonostante il numero crescente di donne diventate capi di Stato e i mille interessi e professioni esercitati dalla Barbie, la condizione femminile sembra aver subito, in generale, una certa involuzione (si veda in proposito la fauna sui nostri teleschermi e le Paris Hilton di tutto il mondo) e il raggiungimento della completa parità fra i sessi sembra ancora abbastanza lontana.

Tuttavia la scienza ci dà credito: due psicologi della Cornell University, Stephen J. Ceci e Wendy M. Williams, hanno svolto uno studio, pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, che mostra come il problema delle discriminazioni su base sessuale nel campo della matematica e della fisica non sia in realtà così grave come si crede.

Rachel Weisz nei panni di Ipazia, una delle scienziate più famose di tutti i tempi, ancora oggi fonte di ispirazione per un grande numero di giovani aspiranti ricercatrici.

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Parlava con il Sole

febbraio 14th, 2011 — 3:00am

di Mario Gatti

“Benedetta ragazza: è già qui. Testa dura”, pensava D. mentre osservava l’auto sistemata nel posteggio ai piedi della collinetta in cima alla quale era posto il piccolo edificio con la cupola sopra. E sì che gliel’aveva detto di dormire un po’ di più al mattino, visti tutti gli impegni che aveva e che la stancavano non poco. Ma non l’avrebbe mai rimproverata, per nessuna ragione al mondo. Proprio lei, poi: non ci sarebbe mancato altro.

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Senza fine? Non il mondo, ma il libro

febbraio 13th, 2011 — 12:47pm

L’ultimo Follett: due palle così

di Marco Cagnotti

In un Medioevo inverosimile ma pieno di luoghi comuni pescati dal Bignamino di storia, le disavventure di un branco di scemi capaci, di fronte a molteplici opzioni, di scegliere sempre quella più autolesionista. Sembra quasi che, di fronte a ogni decisione, si chiedano: “Qual è la più efficace per farmi il culo da solo?”.

I buoni sono troppo buoni, gli stronzi troppo stronzi. Melenso lieto fine conclusivo, coi buoni felici e i cattivi defunti o esiliati.

Su quasi 1.400 pagine, la metà sono di troppo. E l’infodumping è a tratti intollerabile e spesso inutile (“Quanto so’ bravo! Quanto so’ fico! Quanto mi so’ documentato bene!”).

K. Follett, Mondo senza fine, Mondadori

Piace: Lo stile scorrevole, da classico Follett.

Non piace: L’inverosimiglianza delle vicende. La caratterizzazione manichea dei personaggi. L’insulso lieto fine. La lunghezza stracciacoglioni del volume. L’infodumping sgradevole e spesso inutile.

Voto: 3/10

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Un anello di buchi neri

febbraio 12th, 2011 — 7:55am

In Arp 147, a 430 milioni di anni-luce

di Marco Cagnotti

Quando vedi l’immagine raccolta da qualche grande Osservatorio, ti viene da pensare: “Se i miei occhi avessero la stessa potenza, vedrei le stesse cose”. Sbagliato: in realtà le immagini rilasciate dai centri di ricerca astronomica sono sempre taroccate nei colori. Ovvio: molti di quegli Osservatori raccolgono luce al di fuori della banda visibile, sicché per l’occhio c’è poco da vedere se non si falsificano i colori. Non solo: ormai va di moda sovrapporre immagini dello stesso oggetto riprese da Osservatori diverse a frequenze diverse. Come l’ultima proposta dal Chandra X-ray Observatory e dal Telescopio Spaziale Hubble, che rappresenta la coppia di galassie interagenti Arp 147. Con un bell’anello di buchi neri, largo 115 mila anni-luce.

Le perle rosa nell'anello a destra sono buchi neri dentro sistemi stellari doppi. (Cortesia: NASA/CXC/MIT/S. Rappaport et al/STScI)

Continua… (Corriere del Ticino)

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Informatori contro il crimine

febbraio 11th, 2011 — 3:00am

La matematica dimostra quanto siano importanti

di Ginevra Sanvitale

ResearchBlogging.orgLa criminalità è uno degli elementi più comuni e persistenti all’interno della società. Dall’antica Roma a oggi, dal villaggio dello Zimbabwe alla metropoli americana, ci sono sempre stati e sempre ci saranno individui che commettono reati. Altrettanto frequente è, di riflesso, la ricerca di soluzioni efficaci del problema. Aumentare il numero delle leggi? Eliminarle del tutto? Potenziare le forze di polizia e di controllo? Istituire pene più severe? Ciascuno di questi espedienti è il migliore o il peggiore a seconda dell’occhio di chi guarda. Ma, quando l’osservatore è un matematico, nuove e interessanti prospettive appaiono accanto a quelle tradizionali. Soprattutto se prendiamo in considerazione la teoria dei giochi, la branca della matematica che analizza le situazioni conflittuali cercando di predirne l’andamento attraverso modelli basati sulla correlazione tra le scelte dei soggetti studiati: ad esempio un team di ricercatori della California (fra i quali c’è anche Maria-Rita Rosaria D’Orsogna, che è di origine italiana) ci suggerisce, in un articolo pubblicato su “Physical Review E”, l’importanza che la figura dell’informatore potrebbe avere nella lotta contro il crimine.

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Ghiacciai e temperatura

febbraio 10th, 2011 — 3:00am

Il legame è molto stretto

di Mattia Luca Mazzucchelli

ResearchBlogging.orgChe i ghiacci si stanno sciogliendo si sa. E si sa pure che, molto probabilmente, la colpa è delle emissioni di gas serra nell’atmosfera da parte dell’uomo che fanno alzare la temperatura media del globo. Ciò che il grande pubblico non sapeva, e che anche gli esperti sottovalutavano, è che lo scioglimento dei ghiacciai non è solo una conseguenza del riscaldamento globale ma diventa addirittura una delle cause. L’affermazione sorprende un po’, ma è il risultato di uno studio condotto da un team di università e centri di ricerca statunitensi e basato su dati raccolti tra il 1979 e il 2008.

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Il Sole fronte/retro

febbraio 9th, 2011 — 3:00am

STEREO ci offre finalmente uno sguardo globale

di Marco Cagnotti

Se c’è un’esperienza frustrante nel lavoro di un osservatore del Sole, è quella di vedere un promettente gruppo di macchie solari iniziare ad ampliarsi, svilupparsi, ingarbugliare la propria struttura nel giro di pochi giorni… per poi vederlo sparire dietro il bordo solare, trascinato dalla rotazione inesorabile della stella. Tanto per esemplificare, è proprio quanto sta succedendo in questi giorni con il gruppo 1153 (n. 10 nella numerazione della Specola Solare Ticinese). E ti chiedi: “Ecco, adesso che cazzo farà là dietro?”. Già. Come diavolo si fa a conoscere un oggetto, se si può vederne solo la metà?

Il gruppo 1153 è proprio sul bordo e sta per sparire. (Cortesia: SDO/HMI)

Il gruppo 1153 corrisponde al n. 10 nelle osservazioni effettuate preso la Specola Solare Ticinese. (Cortesia: Specola Solare Ticinese)

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Dalla padella…?

febbraio 8th, 2011 — 12:07pm

Premesso che una dittatura, qualsiasi dittatura, è una merda…

…non qualsiasi altra cosa è meglio di una dittatura. Occhio, perché l’abbiamo già visto succedere in Iran.

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Frattali e partizioni

febbraio 8th, 2011 — 3:00am

Forse potrebbe esserci un legame

di Ginevra Sanvitale

Hai presenti i frattali, quelle specie di ghirigori tutti arzigogolati che usano spesso i matematici per farti credere che la loro materia sia affascinante? Ebbene, noi non ci esprimeremo sulla matematica, perché sarebbe una valutazione troppo soggettiva, ma i frattali affascinanti lo sono davvero. La loro peculiarità principale è la struttura composta da oggetti dalla medesima forma ma in scala diversa. Uno degli esempi più famosi di frattale presente in Natura è il broccolo romano, ma si può rintracciare una struttura analoga anche in forme insospettabili come le montagne o le coste.

Il frattale nel piatto.

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