Archive for luglio 2011


La ISS e lo spazio profondo

luglio 30th, 2011 — 9:32am

Ma solo come base per esperimenti

di Marco Cagnotti

No, non ci va lei. Non potrebbe. Non è adatta. La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è fatta per restare in orbita terrestre. Mica la si può prendere e spedire verso la Luna o Marte gli asteroidi. Per quelle missioni ci vuole ben altro: veicoli spaziali ad hoc. Ci vuole, soprattutto, un’adeguata conoscenza delle risposte dell’organismo umano alla permanenza nello spazio. Ma proprio per questo, guarda un po’, tornerà utile la ISS.

La Stazione Spaziale Internazionale e lo Shuttle Endeavour. (Cortesia: ESA/NASA)

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Pendulum Waves

luglio 28th, 2011 — 7:51pm

(Grazie a Paolo per la segnalazione.)

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Comunque è colpa del multiculturalismo

luglio 24th, 2011 — 3:59pm

di Marco Cagnotti

Se il massacro in Norvegia fosse stato opera degli islamici, sarebbe stata colpa del multiculturalismo.

Siccome invece il massacro è stato opera di un fanatico antimusulmano…

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Il nuovo satellite di Plutone

luglio 23rd, 2011 — 6:58am

Scoperto da Hubble, è il quarto del sistema

di Marco Cagnotti

Un oggetto di dimensioni comprese fra 13 e 34 chilometri, fotografato da 5 miliardi chilometri: è questo l’ultimo exploit del Telescopio Spaziale Hubble. Il target è un satellite di Plutone, il quarto della famigliola. Un nome ancora non ce l’ha e per il momento è classificato solo come P4, ma la sua esistenza è assodata.

Le quattro lune di Plutone riprese insieme dal Telescopio Spaziale Hubble. (Cortesia: NASA)

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Lo Shuttle fra trionfalismo e perplessità

luglio 22nd, 2011 — 9:47am

Lo Shuttle fra trionfalismo e perplessità (podcast della RSI)

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La gravità rompe CP

luglio 21st, 2011 — 3:00am

La rotazione della Via Lattea corresponsabile della prevalenza della materia sull’antimateria?

di Andrea Signori

ResearchBlogging.orgDopo aver gettato uno sguardo alla struttura microscopica dello spaziotempo, torniamo al rapporto tra gravità e meccanica quantistica. Nel precedente articolo abbiamo parlato di come gli effetti quantistici plasmino, al di sotto della scala di Planck, l’arena dei fenomeni fisici. Accade anche il contrario? Potrebbe la gravità “influenzare” il mondo quantistico, in particolare la teoria dei campi, substrato matematico della fisica delle particelle elementari? In modo controintuitivo, la risposta potrebbe essere sì.

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Rivelatori di particelle a LHC. Terza parte: unire i puntini lasciati da particelle cariche

luglio 18th, 2011 — 10:15pm

di Marco Delmastro

Come promesso, iniziamo dunque dai prodotti di decadimento carichi.

Elettroni, muoni, protoni, pioni e tutta un’altra pletora di adroni (e le loro antiparticelle) sono particelle elettricamente cariche. Ovvero, una delle loro caratteristiche quella di avere una carica elettrica. Normalmente misuriamo la carica elettrica in multiplo della carica dell’elettrone: l’elettrone ha allora carica -1 (perché convenzionalmente l’elettrone ha carica negativa); la sua antiparticella, il positrone, ha carica +1, esattamente come il protone; il muone -1, l’antimuone +1; ci sono pioni con carica positiva e con carica negativa, e altri adroni carichi.

Continua… (Borborigmi di un fisico renitente)

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Cell Phones

luglio 18th, 2011 — 6:26am

Fonte: xkcd

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Buchi neri: scatenati da che cosa?

luglio 16th, 2011 — 9:10am

Non dalle collisioni galattiche, pare

di Marco Cagnotti

ResearchBlogging.orgHanno masse di decine di milioni, addirittura di miliardi di volte la massa del Sole. Se ne stanno acquattati nei nuclei delle galassie, compresa la nostra. Alcuni sono tranquilli e paciosi, come quello nella Via Lattea. Altri si agitano e producono intense emissioni di radiazioni. Non loro per la verità. Loro non possono mica. Sono buchi neri, infatti. No, quello che produce radiazioni che poi noi osserviamo è la materia che ci casca dentro, poco prima di sparire inghiottita per sempre. Ora il problema è: perché alcuni di questi buchi neri sono così attivi, mentre altri sono quieti?

Solo banali stelle? In realtà, moltissimi di quei puntini sono galassie. Tutte quelle evidenziate dalla crocetta rossa contengono un buco nero supermassiccio. (Cortesia: CFHT/IAP/Terapix/CNRS/ESO)

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V. Allevato, A. Finoguenov, N. Cappelluti, T. Miyaji, G. Hasinger, M. Salvato, M. Brusa, R. Gilli, G. Zamorani, F. Shankar, J. B. James, H. J. McCracken, A. Bongiorno, A. Merloni, J. A. Peacock, J. Silverman, & A. Comastri (2011). The XMM-Newton Wide field survey in the COSMOS field: redshift evolution
of AGN bias and subdominant role of mergers in triggering moderate luminosity
AGN at redshift up to 2.2 arXiv arXiv: 1105.0520v1

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Rivelatori di particelle a LHC. Primo intermezzo: cilindri dove non si possono costruire sfere

luglio 15th, 2011 — 3:30am

di Marco Delmastro

Prima di lanciarci nei dettagli della rilevazione delle particelle, un paio di brevi considerazioni di carattere geometrico, necessarie per comprendere alcuni degli schemi che vi mostrerò nei prossimi articoli.

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29 Ways to Stay Creative

luglio 15th, 2011 — 3:00am

(Grazie a OniceDesign per la segnalazione)

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Il vento delle origini

luglio 14th, 2011 — 3:00am

Un nuovo sguardo sulla nascita del Sistema Solare

di Mattia Luca Mazzucchelli

ResearchBlogging.orgForse la nascita del Sistema Solare non è andata come la immaginavamo. Se il Sole, la Terra e gli altri pianeti sono nati tutti a partire dalla stessa nube di gas e polveri, allora anche la loro chimica dev’essere la stessa. Eppure ora si scopre che i pianeti terrestri hanno percentuali di isotopi di ossigeno e azoto diverse da quelle del Sole. Quindi se ne deduce che non si sono formati esclusivamente a partire dal materiale della nebulosa solare. L’interessante risultato è il frutto di una missione della NASA partita bene, ma che sembrava essere finita prima del tempo e disastrosamente.

La sonda Genesis al lavoro... (Cortesia: NASA)

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Un lampo di luce oltre Einstein

luglio 13th, 2011 — 7:34am

Da INTEGRAL nuovi indizi sulla quantizzazione dello spaziotempo

di Andrea Signori

ResearchBlogging.orgTra gli scienziati c’è chi s’imbarca, spavaldo e baldanzoso, nella (disperata?) impresa di conciliare fra loro la meccanica quantistica e la relatività generale, la teoria classica della gravità. Se anche a te non piace vincere facile, questo potrebbe essere proprio il tuo settore: infatti per fornire un’estensione quantistica del concetto di gravità è necessario capire quale sia la struttura dello spaziotempo (l’arena dei fenomeni fisici) alle scale di lunghezza tipiche della meccanica quantistica. Che sarebbero piccole. Molto piccole. Sì, ma quanto piccole? Una parziale risposta viene dall’ultimo lavoro di P. Laurent, D. Götz, P. Binetruy, dell’Université Paris-Diderot, S. Covino, dell’Osservatorio Astronomico di Brera, e A. Fernandez-Soto, dell’Universià della Cantabria, lavoro pubblicato su “Physical Review Letters D” il 28 giugno scorso.

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Rivelatori di particelle a LHC. Seconda parte: diversi modi di interazione

luglio 12th, 2011 — 6:17am

di Marco Delmastro

Allora, dicevamo: ogni tipo di particella di cui andiamo alla ricerca prima o poi decade in elettroni, fotoni, muoni, un qualche tipo di adrone, neutrini, o nelle loro antiparticelle. Lo scopo primario di un rivelatore di particelle è quello di riconoscere queste particelle stabili (o stabili per un tempo sufficiente), che chiameremo prodotti di decadimento, e di misurarne le proprietà. Con un processo di estrapolazione (l’analisi dei dati vera e propria) si cercherà di risalire in un secondo momento a quale possa essere la particella iniziale (quella è decaduta subito dopo essere stata prodotta), partendo dalle caratteristiche dei suoi prodotti di decadimento. Di questa estrapolazione parleremo poi, una volta finito con i prodotti di decadimento e i rivelatori.

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Un milione di osservazioni per Hubble

luglio 11th, 2011 — 6:50am

L’ultima è dedicata a un esopianeta

di Silvia Fracchia

Gli annali delle osservazioni astronomiche si sono appena arricchiti di una nuova e importante data: lunedì 4 luglio, infatti, è stata registrata la milionesima osservazione del Telescopio Spaziale Hubble, come ha orgogliosamente annunciato Charles Bolden, colui che fu a capo della missione di lancio, oggi numero uno della NASA.

Il nostro occhio lassù, aperto sull'universo. (Cortesia: NASA)

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Disinfettante fra le stelle

luglio 9th, 2011 — 7:08am

Spiegata l’origine dell’acqua

di Marco Cagnotti

Che l’astronomia abbia a che fare con la fisica è un fatto risaputo. Tant’è che si parla ormai di astrofisica. Poi però ci sono altre discipline che sembrano meno prossime alla scienza del cielo. La chimica, per dire, che c’entra? Alambicchi e telescopi? Com’è ‘sta cosa?

La regione intorno a Rho Ophiuchi in cui è stata scoperta l'acqua ossigenata. (Cortesia: ESO/S. Guisard)

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History of Flight

luglio 8th, 2011 — 3:00am

Fonte: Abstruse Goose

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Dall’Africa allo spazio

luglio 7th, 2011 — 6:49am

Eravamo cacciatori-raccoglitori. Siamo giunti alla soglia delle stelle. Cerchiamo di non farci il culo da soli, adesso.

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Curiosity

luglio 5th, 2011 — 7:25am

Bello! Però… però… perfino la NASA produce la minchiata madornale dei suoni nello spazio!

(Grazie a Spaziando per la segnalazione)

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Pythagoras

luglio 4th, 2011 — 10:17am

Fonte: Abstruse Goose

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Il quasar più lontano

luglio 2nd, 2011 — 6:00am

Ospita un buco nero di 2 miliardi di masse solari

di Marco Cagnotti

ResearchBlogging.org“Ci sono voluti cinque anni per trovarlo”: nel commentare la scoperta, Bran Venemans, dell’European Southern Observatory (ESO), è compiaciuto. Come dargli torto? L’Osservatorio australe europeo ha appena misurato la distanza di un quasar. Ed è record. Tanto da meritare un articolo uscito due giorni fa su “Nature”.

ULAS J1120+0641 è un quasar alimentato da un buco nero di 2 miliardi di masse solari. Lo vediamo com'era 770 milioni di anni dopo il Big Bang. Ed è l'oggetto più luminoso conosciuto nell'universo primordiale. (Cortesia: ESO/M. Kornmesser)

Continua… (Corriere del Ticino)

Mortlock, D., Warren, S., Venemans, B., Patel, M., Hewett, P., McMahon, R., Simpson, C., Theuns, T., Gonzáles-Solares, E., Adamson, A., Dye, S., Hambly, N., Hirst, P., Irwin, M., Kuiper, E., Lawrence, A., & Röttgering, H. (2011). A luminous quasar at a redshift of z = 7.085 Nature, 474 (7353), 616-619 DOI: 10.1038/nature10159

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