Si può proprio dire che le stelle conducono una “vita da star”. Quando decidono di chiudere la loro “luminosa carriera”, lo fanno in bellezza. Non vanno certo in pensione in sordina. Salutano il gentile pubblico con un’esplosione di supernova, illuminando per un breve periodo tutta la galassia, per poi svanire. Sempre che un buco nero non ci metta lo zampino.
Non c’era bisogno che ce lo dicesse Mastercard. Ci sono cose che hanno un valore e cose che hanno un prezzo. E cose che hanno sia un valore sia un prezzo, magari un prezzo che dipende dal valore o un valore che dipende dal prezzo. Nel senso che il prezzo è il valore economico della cosa, ma poi ci possono essere altri fattori che le danno valore, come i sentimenti e così via. Mi sto incartando. A questo punto, in genere, chiamo il fratello economista per una spiegazioncina di tre quarti d’ora, da cui esco con idee sbagliate ma esaltanti tipo come risollevare l’economia mondiale e giungere alla pace del mondo in tre mosse. Ma sono di fretta e anche il tempo ha un valore.
Ok, le vacanze sono finite. Tutti a ripigliare il solito trantran, adesso. Voi, almeno, immagino. Ché qui invece s’è lavorato come bestie per tutta l’estate. Certo non a Stukhtra, che in effetti… beh, l’avete visto: abbiamo mantenuto un profilo bassino, con pochi articoli (ma di qualità). Anche voi, però, non è che abbiate esagerato con le visite.
Vabbe’, dai, resettiamoci e vediamo di ripartire. E che cosa c’è di meglio… di un bell’Astroquiz? La cara, vecchia, tranquillizzante abitudine bimestrale di Stukhtra ha perso l’appuntamento di luglio ma recupera in settembre. Sabato prossimo, per la precisione, come di consueto al mattino prestissimo.
Stavolta l’Astroquiz sarà monotematico: tutto quello che avreste voluto sapere sul Sole… Mario Gatti oserà chiedervelo. E poi saranno cazzi vostri andarvelo a cercare. In palio, obviously, un ebook: Prepariamoci, di Luca Mercalli, pubblicato da Chiarelettere.
Certo non sono uno degli eventi più spettacolari del cielo. Ma le regioni più scure e più fredde del Sole possono rivelarsi tremendamente importanti per il nostro pianeta. Perché le macchie solari, osservate al telescopio per la prima volta 400 anni fa, sono talvolta associate a emissioni energetiche ed eiezioni di massa in grado di disturbare le telecomunicazioni, danneggiare i satelliti, mettere in pericolo le vite degli astronauti e anche provocare blackout su vasta scala al suolo. Non succede sempre, anzi per la verità non capita nemmeno tanto spesso. Però, quando capita, e capita magari con grande intensità, allora le conseguenze possono essere devastanti. Sicché sarebbe bello poter prevedere la comparsa dei gruppi di macchie solari, o almeno dei più grandi e pericolosi. Un bel sogno, finora, perché la fisica della fotosfera solare è stata sempre un’attività osservativa: ci si limita a guardare quel che succede, a prenderne atto e a catalogarlo. Un articolo appena pubblicato da “Science” propone però un metodo previsionale.
Una macchia solare in un'immagina ad altissima risoluzione. (Cortesia: F. Woeger/KIS/C. Berst/M. Komsa/NSO/AURA/NSF)
Ilonidis, S., Zhao, J., & Kosovichev, A. (2011). Detection of Emerging Sunspot Regions in the Solar Interior Science, 333 (6045), 993-996 DOI: 10.1126/science.1206253
Mai chiedere l’età a una signora, specie se è antica e aristocratica come il nostro satellite, la piccola e romantica Luna. Da sempre fonte d’ispirazione per artisti e poeti, nel corso dei millenni ha condizionato le attività contadine ed è stata l’oggetto di innumerevoli miti e leggende. Una presenza costante nella storia dell’umanità e tuttavia ben lungi dall’essere compresa interamente. Al contrario, riesce ancora a regalarci delle sorprese: è il caso, ad esempio, della sua data di nascita, che lei, superba, tenta in ogni modo di dissimulare.
Questa merda è il giornalismo italiano. E poi dice che il controllo delle televisioni non ha alcun effetto sulla politica…
Aggiornamento
Il TG1 risponde mostrando che il cittadino libico dice effettivamente qualcosa del tipo “Thank you B…(???)…sconi”. Tanto basta per sostenere che il video mandato in onda era corretto?
No.
La traduzione proposta estende oltre il consentito quanto detto in inglese. Se Berlusconi non viene citato nel video trasmesso, Berlusconi non dev’essere citato nella traduzione trasmessa. Vuoi citare anche Berlusconi? Trasmetti il video integrale. Punto.
In questo e nei prossimi articoli si parlerà di fusione nucleare. Non di quella “fredda”, di cui non esistono né riscontri scientifici certi né basi universalmente riconosciute, ma di quella termonucleare (“calda”), fenomeno scientifico ben studiato e documentato. In particolare, ci si occuperà dello “stato dell’arte tecnologico”, cioè delle sperimentazioni su piccola o grande scala.
Si fa presto a dire “grande”. Ma grande quanto? Il cosmo trabocca di oggetti “grandi”. Ci sono stelle enormi, molto più grandi del Sole. Ma una stella è un puntino in confronto a una galassia, che di stelle contiene centinaia di miliardi. E pure le galassie sono minuscole se paragonate agli ammassi di galassie, che possono contenerne migliaia e che però non sono oggetti compatti. Che cosa dunque è “grande” nell’universo? Il blob LAB-1 (dal nome: Lyman-alpha blob).
Il blob LAB-1 ripreso dal Very Large Telescope (VLT) dell'ESO. (Cortesia: ESO/M. Hayes)
Hayes, M., Scarlata, C., & Siana, B. (2011). Central powering of the largest Lyman-α nebula is revealed by polarized radiation Nature, 476 (7360), 304-307 DOI: 10.1038/nature10320
Un enigma che ha tenuto banco tra gli astronomi già a partire dal 1997 sembra ora essere stato risolto grazie alle prestazioni dell’Herschel Space Observatory, il telescopio spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che dal 2009 scruta il cielo nella banda dell’infrarosso: perché c’è vapore acqueo nell’atmosfera di Saturno?
Una nuova teoria per spiegare l’asimmetria del nostro satellite naturale
di Mattia Luca Mazzucchelli
E’ vicina, luminosa e facile da osservare. Perciò è normale che la Luna da millenni catalizzi l’attenzione dell’uomo. E con il tempo l’abbiamo conosciuta bene. O, meglio, abbiamo conosciuto bene quella metà circa che si può vedere dalla Terra. Sull’altra, ben nascosta dalla rotazione sincrona, si speculava soltanto, ma in fondo l’idea era che fosse uguale, di qua e di là. Poi, poco più di 50 anni fa, arrivarono le immagini dalle prime missioni lunari. E la sorpresa: morfologicamente la faccia nascosta è diversa da quella a cui siamo tanto abituati. Il problema divenne allora capire perché. Da quel momento sono state fatte tante ipotesi, a cui ora se ne aggiunge una, pubblicata su “Nature”, che cerca di dare una spiegazione precisa e su misura. Immaginando una sorella per la Luna.
Alcune settimane fa si è parlato di come il frame-dragging possa rompere la simmetria CP delle leggi fisiche, “rottura” alla base della prevalenza della materia sull’antimateria nell’universo. Vediamo ora gli aggiornamenti.
Immagini della pulsar PSR J0357 ottenute dalla composizione delle osservazioni in banda X e nel visibile (in alto) e dalla sola banda X (in basso). (Cortesia: NASA/CXC/IUSS/A. De Luca et al/DSS)
I can’t believe the special stories that have been made up about our relationship to the universe at large, because they seem to be too simple, to connected, too local, too provincial. The Earth! We came to the Earth! One of the aspects of God came to the Earth, mind you. And look at what’s out there! How can… It isn’t in proportion.