Grande giornalismo
Com’era il giornalismo on line? Professionale? Scrupoloso? Non soltanto copia & incolla dalle agenzie? Wow!
Un fisico è il modo
che ha l'atomo
di sapere qualcosa
sugli atomi
StukhtraCom’era il giornalismo on line? Professionale? Scrupoloso? Non soltanto copia & incolla dalle agenzie? Wow!
di Michele Diodati
Kepler-30 è una stella di classe spettrale G6V, molto simile al Sole, situata a 10 mila anni-luce di distanza nella costellazione della Lira. Ha temperatura effettiva, massa e raggio compresi tra il 95 e il 99 per cento di quelli solari, ma è nettamente più giovane. Dal periodo di rotazione di 16 giorni circa, calcolato studiando i cicli di variazione delle macchie stellari, si ricava un’età di 2 miliardi di anni più o meno 800 milioni, a fronte di 4,6 miliardi di anni che è l’età stimata del nostro Sole.
di Michele Diodati
Gliese 436 è un’anonima nana rossa, neppure visibile a occhio nudo, che si trova a soli 33 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Leone. Di classe spettrale M2.5 V, ha raggio e massa poco superiori al 40% di quelli del Sole, una temperatura superficiale di 3.318 K, un’età stimata in almeno 6 miliardi di anni e una luminosità che è appena il 2,5% di quella della nostra stella. Intorno a Gliese 436 fu scoperto nel 2004 con il metodo della velocità radiale un pianeta di dimensioni paragonabili a Nettuno, che fu chiamato Gliese 436 b. Il pianeta, con un diametro di circa 55.000 km e una massa pari a oltre 22 masse terrestri, ruota a pochissima distanza dalla stella: il semiasse maggiore dell’orbita è risultato essere di appena 0,0287 unità astronomiche, cioè all’incirca 4,3 milioni di km. Un inferno bollente, con temperature di diverse centinaia di gradi centigradi.
L’annuncio mercoledì dal Centro Stefano Franscini di Ascona: le Wimp, le particelle debolmente interagenti, non sono state rivelate. Potrebbero perfino non esistere. Perciò il mistero della materia oscura resta senza soluzione. Per il momento, almeno.
Fonte: “la Regione”
Abbiamo imparato a rivelare la presenza di particelle che lasciano un qualche tipo di traccia, per ultimi i muoni, ma che facciamo con le particelle che non lasciano tracce, come i neutrini? A prima vista, non c’è molto da fare: questo tipo di particella attraversa tutti i rivelatori senza interagire, e non c’è verso di fargli lasciare una firma visibile. Se ci pensate bene, però, anche il non lasciare tracce è una traccia, ed è proprio quest’idea che i fisici utilizzano per evidenziare la presenza di una particella invisibile. Vediamo come.
di Michele Diodati
Una grande attrazione fa doppio il pianeta
Il 24 agosto 2006, alla chiusura dell’assemblea generale dell’Astronomical International Union (IAU), fu votata una risoluzione che retrocedeva Plutone da pianeta a tutti gli effetti allo status di pianeta nano. La notizia fece rapidamente il giro del mondo e suscitò reazioni di ogni genere, per lo più dispiaciute nei confronti dell’ignaro ex pianeta. Evitiamo di entrare nei dettagli della risoluzione, per concentrarci su un’altra questione. L’accesissima e turbolenta discussione da cui nacque quella controversa retrocessione portò a eludere il dibattito su un’altra delle proposte che erano state presentate all’assemblea: decidere se attribuire alla coppia Plutone-Caronte lo status di pianeta doppio. Non se ne fece nulla, sicché Caronte è ancora catalogato come un satellite di Plutone. Ma è interessante cercare di capire cosa si intende per pianeta doppio (o si può intendere, visto che non si tratta di una classificazione ufficiale).
di Silvia Fracchia
E poi, in un giorno di pioggia, vagando tra i corridoi del CERN per cercare di raggiungere l’uscita al coperto, ti imbatti in una targa come questa.

La targa esposta nel corridoio dove avevano sede gli uffici in cui vennero sviluppate le tecnologie che portarono alla nascita del Web. (Cortesia: S. Fracchia)
Eh sì, perché tra le tante pensate di questi scienziati c’è stata anche quella di inventarsi il World Wide Web. Così, tanto per dire.
di Michele Diodati
Il Vela Molecular Ridge, o Cresta Molecolare delle Vele, è un grande complesso di nubi molecolari, visibile nel cielo australe in direzione della costellazione delle Vele. Il telescopio spaziale Herschel dell’ESA ha ripreso in squisito dettaglio Vela-C, la più massiccia delle quattro macroregioni in cui gli astromomi suddividono il complesso. A circa 2.300 anni-luce di distanza da noi, Vela-C appare nel lontano infrarosso, la gamma dello spettro elettromagnetico a cui Herschel è sensibile, come un intricato inviluppo di filamenti e “nidi” costituiti da polveri fredde.
Cosa ci resta da rivelare? Nelle puntate precedenti abbiamo visto come misurare le tracce di particelle cariche, come distinguere elettroni da fotoni e protoni da neutroni, e come fare a osservare quark e gluoni. Cosa manca? Poca roba. I neutrini, e in generale le particelle che non interagiscono poco o niente, e i muoni. Di questi ultimi parliamo velocemente oggi.
di Michele Diodati
A circa 450 anni-luce dalla Terra, in direzione della costellazione meridionale del Centauro, c’è una stella di tipo solare dal nome simile a un codice fiscale: TYC 8241 2652 1. Fin dal 1983, grazie alle osservazioni del satellite a infrarossi IRAS della NASA, si sapeva che intorno a quella giovane stella, dall’età stimata di dieci milioni di anni, orbitava un luminescente disco di polveri, una specie di cappotto spaziale che reirradiava nelle frequenze dell’infrarosso, come calore, la radiazione luminosa proveniente dalla stella.
di Michele Diodati
Bisogna studiare il cielo con estrema attenzione e usare la vista acuta di Hubble per scoprire i segreti delle cosiddette UFD (ultra-faint dwarf): le galassie nane ultra-fioche. In uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal Letters ne sono state analizzate tre in particolare: Hercules, Leo IV e Ursa Major I. Sono tre satelliti della Via Lattea, composte da poche centinaia o migliaia di stelle, difficilissime da scorgere contro lo sfondo delle galassie più remote, per la mancanza di gas e di formazione stellare.
Pronto, parlo col signor Higgs?
Sì.
Salve, sono Dio.
Ah, sì?
di Silvia Fracchia
E’ domenica sera, qui al CERN. Una domenica sera che va a chiudere una settimana che resterà nella storia della fisica delle particelle. Il bosone di Higgs, le 5 sigma: lo sanno tutti, ormai, e perfino mia nonna, al telefono, si è congratulata per la bella notizia.
C’è un vincitore. Ma dalla prossima volta si cambia lo stesso. Ancora
di Marco Cagnotti (con la collaborazione di Mario Gatti)
Astroquiz più breve e più facile. Non facilissimo, tuttavia. Tant’è che di vincitore ce n’è soltanto uno: non il primo che ha risposto, ma il primo che ha fornito tutte le risposte corrette.
Siamo arrivati alla fine di questa giornata epica, e, nonostante la stanchezza, proverò a buttare giù un paio di appunti sul seminario di stamattina. Proverò a spiegarvi perché ATLAS e CMS possono finalmente dichiarare di avere scoperto una nuova particella, perché questa particella assomiglia moltissimo al bosone previsto dal signor Higgs e i suoi amici, quali sono eventualmente i punti non chiari nel quadro che abbiamo sotto gli occhi, e quali saranno i prossimi passi.
Non ci sono dubbi, l’evidenza sperimentale è schiacciante e condivisa, e nessuno può più temere che i segnali siano solo fluttuazioni del rumore di fondo. Abbiamo scoperto il bosone di Higgs!

Contento, eh? (Cortesia: M. Delmastro)
di Marco Cagnotti
L’han beccato. 5 sigma sia per CMS sia per ATLAS. I dettagli a seguire nelle prossime ore, a cura di Marco Delmastro sui Borborigmi.
…non si faccia scappare La Recherche di questo mese
Consiglio di lettura: La Recherche di luglio-agosto. Il dossierone centrale contiene articoli di fisica, di astrofisica, di fisica teorica e di fisica sperimentale e anche di filosofia della fisica, e pure recensioni di libri di fisica. Non c’entra un cazzo, ma c’è pure un’intervista che stronca l’omeopatia, cosa buona e giusta. Chi mastica un po’ di francese ed è di passaggio in un Paese francofono si appropinqui a un’edicola e si procuri una copia della rivista: sarà lettura goduriosa e illuminante per l’estate. Attention: come al solito, La Recherche ha un approccio un po’… come dire?… francocentrico, ma non dà troppo fastidio. Almeno loro hanno di che essere orgogliosi della propria ricerca scientifica.
di Silvia Fracchia
Ecco l’elenco in ordine alfabetico delle parole più importanti nella routine quotidiana dei summer student (e non solo) al CERN.