Comunque vada a finire fra qualche giorno, quest’uomo rimarrà nella storia, e non solo in quella degli Stati Uniti. Si è detto che ha deluso. In realtà è rimasto deluso chi lo aveva idolatrato all’epoca della sua elezione. Deluso perché l’aveva sognato come lui non era e non sarebbe potuto essere. E, nell’attesa di qualcosa di diverso, certo di migliore, poi nel confronto con la realtà la delusione ha prevalso. Ma solo così sarebbe potuta andare, non diversamente.
BD+48 740 è una stella invisibile a occhio nudo, che si trova nella costellazione di Perseo, a una distanza di 556 ± 129 parsec dal sistema solare. Appartiene al tipo spettrale K2 e ha una temperatura effettiva di 4.534 Kelvin. La massa e il raggio sono rispettivamente 1,5 e 11,4 volte quelli del Sole, la luminosità circa una cinquantina di volte maggiore. Tutto sembra indicare che si tratti di una gigante rossa, colta nella fase in cui, avendo terminato la sua riserva di idrogeno nucleare, sta bruciando elio e, nel frattempo, si espande.
Adamów, M., Niedzielski, A., Villaver, E., Nowak, G., & Wolszczan, A. (2012). BD+48 740—Li OVERABUNDANT GIANT STAR WITH A PLANET: A CASE OF RECENT ENGULFMENT? The Astrophysical Journal, 754 (1) DOI: 10.1088/2041-8205/754/1/L15
Questo libro stava nel posto sbagliato: per errore, va’ a sapere perché, l’avevo ficcato fra i romanzi in attesa di lettura invece che fra i saggi in attesa di lettura. In un certo pomeriggio di settembre, mentre me ne stavo scoglionato su una poltrona ad annoiarmi, impossibilitato (per colpa della labirintite) a fare qualsiasi cosa tranne leggere un po’, decisi di alzarmi (con grande cautela) e di ravanare (sempre con grande cautela) fra i romanzi cercando qualche storia con una sana funzione escapistica, che mi portasse fuori dal mio buco mezzo patologico e mezzo ipocondriaco. Facendo scorrere le dita lungo i dorsi dei romanzi, incocciai proprio in questo e, dopo aver preso a sfogliarlo, mi accorsi subito dell’errore: “Cazzo, non è un romanzo!”. Eppure… beh, niente: la vicenda sembrava acchiappante ed escapistica a sufficienza, e anche se non era un romanzo me lo trascinai sulla poltrona. Fu così che mi accompagnò per tutta la convalescenza.
“Lo spazio è pieno di misteri. Aiuto, help me, S.O.S.”, cantavano gli Oliver Onions nel 1979. Era la sigla finale di Spazio 1999, serie cult che ogni serio appassionato di scienza e fantascienza oltre la quarantina ha nel suo curriculum di telespettatore. Ma lo spazio è davvero pieno di misteri, non solo nella finzione fantascientifica. Uno di questi, per esempio, è il fondo cosmico a infrarossi o CIB, dall’inglese Cosmic Infrared Background.
R Sculptoris è una stella di massa solare, in uno stadio evolutivo molto più avanzato del Sole. Diciamo che non è molto lontana dal tirare le cuoia, astronomicamente parlando. E’ una gigante rossa circondata da un’appariscente “urna cineraria” di polveri, che essa stessa ha espulso. Queste polveri sono formate per il 90 per cento da carbonio amorfo, cioè non cristallino, e per il 10 per cento da molecole di carburo di silicio (SiC). La percentuale di carbonio nell’atmosfera ha superato quella dell’ossigeno (C/O = 1,4) e ciò qualifica R Sculptoris come una stella al carbonio.
Maercker, M., Mohamed, S., Vlemmings, W., Ramstedt, S., Groenewegen, M., Humphreys, E., Kerschbaum, F., Lindqvist, M., Olofsson, H., Paladini, C., Wittkowski, M., de Gregorio-Monsalvo, I., & Nyman, L. (2012). Unexpectedly large mass loss during the thermal pulse cycle of the red giant star R Sculptoris Nature, 490 (7419), 232-234 DOI: 10.1038/nature11511
La fase stabile della vita di una stella di massa simile a quella del Sole dura diversi miliardi di anni. È la cosiddetta sequenza principale, in cui l’idrogeno presente nel nucleo viene convertito gradualmente in elio. La fusione nucleare che alimenta il meccanismo produce energia a un ritmo né troppo veloce né troppo lento, sufficiente a mantenere la pressione di radiazione e la gravità in equilibrio: la stella non si espande né collassa su se stessa.
La tecnologia, sostengono alcuni umanisti, ci disumanizza. Ci allontana dalla realtà profonda dell’essere umano. Da ciò deriva la repulsione dei suddetti umanisti verso tutto ciò che è tecnologico, massime il computer, diabolico oggetto il cui uso è ormai diventato indispensabile anche per loro, ma che loro continuano a considerare nulla più che una penna sofisticata. Certo non una fonte di riflessione sull’umanità. Roba per vili meccanici. Chi, come noi, della tecnologia non ha timore osserva queste strane bestie umaniste figlie della sciagurata eredità crociana e si sente (ipocrita sarebbe nasconderlo), se non intellettualmente superiore (però un po’ sì, dai), almeno più aperto. Poi arriva Brian Christian e ci riconcilia con la cultura umanistica.
L’hanno trovato, finalmente! Un pianeta, intendo, intorno ad Alfa Centauri. Era ora, dopo decenni di racconti e film di fantascienza, in cui il sistema triplo di Alfa Centauri, distante poco più di 4 anni-luce dalla Terra, è stato usato come ovvio, naturale luogo d’elezione di pianeti abitati da civiltà aliene. Ultimi casi famosi Cybertron, il pianeta dei Transformers, e Pandora, lussureggiante luna in orbita intorno al gigante gassoso Poliphemus in Avatar.
Rappresentazione artistica del pianeta appena scoperto in orbita intorno ad Alfa Centauri B. (Cortesia: ESO/L. Calçada/N. Risinger/skysurvey.org)
A “soli” 4.700 anni-luce dalla Terra si trova la più vicina tra le grandi associazioni di stelle OB della galassia. Cygnus OB2, questo è il suo nome, contiene almeno 65 stelle di classe spettrale O, tra le più calde, brillanti, massicce e rare di tutte le stelle. Contiene inoltre tra 1.000 e 2.000 stelle di classe B, pesi massimi anche queste, benché non così calde e massicce come quelle di classe O.
Rappresentazione artistica del sistema binario Cygnus OB2 #9, costituito da due stelle di classe spettrale O i cui venti stellari collidono, generando lampi di raggi X registrati dai telescopi spaziali XMM-Newton e Swift. (Cortesia: NASA/C. Reed)
Persona che vai in autostrada a 180 all’ora e hai la piacevolissima abitudine di chiedere strada lampeggiando a tutto e a tutti come se stesse arrivando sua maestà (da qui in avanti “persona”, in latino), ho un paio di cose da dirti. La prima è che non sei per niente piacevolissimo, ma forse questo già lo sai. Invece una cosa che di sicuro non sai è che non sei nessuno. Ti informo che sulle autostrade italiane circolano almeno una decina di milioni di personae come te, tutte convinte di essere sua maestà come te, tutti maschi come te e tutti col tuo stesso identico muso. In pratica, per farti capire, è come se tu ti vedessi arrivare negli specchietti Pulcinella.
Una stella come il Sole irradia nello spazio, secondo dopo secondo, un’immensa quantità di energia, che è stata calcolata in circa 3,84 x 1026 W (384 milioni di miliardi di miliardi di watt). Che fine fa tutta questa energia? Va per lo più sprecata.
La meccanica quantistica l’hanno mescolata con tutto: da Alice nel paese delle meraviglie fino a Star Trek. Lodevoli tentativi di far digerire i paradossi quantistici ibridandoli con la cultura popolare. Tentativi che però, dopo un po’… per chi la fisica già la mastica, vuoi perché gli piace, vuoi perché se l’è puppata ai tempi dell’università, vuoi perché fa proprio il mestiere del divulgatore… insomma, dopo un po’ diventano stucchevoli. Aspettiamo con una certa inquietudine l’interpretazione quantistica del sesso (e no, al momento non ci risulta che qualcuno ci abbia ancora pensato, e i tentativi divulgativi di commistione fra la fisica e il sesso per il momento si limitano alla fisica classica).
Sotto le tre brillanti stelle che formano la cintura di Orione – Alnilam, Alnitak e Mintaka – pende la spada del cacciatore. L’elemento centrale della spada appare a occhio nudo come un bagliore non ben definito: è la famosissima Nebulosa di Orione, o Messier 42. Al centro della nebulosa, ben visibili nell’immagine qui riprodotta, si trovano le stelle del Trapezio, un giovane ammasso di stelle di classe spettrale OB, la cui potente radiazione ultravioletta è il motore che fa brillare la nebulosa e ne sta disperdendo rapidamente i gas.
Le stelle del Trapezio brillano al centro della nebulosa M42 in Orione in questa spettacolare immagine, frutto di un'elaborazione di Robert Gendler su dati d'archivio del telescopio spaziale Hubble. (Cortesia: NASA/ESA/Hubble Legacy Archive/Robert Gendler)
Questo libro è un tantino palloso. Oggettivamente. Non è uno di quei volumi che ti catturano. Non si fa sfogliare compulsivamente. A meno che non si abbia il gusto per i casi clinici, le diagnosi, le prognosi, gli elenchi di malattie. Eppure è un libro prezioso. Un libro da possedere, da tenere a portata di mano, da consultare. Soprattutto, un libro da rifilare ai credenti.
Il gruppo di ricerca dell’Università della California capitanato da Andrea Ghez sta osservando da ormai 17 anni il centro galattico nel vicino infrarosso, usando le ottiche adattive e le più sofisticate tecniche di imaging disponibili con i due telescopi da 10 metri dell’Osservatorio Keck, sulla vetta del Mauna Kea. Lo scopo di questa ormai quasi ventennale ricerca è lo studio più accurato possibile delle orbite delle stelle che gravitano intorno a Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.
L. Meyer, A. M. Ghez, R. Schoedel, S. Yelda, A. Boehle, J. R. Lu, T. Do, M. R. Morris, E. E. Becklin, K. Matthews (2012). The Shortest Known Period Star Orbiting our Galaxy’s Supermassive Black Hole Science DOI: 10.1126/science.1225506
Weekend in Valtellina per conciliare astronomia e gastronomia
di Veronica Pozzi
Da venerdì 19 a domenica 21 ottobre Ponte in Valtellina, che diede i natali a Giuseppe Piazzi, scopritore di Cerere, ospiterà il secondo raduno nazionale degli astrofili. Molte le iniziative in agenda per l’appuntamento che ha contato 50 presenze alla sua prima edizione, tenutasi lo scorso anno.
Alla fine degli Anni Sessanta del secolo scorso, i progressi tecnologici compiuti nell’esplorazione del cielo nelle frequenze dell’infrarosso consentirono di bucare per la prima volta in modo efficace la nera cortina di polveri che rende invisibile il centro galattico ai telescopi ottici. Nel 1968 Eric E. Becklin e Gerald Neugebauer, due astronomi del Caltech, riuscirono a scandagliare i parsec centrali della Via Lattea in quattro diverse lunghezze d’onda dell’infrarosso, ottenendo i risultati migliori a 2,2 micrometri. Superando 25 magnitudini di oscuramento dovuto alle polveri nei bracci a spirale interposti, scoprirono sciami di stelle addossate l’una all’altra con una densità inverosimile, a paragone delle enormi distanze che, nella periferia galattica, separano il Sole dalle sue vicine. Un articolo pubblicato su Le Scienze nel 1974 (R.H. Sanders e G.T. Wrixon, “Il centro della Galassia”) riassumeva in modo suggestivo ciò che Becklin e Neugebauer avevano osservato:
Le misure infrarosse indicano che il nucleo galattico contiene circa un milione di stelle per parsec cubo, una densità stellare circa un milione di volte superiore a quella dei dintorni del Sole. Ciò implica che un essere vivente su un pianeta orbitante intorno a una stella del nucleo galattico vedrebbe un milione di stelle brillanti come Sirio, la stella più brillante del nostro cielo. L’intensità integrata di tutte le stelle del cielo notturno di un tale pianeta sarebbe pari a circa 200 Lune Piene. In queste condizioni gli astronomi ottici si dovrebbero limitare allo studio degli oggetti vicini più brillanti; sarebbe offuscata persino la luce delle galassie più brillanti. (È però dubbio che possa esistere una qualche forma di vita su pianeti del nucleo galattico, dato che con densità stellari tanto alte i passaggi ravvicinati tra le stelle sarebbero così frequenti che i pianeti verrebbero strappati dalle loro orbite ogni poche centinaia di milioni di anni.)