Archive for dicembre 2012


Ve la cercate…

dicembre 27th, 2012 — 9:16am

…se gli date retta

di Marco Cagnotti

Dice che se la cercano. Dice che se vestono in abiti succinti provocano e poi succede che le violentano. Dice che se trascurano la famiglia e i figli sono arroganti e poi capita che le ammazzano. Dice pure che se non ti ecciti come un mandrillo quando vedi una donna discinta sei frocio. Dice. E sai che c’è? Ha ragione: le donne se la cercano. Ma non le donne che dice lui e non perché lo dice lui.

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Rea, gelida e butterata

dicembre 27th, 2012 — 9:00am

di Michele Diodati

Con un diametro di circa 1.530 chilometri, Rea è il secondo satellite di Saturno per grandezza, dopo Titano. Scoperta il 23 dicembre 1672 da Gian Domenico Cassini, faceva parte con Teti, Dione e Giapeto dei cosiddetti Sidera Lodoicea, le Stelle di Luigi, enfatico appellativo con il quale Cassini intese onorare il re Luigi XIV (la piaggeria era d’obbligo all’epoca per chi poteva lavorare solo ingraziandosi sovrani e mecenati: si pensi ai satelliti medicei di Giove, intitolati da Galileo a Cosimo II de’ Medici).

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La migrazione delle vagabonde blu

dicembre 23rd, 2012 — 12:26pm

di Michele Diodati

L’età dinamica di un ammasso globulare non sempre corrisponde alla sua età cronologica. Uno studio condotto da ricercatori italiani dimostra che questi antichissimi superstiti dell’universo primordiale possono mantenersi straordinariamente giovani oppure invecchiare in modo catastrofico, con il repentino collasso del nucleo, causato dallo sprofondamento degli oggetti massicci verso il centro.

L'ammasso globulare NGC 6388, ripreso con lo strumento ACS del telescopio spaziale Hubble. (Cortesia: NASA/ESA/F. Ferraro/Università di Bologna)

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Apocalisse in salsa gamma

dicembre 21st, 2012 — 1:57pm

Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle più terrificanti esplosioni dell’universo

di Alessandro Tavecchio

E’ un normale giovedì mattina. Al Polo Sud, nelle profondità della Terra ma soprattutto del ghiaccio, all’Ice Cube Neutrino Observatory, alcuni ricercatori annoiati seguono la routine, controllando i dati della notte precedente in cerca di qualche segnale interessante. Ancora nel dormiveglia, uno di loro nota qualcosa di strano. “Oh, ma avete visto l’ultimo set di dati? Si dev’essere fuso qualcosa: è completamente fuori scala!”, urla agli altri, ancora distanti, mentre un sottile fumo si alza e condensa dal suo caffè bollente. Le letture sono fuori da ogni norma. I neutrini sono particelle al limite dell’etereo, difficilissime da rivelare, eppure una pioggia improvvisa di questi fantasmi ha colpito i rivelatori. Perfino i neutrini solari, che provengono dall’oggetto più luminoso e vicino nel cielo, vengono a malapena registrati dagli avanzatissimi strumenti nelle profondità polari. “S’è spaccato tutto, qua”, esclama un altro scienziato, frustrato. Due ore dopo, i controlli tecnici non avrebbero notato nulla di irregolare negli strumenti. Ma nessuno sopravvivrà fino a due ore dopo.

Il Sole tramonta dietro l’Ice Cube Neutrino Observatory. Forse per l’ultima volta? (Cortesia: K. Vanderlinde/NSF)

I primi a sentire gli effetti sono i satelliti per le rilevazioni astronomiche, con i loro strumenti per le radiazioni ad alta energia. Uno per volta, travolti da un flusso inarrestabile di fotoni, abbagliati da una luce invisibile all’occhio umano, diventano ciechi. Poco dopo, sulla Terra, gli astrofili cominciano a vedere qualcosa: una nuova stella nel cielo. Che ben presto diventa abbastanza luminosa da essere notata anche da chi al cielo non presta mai attenzione. Alcuni realizzano immediatamente che cosa sta succedendo. Altri si fanno prendere dal panico e avvisano le autorità. La comunità internazionale è in fremito. Internet si riempie di messaggi: “Tirate fuori i telescopi! C’è una supernova!”. Ma tutto questo vociare non è davvero necessario. Ovunque sulla Terra, giorno o notte che sia, il Sole e le altre stelle non possono competere: la luce della nuova stella riempie ogni angolo del cielo.

Il panico comincia a diffondersi, ma è solo l’inizio. Ogni singolo apparecchio elettronico sulla Terra si spegne: non si accenderà mai più. L’unica luce rimasta, aspra, fredda, proviene da ogni direzione del cielo. Mentre le urla di terrore si alzano da ogni angolo del globo, i raggi gamma della supernova finiscono di incenerire lo strato di ozono che protegge la Terra dalle radiazioni cosmiche. Fuggire non serve a nulla, quando la morte si muove alla velocità della luce.

L’agonia prosegue più lenta per i pochi sopravvissuti. È il Sole a portare la fine. La sua luce ultravioletta attraversa senza intoppi un’atmosfera che ormai non esiste più, inondando la Terra con nuove, differenti radiazioni. In poche ore l’intera superficie del pianeta viene incenerita. Chiunque si trovi all’aperto resta cieco, bruciato, costretto a cercare riparo nelle profondità della terra o del ghiaccio. Servirà soltanto a prolungare la sua agonia.

La morte lentamente salirà la catena alimentare, sradicata alla base dalla totale sterilizzazione del pianeta. Non una pianta, non un’alga, non un singolo organismo fotosintetico sarà risparmiato. Nel giro di qualche settimana, i batteri estremofili saranno gli unici sopravvissuti sulla biglia blu che una volta era l’unico santuario della vita nel Sistema Solare.

È passato molto tempo dall’ultima volta che un’estinzione di massa è stata causata da un evento astronomico.

Ma, alla fine, il giorno è giunto.

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Un magico Saturno

dicembre 20th, 2012 — 8:41am

di Michele Diodati

Per vedere un’altra immagine di Saturno così bella bisogna ritornare al 2006, quando la sonda Cassini catturò una spettacolare immagine del pianeta con gli anelli visto dal lato in ombra. Nell’immagine appariva anche la Terra, non visibile stavolta perché nascosta dietro la massa del gigante gassoso.

Mosaico a colori potenziati, realizzato assemblando immagini di Saturno e degli anelli riprese dalla sonda Cassini il 17 ottobre 2012 per mezzo dei filtri infrarosso, rosso e viola. (Cortesia: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

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Chang’e 2 puntuale all’appuntamento con Toutatis

dicembre 18th, 2012 — 9:23am

di Michele Diodati

Sembra insomma che i cinesi ce l’abbiano fatta, secondo quanto comunicano l’agenzia di stampa Xinhua e il telegiornale di CCTV. Il 13 dicembre alle 08:30:09 GMT la sonda Chang’e 2 è sfrecciata vicinissima all’asteroide Toutatis, passandolo – dicono le fonti – a soli 3,2 chilometri di distanza, a una velocità relativa di 10,73 chilometri al secondo. In quel momento la sonda e l’asteroide si trovavano a circa 7 milioni di chilometri dalla Terra.

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Rho Ophiuchi 102: una nana bruna e il suo disco di polveri

dicembre 10th, 2012 — 9:46am

di Michele Diodati

In quella bellissima regione della Via Lattea al confine tra le costellazioni di Ofiuco e dello Scorpione, più o meno a metà strada tra il sistema binario di Rho Ophiuchi e la supergigante Antares, si trova la nebulosa oscura L1688. Nei confini apparenti di questa nebulosa appare la debole luce di una nana bruna: Rho Ophiuchi 102.

La posizione di Rho Ophiuchi 102 in L1688. (Cortesia: Digitized Sky Survey 2)

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Il Graal delle “lavatrici” o la mappa della gravità lunare

dicembre 7th, 2012 — 3:27pm

di Michele Diodati

Ebb e Flow, le due sonde della missione GRAIL, hanno prodotto la più dettagliata mappa gravitazionale della Luna mai realizzata. Ciò che emerge da questa mappa è un passato violento, fatto di continui, devastanti impatti. La storia dei primi miliardi di anni del Sistema Solare è stata tutt’altro che tranquilla.

Una rappresentazione artistica delle sonde GRAIL, in orbita intorno alla Luna dall'inizio del 2012. (Cortesia: NASA/JPL-Caltech/MIT)

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Ricetta del giorno: un cucchiaio di polvere marziana

dicembre 5th, 2012 — 9:32am

di Michele Diodati

L’unico scoop che rimane, al termine di questa attesa di rivelazioni da Marte gonfiata dai media e dalla colpevole complicità della NASA, è il mestolo (“scoop” in inglese) che Curiosity ha utilizzato per prelevare i campioni di suolo analizzati dal suo laboratorio chimico portatile.

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Ghiaccio su Mercurio

dicembre 4th, 2012 — 2:35pm

Conferma un’ipotesi sull’origine della vita

di Pietro Moretti

Mercurio: il secondo pianeta più caldo del nostro Sistema Solare ci coglie tutti di sorpresa. La sonda Messenger, lanciata dalla NASA lo scorso anno, ha verificato l’esistenza di ghiaccio e materia organica sul pianeta più vicino al Sole. Utilizzando il radar e un altimetro a raggi infrarossi per scandagliare la superficie del Polo Nord di Mercurio, sono state rilevate delle macchie in prossimità dei Poli. Ma come può esserci del ghiaccio se la temperatura media sulla superficie di Mercurio raggiunge i 170 Celsius?

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Pismis 24-1 una e trina

dicembre 3rd, 2012 — 8:56am

di Michele Diodati

Una stella brillantissima e di massa impossibile viene “aggredita” con tutta la potenza del telescopio spaziale Hubble, finché non rivela i suoi segreti. Il limite teorico delle 150 masse solari è salvo. Non altrettanto si può dire dei dischi protoplanetari nelle immediate vicinanze di Pismis 24-1.

Una straordinaria immagine dell'ammasso aperto Pismis 24 in NGC 6357, ripresa dal telescopio spaziale Hubble nel 2006. (Cortesia: NASA/ESA/Jesús Maíz Apellániz/Davide De Martin)

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Spazio 2012

dicembre 2nd, 2012 — 3:25pm

Vuoi farti un bel regalo di Natale?

di Marco Cagnotti

Un proverbio diffuso fra i giornalisti dice che “il quotidiano di ieri va bene solo per la verdura e il pesce”. Insomma, le notizie vecchie non valgono più niente. Ovvio: se oggi Renzi litiga con Bersani e si prendono a male parole, fra due giorni non solo tutti se lo saranno bellamente scordato, ma di questo litigio non fregherà più niente a nessuno. Idem per il bombardamento su Gaza o il terremoto in Cina: tutto dimenticato perché nel frattempo altre cose saranno diventate più impellenti. Questo è vero anche per le notizie scientifiche? Sì e no.

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Sgr A*, un perno invisibile piantato al centro della Via Lattea

dicembre 2nd, 2012 — 2:13pm

di Michele Diodati

Avevamo già parlato in un precedente post dello studio che il gruppo guidato dall’astrofisica Andrea Ghez sta portando avanti da molti anni, cioè la determinazione esatta delle orbite delle stelle che gravitano intorno a Sgr A*, il buco nero supermassiccio da 4 milioni di masse solari che si trova al centro della Via Lattea. La ricerca, eseguita ultimamente con le ottiche adattive dei telescopi Keck, è resa difficile dal forte oscuramento del centro galattico, dovuto a grandi masse di polveri interposte. L’animazione proposta qui di seguito è stata realizzata dal gruppo di Ghez e mostra in modo suggestivo l’effetto di perno che Sgr A* esercita sulle orbite delle stelle, alcune molto più massicce del Sole, che sfrecciano pericolosamente nelle sue immediate vicinanze.

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