Sto impicciato con il lavoro e ho tempo solo per una brevissima segnalazione al pubblico ludibrio. Sicché cliccate e ascoltate: è breve, sono meno di 7 minuti. Ascoltate e poi godete: la memoria dell’acqua, il teletrasporto e quant’altro. Compresi “brevi cenni” sull’universo. Anche perché “non sappiamo veramente di che cosa siamo fatti”. Sbagliato: a sentir ‘sta roba, scopriamo che siamo fatti di minchiate, ahinoi.
L’asteroide che il 15 febbraio 2013 si è disintegrato sui monti Urali in Russia, rompendo gran parte dei vetri degli edifici della città di Chelyabinsk, ha creato una duplice, insolita coincidenza astronomica. La prima e più appariscente è stata il sovrapporsi di questo evento del tutto inatteso con il passaggio ravvicinato di un altro asteroide, 2012 DA 14, che proprio quel giorno ha sfiorato la Terra, sfrecciando a soli 27.680 chilometri sopra i cieli dell’Indonesia, al di sotto dell’orbita dei satelliti geostazionari (anche questo un evento molto raro).
Kepler-37 è una stella di sequenza principale, di età raggio e massa relativamente simili al Sole, situata nella costellazione della Lira (la stessa della brillante Vega) a una distanza di circa 215 anni-luce dalla Terra. Intorno a questa stella di magnitudine apparente 9,7, il telescopio spaziale Kepler ha scoperto la presenza di quattro possibili pianeti.
Kepler-37 è la stella evidenziata dal cerchio giallo in questo campo stellare ripreso dalla Digitized Sky Survey. (Cortesia: DSS2)
In generale, le galassie possono essere considerate “sociali”: se ne vanno a spasso in gruppi e interagiscono frequentemente. Tuttavia, questa immagine del telescopio spaziale Hubble mette in evidenza come talune galassie preferiscano comportarsi da solitarie affamate. Simili stranezze cosmiche hanno posto gli astronomi di fronte al “caso” delle galassie vicine scomparse.
La gigantesca galassia ellittica ESO 306-17, situata nella costellazione meridionale della Colomba. (Cortesia: NASA/ESA/Michael West/ESO)
Lanciato il 7 marzo 2009, il telescopio spaziale Kepler non ha di certo deluso le aspettative degli astronomi. Sono ormai oltre 100 gli esopianeti, cioè i pianeti orbitanti stelle diverse dal Sole, la cui esistenza è stata scientificamente confermata. A fianco di questi, vi sono poi migliaia di candidati pianeti in attesa di conferma (2.740 a gennaio 2013). E nuovi candidati continuano ad aggiungersi all’elenco, a mano a mano che i dati provenienti dallo spazio vengono esaminati e riesaminati da una vasta comunità di astronomi e di semplici appassionati.
Subito dopo aver deciso il titolo di questo post, mi è venuto in mente che sarebbe stato perfetto per un’arma di Goldrake, il gigantesco robot “componibile” dei cartoni animati giapponesi di fine Anni Settanta. Me lo sono immaginato pronto a saettare contro il nemico di turno, urlando minacciosamente: “Lampi di protostella!”.
Purtroppo Goldrake non ha davvero nulla a che fare con la scoperta che ha ispirato il titolo, il quale si giustifica unicamente per il fatto che descrive in modo appropriato i fatti osservati dagli astronomi.
La nebulosa a riflessione Messier 78, ripresa con il telescopio da 2,2 metri dell'ESO in Cile. (Cortesia: ESO/I. Chekalin)
La splendida nebulosa a riflessione Messier 78 (più brevemente M78) è l’oggetto di quest’immagine astronomica, realizzata a partire dai dati recuperati nell’archivio dell’ESO dal russo Igor Chekalin, vincitore del concorso “Tesori nascosti 2010″.