È cominciato con un senso di stanchezza, pressappoco due anni fa. Mi svegliavo la mattina e non avevo una gran voglia di mettermi a lavorare. Mi mancava lo slancio. La passione. L’amore. Poi, certo, lavoravo comunque, perché sono un professionista. Per inerzia, però. E non una mattina soltanto. Macché: tante mattine, una dopo l’altra. E la sera andavo a dormire scontento. Perché il lavoro non mi aveva dato soddisfazione, pensavo. Invece il motivo era diverso: non ne capivo più il senso, lo scopo.
Il 15 febbraio 2013 la zona intorno alla città russa di Chelyabinsk, negli Urali, è stata sconvolta dalla potente esplosione in quota di un piccolo asteroide del diametro stimato di 17 metri e del peso di circa 10 mila tonnellate, penetrato una trentina di secondi prima nell’atmosfera terrestre.
La nebulosa a emissione NGC 2467, nella costellazione australe della Poppa, è una complessa area di formazione stellare che comprende oggetti posti a distanze differenti lungo la stessa linea di vista. Vi sono giovani stelle blu che emettono una potente radiazione ultravioletta, ammassi aperti, vaste nebulosità di gas ionizzato e stelle in formazione ancora avvolte nei loro bozzoli.
Immagine in campo grande centrata su NGC 2467, ricavata dalla Digitized Sky Survey 2. L'area osservata ha un'estensione angolare di meno di 2 gradi (vedi anche in alta risoluzione). (Cortesia: DSS2/Davide De Martin)
Non so… grazioso è grazioso. Tecnicamente è ineccepibile. E’ anche toccante, volendo. Ma se lo scopo era invogliare alla lettura… beh, a me sembra un fallimento.
Residui ultracompatti di stelle massicce esplose come supernovae, i buchi neri sono oggetti al limite della comprensione. Sono circondati da dischi di accrescimento in rotazione, che attirano materia dallo spazio circostante e possono produrre spettacolari getti, attraverso i quali parte della materia in caduta verso il buco nero viene restituita al mezzo interstellare. Lo spazio viene così fecondato di elementi che saranno incorporati in nuove generazioni di stelle.