Le obiezioni video
Siamo andati sulla Luna?
Sarà capitato anche a voi: non appena si sparge la voce che siete un astrofilo, salta fuori qualcuno che vi chiede se siamo davvero andati sulla Luna. E voi, da buoni samaritani, non sapete resistere alla tentazione di cercare di spiegare all’incredulo che vi assilla con le sue mille tesi fantasiose pescate acriticamente da Internet. La prossima volta dite che siete un proctologo.
Se invece decidete di rispondere alle provocazioni “lunacomplottiste”, è meglio che siate preparati con dati, cifre e spiegazioni efficaci e semplici. Questo è un piccolo vademecum per replicare alle tesi basate sulle presunte prove osservate nella documentazione video delle missioni Apollo.
La bandiera che sventola
In alcuni video delle escursioni degli astronauti sulla Luna si vede che la bandiera oscilla, come se fosse mossa dal vento. Ma sulla Luna il vento non c’è: si tratta forse di un errore che rivela la messinscena?
Naturalmente no. In realtà la bandiera si muove soltanto quando viene mossa dagli astronauti che ne impugnano l’asta per conficcarla nel terreno. Poi non si muove più, come si vede confrontando immagini scattate in momenti differenti. Le Figure 1 e 2 mostrano la bandiera dell’Apollo 11: fra i due scatti c’è mezz’ora di differenza, ma il drappo ha esattamente le stesse pieghe.
C’è però un’eccezione che è meglio conoscere per non essere presi in castagna. In un punto delle riprese video della missione Apollo 15 la bandiera oscilla senza che (almeno in apparenza) sia stata toccata: il fenomeno avviene a 2:30 circa nel primo video qui sotto. Si tratta probabilmente di un effetto elettrostatico, dovuto al passaggio di un astronauta nelle vicinanze: un fenomeno che sulla Terra, in atmosfera, non sarebbe osservabile e che in realtà dimostra che la ripresa fu effettuata nel vuoto. Il movimento della bandiera, sia in questo caso sia dopo che è stata mossa per conficcarla, è in effetti una delle migliori prove che le riprese avvennero in assenza d’aria: è innaturale, rigido e privo del rapido effetto frenante che si ha in atmosfera.
Chi riprese la discesa del primo astronauta?
Questa è una perplessità ricorrente anche fra chi non ha dubbi sulle missioni lunari. Come fu possibile vedere in diretta televisiva il primo passo di Neil Armstrong sulla Luna dall’esterno, se non c’era nessuno già fuori?
La soluzione è piuttosto semplice: Armstrong, mentre era in cima alla scaletta, azionò un cavo che apriva un contenitore ribaltabile di strumenti, chiamato MESA, situato su uno dei lati della base del modulo lunare, che alloggiava una telecamera dotata di obiettivo grandangolare. Nella Figura 3 il MESA è lo scatolone inclinato a sinistra e la freccia indica la telecamera che stava al suo interno. L’inquadratura era stata calcolata in anticipo e il sistema non richiedeva che fuori ci fossero operatori.
Chi riprese il decollo dalla Luna?
Le spettacolari riprese video della partenza dello stadio superiore del modulo lunare, mostrate nella Figura 4, non provengono dalla prima missione, come pensano in molti, ma dalle ultime due, Apollo 16 e 17. In queste missioni la telecamera era montata sul Rover (la jeep elettrica usata dagli astronauti) e comandata dalla Terra. Il momento del decollo e la traiettoria erano noti con grande precisione, per cui l’operatore a terra riuscì ad anticipare i comandi per il movimento della telecamera in modo da tenere conto del ritardo radio di 1,3 secondi dovuto alla distanza Terra-Luna.
Astronauti sorretti da imbragature?
C’è chi sospetta che il modo in cui gli astronauti si rialzano con una semplice spinta delle mani, con una rotazione innaturale, dopo una caduta nelle riprese lunari dimostri che erano sostenuti da cavi per simulare la gravità ridotta.
In realtà l’aspetto innaturale del gesto deriva dal fatto che la tuta e lo zaino pesavano quanto l’astronauta, per cui il suo baricentro era fortemente spostato indietro e in alto rispetto alla norma: è per questo che gli astronauti camminano inclinati in avanti. Al tempo stesso la gravità lunare, pari a un sesto di quella terrestre, riduceva il peso complessivo dell’astronauta, della tuta e dello zaino a una trentina di chili, per cui lo sforzo necessario per rialzarsi era piuttosto modesto. L’aspetto innaturale dei movimenti è dovuto al fatto che avvengono in un ambiente non naturale come quello lunare.
Del resto ipotizzare l’uso di cavi non è plausibile, perché nelle riprese televisive delle missioni, trasmesse in diretta, ci sono sequenze ininterrotte di decine di minuti, durante le quali gli astronauti cambiano direzione e posizione ripetutamente: sarebbe stato impossibile non ingarbugliare i cavi.
Il bagliore filiforme
Questa è una delle obiezioni più difficili da affrontare per chi cerca di rispondere alle tesi di falsificazione in studio delle riprese video lunari ma non conosce a fondo la tecnologia dell’epoca. In molti video si vede infatti uno strano bagliore momentaneo scaturire dalla sommità dello zaino degli astronauti. L’impressione è quella tipica del riflesso della luce su un cavo, come mostra la Figura 5.
Come si spiega? Occorre sapere che in cima allo zaino degli astronauti c’era un’antenna radio un po’ particolare: non la solita astina telescopica, ma una lamina metallica flessibile, simile a quella di un metro a nastro o flessometro. Essendo piatta e sottile, vista di taglio era pressoché invisibile, mentre vista di piatto offriva un’ampia superficie riflettente. Il bagliore è dovuto al riflesso momentaneo del Sole sull’antenna mentre l’astronauta si sposta.
In alcune riprese, però, entra in gioco un altro fenomeno: la conversione ripetuta dei video da un formato a un altro, per esempio per pubblicarli su Internet, produce i cosiddetti “artefatti di compressione”: errori di elaborazione che generano dettagli in realtà inesistenti nelle riprese originali, alle quali bisogna sempre fare riferimento per qualunque discussione.
Le papere di Neil Armstrong
Su Internet circola un video che mostra uno dei “ciak” sbagliati: Neil Armstrong scende la scaletta ma, al momento di pronunciare la famosa frase “Questo è un piccolo passo per un uomo…”, un traliccio che sostiene i riflettori del set cinematografico cade alle sue spalle e il regista grida di fermare le riprese. Il video è in realtà uno spot pubblicitario prodotto nel 2002 dall’agenzia britannica “The Viral Factory”, ma le copie circolanti hanno perso il nesso con la fonte originale.
La confessione di Kissinger, Rumsfeld e Kubrick
Un altro video molto spesso citato dai sostenitori della messinscena lunare mostra Henry Kissinger, Donald Rumsfeld, la moglie del regista Stanley Kubrick e altri volti noti ammettere che Kubrick girò le scene delle passeggiate lunari per conto della NASA, dalla quale voleva avere un particolare obiettivo top secret che gli serviva per girare il suo film Barry Lyndon. Non si tratta di sosia o di trucchi di doppiaggio: sono proprio loro a parlare.
Si tratta di spezzoni provenienti dal documentario-parodia francese Opération Lune (noto anche come Dark Side of the Moon o Operazione Luna), di William Karel, trasmesso dalla rete televisiva Arte nel 2002. Le persone intervistate recitano le battute del copione, tanto che sui titoli di coda vengono presentate le loro papere. Purtroppo anche qui spesso si è persa traccia dell’origine di questi spezzoni e quindi la parodia viene scambiata per realtà, nonostante contenga indizi evidenti: per esempio, uno degli intervistati si chiama David Bowman, proprio come l’astronauta protagonista di 2001: Odissea nello spazio.
La registrazione rubata: alieni sulla Luna
E’ stato recentemente riproposto anche da alcune trasmissioni televisive un brano audio che viene presentato come una registrazione clandestina, effettuata da radioamatori, dei dialoghi che sarebbero stati censurati dalla NASA. In questo brano si sentono le voci di Armstrong e Aldrin che esclamano di aver trovato strutture di esseri extraterrestri sulla Luna.
In realtà si tratta di un falso, oltretutto molto approssimativo. Il confronto con altre registrazioni permette di notare molto facilmente che le voci non somigliano neanche lontanamente a quelle vere dei due astronauti. Ma soprattutto una ricerca attenta rivela la vera fonte dello spezzone: un documentario parodistico britannico del 1977, intitolato Alternative 3.
Apollo 20, missione segreta
Un’altra tesi ripresentata di recente dai media è che ci sarebbe stata una missione militare segreta, battezzata Apollo 20, per recuperare un veicolo alieno caduto sulla Luna. La prova sarebbe un filmato che mostra il veicolo e anche uno dei suoi occupanti.
Si tratta in realtà di una burla congegnata dall’artista francese Thierry Speth. Il passaparola distorto di Internet ha fatto perdere traccia delle origini delle immagini a molti di coloro che le propongono, ma è sufficiente osservare con attenzione le riprese per notare errori che tradiscono la burla, come per esempio una ben poco futuristica molla visibile a bordo della presunta astronave aliena.
I nastri lunari perduti
La NASA ha cancellato i nastri originali della diretta del primo sbarco sulla Luna: era necessario far sparire qualche immagine compromettente. Così, almeno, sostengono i “lunacomplottisti”.
La cosa interessante è che la prima parte dell’accusa è vera: sì, i nastri sui quali furono registrate le fioche immagini che arrivarono dalla Luna nella notte fra il 20 e il 21 luglio 1969 sono stati cancellati e riutilizzati, ed è giusto chiedersi come e perché sia stato possibile buttar via un documento storico del genere. Per capire quello che a prima vista sembra un errore scandaloso o una prova di segreti da nascondere occorre conoscere le modalità tecniche di quella straordinaria diretta di 40 anni fa.
Per trasmettere dalla Luna, a 393 mila chilometri di distanza, gli astronauti ebbero a disposizione un trasmettitore televisivo alimentato a batterie, un’antennina parabolica da un metro di diametro e una larghezza di banda di 500 kHz contro i 4,5 MHz delle trasmissioni televisive normali. Non era mai stato tentato nulla del genere. Il segnale che arrivò sulla Terra fu debolissimo e gli ingegneri dovettero fare i salti mortali per riuscire nell’impresa di trasmettere e ricevere le immagini storiche. Per farcela con la tecnologia analogica dell’epoca ricorsero a una serie di compromessi qualitativi: bianco e nero anziché colore, immagini a 320 linee di risoluzione anziché le 525 dello standard televisivo NTSC statunitense, 10 fotogrammi al secondo invece dei normali 30. Questo però produsse un segnale televisivo fuori standard (slow-scan), che fu necessario convertire al formato televisivo normale. Poiché mancava la tecnologia elettronica che oggi consideriamo banale, la conversione venne fatta presso le stazioni riceventi terrestri (i grandi radiotelescopi di Parkes e Honeysuckle Creek in Australia e di Goldstone in California) usando un metodo piuttosto artigianale: puntando una telecamera speciale verso un monitor che mostrava le immagini fuori standard ricevute dalla Luna. Il segnale così convertito fu distribuito via satellite in tutto il mondo.
Tutto questo meccanismo e la catena di ritrasmissioni comportarono un’ovvia perdita di qualità, come in ogni processo analogico, per cui le immagini effettivamente ricevute dalla Luna furono molto più nitide di quelle che arrivarono alla fine sugli schermi dei telespettatori, come mostra la Figura 6. La NASA registrò il segnale convertito su bobine video normali e registrò anche il segnale diretto dalla Luna (quello fuori standard e migliore) su una traccia delle bobine dei nastri di telemetria. In questo modo i nastri contenenti queste immagini di massima qualità furono però etichettati come normale telemetria e archiviati insieme a tutti gli altri. Alcuni anni dopo la fine del progetto Apollo, la telemetria archiviata fu dichiarata non più utile e le sue costose bobine di nastro furono cancellate per essere riutilizzate. Sono questi i nastri lunari perduti: non contenevano immagini differenti o aggiuntive rispetto a quelle disponibili nelle videoregistrazioni che tutti conosciamo, ma ci avrebbero offerto immagini decisamente migliori, in termini di dettaglio e nitidezza, di quel momento irripetibile.
Va detto che all’epoca era impensabile poter estrarre da quei nastri una versione migliore di quella già convertita e oggi disponibile (l’elaborazione digitale delle immagini era ancora agli albori), ed è per questo che non fu data loro molta importanza. Inoltre alcuni spezzoni delle immagini originali sono disponibili grazie alle riprese amatoriali su pellicola effettuate all’epoca da uno dei tecnici, Ed von Renouard, ed è possibile che riemergano copie non ufficiali di quelle storiche trasmissioni. In ogni caso, per fare ammenda la NASA ha finanziato il restauro digitale delle migliori copie disponibili della diretta lunare dell’Apollo 11. Ma rimane il rammarico per l’occasione perduta.
Apollo 11 Enhanced EVA Television from Mark Gray on Vimeo.
(2 – continua)
Categoria: Materia oscura | Tags: apollo, complotti, luna Commenti »







