Come discutere con un lunacomplottista

giugno 14th, 2010 — 10:00am

Siamo andati sulla Luna?

di Paolo Attivissimo

E’ il momento fatidico. Avete letto tutti gli articoli precedenti di questa serie, siete fiduciosamente saturi di risposte tecniche ai dubbi sugli sbarchi lunari e, mentre contemplate la maestosa serenità della volta celeste, sentite una voce che prima definisce Saturno “quella palla con i manici” e poi si rivolge agli amici dicendo: “Ma gli Americani non sono mica andati sulla Luna, lo sanno tutti”. Subito voi vi sentite in dovere di reagire. Ma come? Perciò vi propongo qualche consiglio basato sulle mie esperienze con i dubbiosi e soprattutto con i cospirazionisti di ogni sorta, quelli che hanno capito tutto e lo vogliono spiegare agli altri. Io li chiamo affettuosamente “diversamente furbi”.

Consigli strategici

Prima di tutto, inquadrate il vostro interlocutore. E’ un lunacomplottista, ossia è fermamente, boriosamente convinto che le missioni lunari umane furono una messinscena e che chi non l’ha capito è un ingenuo? In tal caso far finta di non aver sentito è una scelta più che dignitosa. Inutile sporcarsi le mani: una discussione sarebbe uno spreco di tempo, perché non c’è nulla di razionale che potreste dire per far cambiare un’idea che non è nata razionalmente. E, se non vi chiamate Buzz Aldrin e non siete astronauti lunari, non potete permettervi un cazzotto risolutivo.

Avete invece di fronte un dubbioso, che si mostra ricettivo al ragionamento e alla presentazione di prove ben argomentate e fondate? Molti hanno dubbi sulle missioni lunari semplicemente perché non le conoscono e hanno sentito parlare delle tesi di messinscena: non avendo gli strumenti per decidere chi ha ragione e chi ha torto, fanno l’unica cosa sensata, cioè mantengono il dubbio. Con loro vale sempre la pena di investire del tempo, per evitare che il contagio delle tesi cospirazioniste si estenda: accetteranno le vostre risposte precise alle loro perplessità e vi ringrazieranno per il chiarimento, se riuscirete a non stordirli con troppi dettagli tecnici.

C’è un solo caso nel quale consiglio di discutere con un lunacomplottista: quando l’occasione permette di rendere chiara ai dubbiosi presenti l’assurdità delle tesi di cospirazione e la visione paranoica di chi le sostiene. A prima vista, infatti, alcune di queste tesi possono sembrare plausibili e sedurre i perplessi. Una discussione ben gestita vi permetterà invece di far emergere chiaramente le incoerenze del vostro interlocutore.

Suggerimenti tattici

Uno dei modi più efficaci per mettere in crisi un lunacomplottista è chiedergli fonti tecniche precise per le sue asserzioni. Non accettate frasi come “Lo sanno tutti che…”. Sottolineate che senza documenti o dimostrazioni le argomentazioni sono aria fritta.

Spesso il lunacomplottista in crisi ricorrerà all’attacco personale, chiedendovi se siete ingegneri aerospaziali o avete altre credenziali pertinenti alla materia. Se le avete, ditelo. In ogni caso mettete in chiaro che la realtà degli sbarchi sulla Luna ha il supporto dell’intera comunità tecnica e scientifica mondiale, quindi le vostre competenze individuali sono irrilevanti. Poi chiedete al lunacomplottista quali credenziali o supporti autorevoli ha lui. Non ne avrà, e la sua contestazione diverrà un autogol.

Non consentite cambi d’argomento. Siate serenamente inamovibili: se avete fatto una domanda, avete diritto a una risposta. Ripetete la domanda, se è stata elusa, e sottolineate il fatto che il lunacomplottista ha tentato di eluderla. Se alla fine l’interlocutore tenta un “Sì, ma…”, non mancate di far notare che quel “Sì” è un’ammissione di torto sullo specifico argomento.

Non impantanatevi negli aspetti minuziosamente tecnici delle missioni lunari: non chiariscono nulla per chi non è esperto. I complottisti amano insistere su dettagli insignificanti, ai quali non conviene controbattere con altri dettagli tecnici. Chiedete invece “E quindi?”, in modo che il lunacomplottista debba spiegare perché il dettaglio sul quale sta elucubrando è così importante. Di solito non ci riuscirà, e questo riporterà la discussione su temi più generali e comprensibili.

Un’altra cosa: mantenete una calma olimpica. Avete dalla vostra Galileo, Newton, Keplero, Armstrong e Von Braun. I presenti valuteranno chi ha ragione e chi ha torto non sulla base di argomentazioni tecniche, perché probabilmente non hanno le competenze necessarie, ma sulla base della serenità e della certezza non spocchiosa con la quale vi esprimerete. Anche se vi bolle il sangue, non manifestatelo. Se il lunacomplottista s’infuria e comincia a insultarvi e ad accusare tutti di far parte della cospirazione, avete vinto il dibattito. Non cambierà idea, ma i dubbiosi presenti saranno scioccati dalla sua furia e ne prenderanno le distanze, avvicinandosi alla vostra oasi di calma. Ricordate che il modo migliore per far vedere quant’è ridicolo il lunacomplottismo è lasciar parlare un lunacomplottista.

E tenete presente che, comunque vadano le cose, avete già vinto in partenza. Voi potete godervi l’emozione dell’epopea spaziale, che celebra il coraggio e l’ingegno umano. Loro no, perché credono di vivere in un mondo meschino e paranoico.

Vi posso proporre alcune domande che mettono rapidamente in crisi il lunacomplottista DOC, obbligandolo a giustificarsi con spiegazioni che non è in grado di dare senza contraddirsi e che per questo lo fanno arrabbiare. Sono domande comunque utili anche per una conversazione con un dubbioso, perché lo inducono a riflettere sulla coerenza e plausibilità dei propri dubbi.

Buon divertimento.

Toccata e fuga

Spesso non c’è tempo per avviare una discussione articolata. Se volete fulminare il lunacomplottista con una sola domanda, fategli questa: “L’astronauta italiano Umberto Guidoni ha studiato con Neil Armstrong, uno degli astronauti che sono andati sulla Luna. Stai dicendo che è scemo e si è fatto fregare da un contafrottole?”. Poi andate via, oppure cambiate argomento.

Quante e quali missioni sarebbero state falsificate?

Tutte quelle lunari? Soltanto la prima (Apollo 11)? Addirittura tutte quelle precedenti? E quelle sovietiche? Qualunque cosa risponda, il complottista lunare s’inguaia da solo. Se dice che furono falsificate tutte le missioni, comprese quelle prima dello sbarco, allora la messinscena diventa ridicolmente enorme e il materiale filmato e i reperti che sarebbe stato necessario falsificare crescono a dismisura, insieme al numero degli addetti ai lavori perfettamente omertosi da oltre 40 anni. Se dice che soltanto le missioni con sbarco sulla Luna (dalla 11 in poi) furono falsificate, allora accetta che quelle senza sbarco furono autentiche. Ma allora sono vere le immagini di quelle missioni, che sbugiardano le asserzioni sulle fotografie, come “Mancano le stelle”, “La pellicola si squaglia o si vela nello spazio” e “Le ombre sono troppo chiare”, e smentiscono l’idea che fosse impossibile raggiungere la Luna e che le radiazioni nello spazio avrebbero ucciso gli astronauti, perché le missioni Apollo 8 e 10 furono anch’esse lunari: lasciarono l’orbita terrestre, attraversarono le fasce di Van Allen e circumnavigarono la Luna.

Fu falsificata soltanto l’Apollo 11?

Chiedete perché sarebbe stato necessario falsificarla quando l’Apollo 12, la prima missione autentica secondo questa tesi, avvenne soltanto quattro mesi dopo, a novembre del 1969, anch’essa entro la fine del decennio, come promesso da Kennedy. E, se le missioni successive sono autentiche, allora le loro foto sono utilizzabili come termine di paragone per sbugiardare le obiezioni riguardanti le fotografie.

Qual è la versione alternativa degli eventi, in dettaglio?

In 40 anni, nessun lunacomplottista è mai riuscito a darne una coerente. Tutti si sono incagliati nelle contraddizioni della propria versione o si sono lanciati in ipotesi prive di qualunque supporto tecnico o documentale. L’unica versione dei fatti coerente e documentata è quella storica: sulla Luna ci siamo andati. Sei volte.

Il lunacomplottista potrebbe ribattere che basta dimostrare che la versione “ufficiale” è falsa. A parte il fatto che in 40 anni nessuno è riuscito neanche in questo, le tesi di complotto asseriscono che è accaduta una serie alternativa di eventi. Allora chiedete di presentare questi eventi alternativi sotto forma di un quadro completo, così si vedrà se il quadro è coerente o è una crosta.

Le foto furono ritoccate o no?

Per esempio, nella foto di Aldrin che saluta la bandiera, il drappo è aggiunto o no? Se la risposta è che le fotografie furono ritoccate, allora questo implica che furono scattate davvero sulla Luna, altrimenti non avrebbe avuto senso ritoccarle: sarebbe stato sufficiente rifarle tornando in studio. Se non furono ritoccate, allora ovviamente sono autentiche per definizione.

Se le foto furono fatte in studio, perché non ne fecero un po’ anche a Neil Armstrong?

Era il personaggio più “storico”, essendo il primo uomo sulla Luna. Invece quasi tutte le foto mostrano Aldrin. Come mai?

Come mai nessuno dei 400 mila che lavorarono al progetto ha mai denunciato la truffa, neanche in punto di morte?

I veicoli furono progettati e fabbricati da società commerciali, come Boeing e Grumman, nelle quali la segretezza non è mai perfetta. Se la tesi è che i veicoli non potevano funzionare, il lunacomplottista deve spiegare perché nessuno dei tecnici se ne accorse. Se la tesi è che se ne accorsero ma temevano ritorsioni, deve spiegare perché non c’è mai stata nessuna confessione, neanche in punto di morte, quando non c’era più nulla da perdere, o un lapsus in un momento di ubriachezza molesta. Diamine, non ci riesce la mafia, è credibile che ci riescano gli Americani? Per 40 anni? Se invece il lunacomplottista sostiene che furono costruiti veicoli perfettamente funzionanti per ingannare i tecnici, allora deve spiegare perché a quel punto non sarebbero stati usati.

Se le missioni umane sulla Luna erano impossibili, perché i Russi ci provarono?

Questa è una delle vostre grandi occasioni per battere le tesi lunacomplottiste sul loro terreno. Queste tesi hanno il pregio di essere affascinanti e intriganti da raccontare, ma anche la realtà è altrettanto ricca di fascino. Pochi sanno dei tentativi sovietici di portare un cosmonauta sulla Luna con il progetto N1-L3. Raccontateli: non li conosce quasi nessuno. Avrete modo di stupire il vostro pubblico con un complotto vero: quello russo per nascondere di averci provato. Se qualcuno obietta che l’N1-L3 fallì, va ricordato che c’era anche il progetto di circumnavigazione L1, che aveva tutte le carte in regola per avere successo e fu annullato soltanto perché gli Americani orbitarono per primi intorno alla Luna.

Perché i Sovietici non denunciarono al mondo la messinscena?

Erano in grado di accorgersene, grazie alla loro rete di spionaggio e di intercettazione delle comunicazioni radio e di telemetria. Avrebbero avuto tutti i motivi per denunciare una falsificazione. Far fare una figuraccia ai rivali capitalisti degenerati sarebbe stata un’occasione ghiottissima. Eppure rimasero zitti. Come mai? Una risposta ricorrente dei lunacomplottisti a questa domanda è che “avevano anche loro i loro scheletri nell’armadio” e che prima del primo volo spaziale umano “ufficiale”, quello di Gagarin, ci furono altri lanci che fallirono. A parte il fatto che usare un’ipotesi di complotto per giustificarne un’altra non è il massimo del rigore scientifico (dove sono le conferme autorevoli di queste missioni pre-Gagarin?), durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti non si fecero scrupolo di denunciare le falsità della propaganda sovietica e viceversa, per cui è ridicolo e implausibile che si siano fatti questa reciproca cortesia di stare zitti soltanto per i voli spaziali, così carichi di prestigio politico.

Quante foto e quante ore di ripresa filmata e di diretta televisiva sarebbe stato necessario falsificare?

Chiedete al lunacomplottista delle cifre: non le avrà. Spiegate che soltanto le foto scattate sulla Luna sono oltre 6.500. Soltanto le riprese televisive e cinematografiche della missione Apollo 16 sulla Luna ammontano a oltre 14 ore. E gli sbarchi furono sei. Fate notare, inoltre, che sarebbe stato necessario creare tutto questo materiale senza incoerenze o contraddizioni.

Con gli effetti speciali di allora, come fu impedito che la troupe e le attrezzature di scena fossero riflesse nelle visiere a specchio degli astronauti?

Chiedete di spiegare con precisione quale tecnica di ripresa avrebbe permesso questo risultato. Fate notare che spesso le visiere non mostrano semplicemente il cielo nero, ma riflettono i dettagli del terreno e degli strumenti circostanti. L’unico modo plausibile per “nascondere” la troupe sarebbe stato non averla: usare soltanto la fotocamera, la cinepresa o la telecamera mostrate nelle immagini, impugnata dall’altro astronauta o montata su un supporto. Ma questo avrebbe significato rinunciare a qualunque effetto realizzabile da una troupe e da apparati di ripresa più sofisticati e quindi avrebbe reso ancora più complicata la messinscena. Per esempio, il cameraman avrebbe dovuto lavorare vestito da astronauta e il set avrebbe dovuto essere perfetto (anche la “quarta parete”, quella dietro il punto di ripresa, avrebbe dovuto simulare il suolo e il cielo lunare). Per non parlare della necessità di lavorare nel vuoto per ottenere il moto parabolico della polvere calciata dagli astronauti.

Con gli effetti speciali di allora, come sarebbe stato ottenuto il moto parabolico della polvere calciata dagli astronauti o sollevata dalla jeep lunare senza produrre volute?

E’ un effetto che si può ottenere soltanto nel vuoto. Chiedete una descrizione tecnica di come sarebbe stato ottenuto quest’effetto, sottolineando che occorre realizzarlo mentre si ottiene contemporaneamente la camminata degli astronauti. Senza trucchi digitali, perché negli Anni Sessanta non c’era la grafica computerizzata. Il lunacomplottista non saprà rispondere.

Vedi errori rivelatori dappertutto: ma allora chi lo fece, questo complotto, Stanlio e Ollio?

Chiedete perché un complotto dal quale dipendeva il prestigio mondiale degli Stati Uniti sarebbe stato realizzato così male da essere pieno di errori. Fu affidato a un branco di pasticcioni?

Come mai nessuno degli esperti del settore, anche non americani, è d’accordo con te?

Sono tutti pagati per tacere? Come funziona questo meccanismo? Si viene avvicinati da un uomo in nero alla fine del corso di laurea in ingegneria aerospaziale? Chiedete come mai tutte le presunte anomalie nelle foto, nei video e nella tecnologia del progetto Apollo sono prove evidenti di messinscena soltanto agli occhi dei lunacomplottisti. E’ plausibile che dei dilettanti senza preparazione specialistica vedano quello che gli addetti ai lavori non notano? E non è un po’ arrogante che un cospirazionista lunare pensi di saperne più di un ingegnere aerospaziale?

Soprattutto ricordate ai presenti una cosa: chi insinua queste tesi di messinscena insulta i tanti piloti, tecnici e astronauti che sono morti nel tentativo di raggiungere la Luna e dovrebbe vergognarsi. Alla fine, infatti, il cospirazionismo lunare non è questione di tecnologia, ma di ideologia e pregiudizio, ed è su questo terreno, con il supporto dei fatti, che va combattuto.

(6 – fine)

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Categoria: Materia oscura | Tags: , , 4 commenti »

4 Responses to “Come discutere con un lunacomplottista”

  1. Giorgio

    Egregio signor Attivissimo,

    lei ha tutte le ragioni, e i suoi argomenti sono ineccepibili, però
    però sulla Luna “gli Americani” non ci sono mai andati, solo pochi…

    ;-) (strizzata d’occhi indispensabile)

  2. Paolo Attivissimo

    “gli Americani” non ci sono mai andati, solo pochi…

    Strizzata d’occhi ricevuta e ricambiata: meglio pochi ma buoni che nessuno. E idealmente, in quelle missioni, ci siamo andati tutti.

    Ciao da Paolo.

  3. a

    ma.. mi sembra un articolo pieno di rancore verso questi lunacomplottocosi,
    ma che ti hanno fatto? ti hanno toccato da bambino?

  4. admin

    @a:
    No, è che gli stanno (giustamente) sull’anima i cacciaballe.
    M.


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