Non sei immorale: sei coglione

giugno 15th, 2010 — 3:00am

La crisi economica vista con gli occhi di un fisico

di Marco Cagnotti

Devi crescere. Devi aumentare il fatturato. Devi attirare più turisti. Devi vendere più prodotti. Quest’anno devi guadagnare più dell’anno scorso, e l’anno prossimo più di questo.

Per crescere esistono solo due strategie: ridurre le uscite e incrementare le entrate.

Ridurre le uscite è facile. Fra le molte voci di spesa, una la tagli subito: la manodopera. Che ci vuole? La tecnologia ti aiuta: in quel reparto ieri ci volevano dieci operai e oggi ne bastano cinque. Purtroppo un po’ di materiale umano è sempre indispensabile. Ecco allora la prima idea: lavoratori meno esigenti. Anzitutto paghi meno quelli attuali. Come? Precarizzali, così non ti seccano con le loro pretese salariali: “Se non ti piace, puoi accomodarti, ché tanto fuori c’è la fila per lavorare”. Contratti a termine, e via andare. Poi, dove non arrivi con la precarizzazione, provvedi con la delocalizzazione. Filippine, Pakistan, India, Cina: la scelta non ti manca. Smantelli le fabbriche e gli uffici dove i lavoratori sono strapagati, sindacalizzati, protetti da sistemi di sicurezza e costosi paracadute sociali, e affidi la produzione di beni e servizi in outsourcing a qualche azienducola dei Paesi emergenti: gente sensibile alla protezione ambientale, sanitaria, sociale e sindacale perfino meno di te. Un bel risparmio. Così pullulano le tue fabbriche in Cina e i tuoi call center e centri di contabilità in India.

Ma non stai forse dimenticando qualcosa? Ops, è vero: i dipendenti precarizzati o disoccupati rimangono in braghe di tela. Non sarebbe un problema, se non fosse che… proprio loro sono i tuoi potenziali clienti. Chi comprerà i tuoi prodotti e i tuoi servizi? Non certo i morti di fame laggiù, pagati con un pugno di fave dai tuoi schiavisti in outsourcing. Gira e rigira, sempre quassù devi tornare a spacciare la tua mercanzia. Che fare? Purtroppo la delocalizzazione sembra ostacolare la seconda strategia per favorire la crescita, ovvero aumentare le entrate. Sembra soltanto, però, perché tu sei davvero astuto.

Le entrate aumentano se la clientela acquista beni e servizi. Ma la potenziale clientela, ora precarizzata o disoccupata, non ha soldi da spendere. Ecco allora la seconda idea: falli comprare a credito. La pubblicità, da sempre utile, ora ti diventa indispensabile per far passare il messaggio: tutto si può prendere oggi e pagare domani. Basta un bello slogan efficace: “Ritira l’auto adesso. La prima rata è fra un anno!”. To’, guarda: la mamma dei gonzi è sempre incinta e i suoi figli abboccano a frotte. E acquistano a rate non solo l’auto, ma anche il televisore, il telefonino, le vacanze. Siccome devono comprare e consumare a oltranza (ricorda il mantra: “Crescere, crescere, crescere!”), non c’è limite alle agevolazioni al credito. Puoi finanziare le loro case al 105 per cento: “Non solo ti do tutti i soldi per comprare la villa, ma in più ci aggiungo una congrua cifra per il mobilio”. Così la gente, consumatrice sempre e comunque, ingozzata a forza come le oche in batteria per produrre il foie gras, si indebita per benino.

A questo punto, ecco il colpo di genio finale: quel debito lo impacchetti in prodotti finanziari strampalati e incomprensibili e lo rivendi agli stessi gonzi come investimento sicuro dalle rendite stratosferiche. Non pago di ciò, lo spacci anche agli istituti previdenziali, sicché sgraffigni anche i soldi di chi gonzo non è, ma è stato costretto dallo Stato a risparmiare per la vecchiaia.

Così alla fine scoppia la bolla dei subprime, dei mutui concessi a condizioni favorevoli, troppo favorevoli, a chi non poteva permetterseli. Idioti loro, è chiaro, ma… adesso è facile prendersela con quei poveri pezzenti che si sono indebitati fino alle orecchie per comprarsi la villa e poi, incapaci di pagare le rate, sono falliti in massa e hanno trascinato con sé l’economia di tutto l’impero. E’ facile, sì, però bisognerebbe prima chiedersi due cose. Sono pezzenti, ma… anzitutto chi li ha resi pezzenti? E poi… chi ha suscitato in loro la convinzione di potersi permettere, anzi di doversi permettere una villa per potersi sentire qualcuno?

Riassumo. Per risparmiare, precarizzi o licenzi e quindi impoverisci i potenziali clienti. Che però poi, per aumentare il fatturato, induci a consumare a forza di debiti. Infine quegli stessi debiti glieli rifili come investimento. Una vera alzata d’ingegno.

Potrei biasimarti per la tua insensibilità sociale, per la tua perdita del senso di solidarietà umana, per il tuo disinteresse nei riguardi delle disgrazie altrui. Ma non lo farò.

Perché tu non sei banalmente immorale: sei coglione.

La tua plutocratica sicumera si fonda su un dogma irrazionale e pericoloso: il dogma della crescita a tutti i costi, sempre e a oltranza.

Devi crescere sempre. Ma non ti basta: anche la tua crescita deve crescere. Se la crescita rallenta, sei nei guai: “Ragazzi, l’anno scorso siamo cresciuti del 3 per cento e quest’anno solo del 2! E’ una tragedia!”. Insomma, non solo dev’essere positiva la derivata prima, ma anche la derivata seconda. Ma a spese di chi? O di che cosa? E fino a che punto?

Io sono un fisico, e la fisica mi insegna che una crescita infinita non è un problema se il sistema è aperto. In poche parole, se ti circonda un ambiente dal quale puoi pescare a piacimento risorse e materie prime e nel quale puoi scaraventare a volontà rifiuti e porcherie, allora puoi crescere senza limiti. Purtroppo, però, la Terra è un sistema chiuso. Più di tanto non la puoi spremere. E non può contenere scarti, scorie, schifezze ad libitum. Ergo, oltre un certo limite non puoi andare.

Un esempio a caso? I turisti. Lo so bene: tu godi come un mandrillo in calore quando arrivano in massa nel tuo albergo o nel tuo ristorante. Meglio ancora se sono più dell’anno scorso. E poi ancora di più. “Ragazzi, abbiamo il 3 per cento in più di pernottamenti!”. D’accordo… e poi? Quanti turisti vuoi arrivare ad avere, a forza di più 2 e più 3 e poi più 4 per cento? Centinaia di migliaia? Milioni? Quanti ristoranti e quanti alberghi e quante case di vacanza vuoi costruire per rifocillare e ospitare questa mandria? Dove li metterai? Il territorio è una risorsa finita. Alla fine, per accogliere i turisti, sarai costretto a cementificare tutto. Ridurrai il panorama uno schifo e alla fine nessuno verrà più. Sei felice?

Come dici? “Da sempre le cose stanno così”. Hai ragione: da sempre sussiste il dogma della crescita. Perché non è mai andato tutto a catafascio ben prima di adesso?

Spiegone in tre punti.

Anzitutto prima, per molto tempo, il sistema poteva essere considerato, a tutti gli effetti pratici, aperto. Il vasto mondo era in gran parte inesplorato. Dunque per allargarti ti bastava attraversare l’Atlantico, scannare un po’ di amerindi e fregar loro le risorse naturali. Ti serviva forza lavoro? To’, guarda: c’era lì l’Africa, piena di manodopera schiavizzabile, quindi a costo zero. Oggi il giochetto non funziona più, perché non c’è più un francobollo di terra che non sia stato sfruttato e/o inquinato. Dove scappi, allora? Quali nuovi mercati colonizzi? In quale buco remoto vai a scaraventare le tue scorie?

Inoltre non è vero che prima non è mai andato tutto a catafascio. Come la mettiamo con le crisi cicliche, così inevitabili da essere ormai considerate connaturate al capitalismo? E su… e giù… e su… e giù… e su… e ogni volta che vai giù lasci sul terreno milioni di posti di lavoro e capitali immensi. Dopodiché ricominci a crescere. Eh, tu sì che sei scaltro.

Così scaltro che hai perfino escogitato una soluzione al problema della crescita infinita. E’ la madre di tutti i catafasci possibili e immaginabili: una bella guerra purificatrice. Non ci vuole molto: quattro, cinque, al massimo sei anni di macelleria su vasta scala. Crollo totale di ogni produzione, dall’agricoltura ai servizi passando per l’industria (salvo quella militare, eh!). Milioni di morti, nel XX secolo addirittura decine di milioni. Alla fine, quando hai spianato per bene la qualità della vita delle masse rincitrullite con l’ideale di Patria, quando hai fatto un po’ di spazio per un nuovo aumento demografico e per un nuovo boom economico, puoi riprendere a crescere. Più pimpante di prima. Purtroppo ora anche questo trucco te lo puoi scordare. Nell’ultimo mezzo secolo hai continuato a gestire le tue guerricciole per interposta persona fra i morti di fame del Terzo Mondo. Ma quella sana catarsi oggi… nell’Occidente evoluto? Inconcepibile, lo sai bene.

In conclusione, in questo pianeta ormai globalizzato non ti puoi allargare e non puoi resettare il sistema con un’altra guerra mondiale. Eppure vuoi continuare a crescere.

Ma già sento il rimprovero: “Bella forza! E’ facile dire così. Forse non vorresti anche tu guadagnare sempre di più?”.

Chi, io? Io no. Non per forza, almeno. Certo, se qualcuno mi regala 3.000 euro al mese così, senza far niente, mica ci sputo sopra. Ma se per quei 3.000 euro io devo sacrificare gli ultimi scampoli di vita familiare, di lettura, di passeggiate, di riposo… beh, grazie, allora ne faccio volentieri a meno. Tieniti pure i tuoi soldi. E poi per farci che cosa? Per comprare un’ingombrante fuoriserie di lusso che beve come un etilista? Oppure una villa di 30 stanze, così grande che non riuscirei a incrociare mia moglie neppure per caso? O magari altri 10 mila libri che non avrei mai il tempo per leggere, neppure se non facessi altro dalla mattina alla sera?

Ecco, è questo il nocciolo della questione. Io prima ho deciso che cosa voglio. Prima, capisci? Ho stabilito a priori quale benessere desidero. Benessere materiale ma anche spirituale, emotivo, affettivo, culturale. Dopo, solo dopo, ho calcolato quanto devo lavorare e quanto devo guadagnare per arrivare fin lì. Ci sono arrivato e poi mi sono fermato. Punto. Non voglio crescere oltre. Sto bene come sto.

Come dici? Tu no? Ecco perché sei coglione.

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51 Responses to “Non sei immorale: sei coglione”

  1. Alanparly

    Amen

  2. Francesco

    Concordo!
    Ciao

  3. ju

    Quando si dice “cogliere nel segno”.

  4. Biagio Muscatello

    Divertente.

  5. Walter S. Andriuzzi

    Hai espresso esattamente ciò che penso! Sono finito su questa pagina per caso, un mio contatto l’ha postata su facebook, non so chi tu sia e cosa faccia nella vita (fammi indovinare, ti occupi di fisica? Lo so, sono un genio), non mi interessa: ti ammiro tantissimo

  6. Walter S. Andriuzzi

    “Inoltre non è vero che prima non è mai andato tutto a catafascio. Come la mettiamo con le crisi cicliche, così inevitabili da essere ormai considerate connaturate al capitalismo? “
    Infatti, la storia fornisce a chiosa di civiltà collassate al loro apogeo per, in parole semplici, problemi di sostenibilità ambientale. Anche alcuni importanti eventi storici che finora gli studiosi non hanno collegato a fattori ambientali (e quando mai, esiste solo l’uomo l’uomo l’uomo) risultano dagli studi più recenti causati almeno in parte dalla hubris dell’uomobisognacrescere – es. Angkor Wat, nel medioevo la città più popolosa e florida del mondo, pare che sia decaduta anche, o soprattutto, a causa di penuria idrica dovuta alla sovrappopolazione (consiglio http://blogs.discovermagazine.com/notrocketscience/2010/03/29/tree-rings-reveal-two-droughts-that-sealed-the-fate-of-angkor/)

  7. Giorgio

    Secondo i matematici, al mondo ci sono tre categorie di persone: chi sa contare e chi no…

    Le tre ragioni:
    1) “Anzitutto, prima, per molto tempo…”
    2) “Inoltre non è vero che prima…”
    3) ???: non si possono più fare guerre purificatrici?

    Mi piace molto il tuo blog: per questo mi permetto di prenderti un po’ (per il c***: cancella) in giro.

    A parte gli scherzi: hai tutte le ragioni del mondo.

  8. admin

    @Giorgio:

    Esatto: le tre ragioni sono quelle lì.
    E prendimi per il c*** finché vuoi: non me la prendo. D’altronde la dichiarazione d’intenti di Stukhtra lo dice esplicitamente: qui spesso si cazzeggia.
    Da ultimo: Stukhtra non è un blog. Ma questo già si sapeva.

    M.

  9. Yuri

    Splendido articolo, realtà al 100% detta con ironia.

    Ciao,
    Yuri.

  10. Giorgio

    Ooops!

    Riscrivo e correggo:

    Mi piace molto il tuo flusso informativo.

  11. Fabio

    Fantastico post, da apprezzare nella sua semplicità espositiva e nel suo tono ironico, credo che senza banalizzare troppo spieghi esattamente come ci siamo finiti, dentro a questa “crisi”. Complimenti davvero! ;)

  12. Pedra

    Anch’io voglio crescere del 3% all’ anno, peccato che le porte di casa siano alte 2.10m ed il soffitto 2.90m, per cui mi accontento dei miei 183cm che rimango a mio agio nella mia casa

  13. admin

    @Pedra:
    Mi sembra un’esemplificazione assolutamente centrata.

    M.

  14. Popinga

    E’ il più bell’articolo che ho letto quest’anno. Sei un grande. Chapeau.

  15. Claudio

    Complimenti per lo stile: anche questa è alta divulgazione!

    Per chi volesse approfondire l’argomento segnalo come i piccoli e medi imprenditori (ma c’è anche la RAI ad esempio) hanno pensato bene di attuare per risolvere la cosa….

    http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2010/06/11/linvasione-delle-finte-partite-iva-raccontateci-la-vostra-storia/

  16. Aurora

    Trovata grazie a FB, la condivido così tanto da ripassarla immediatamente con FB ai miei contatti. Nel mio minimo, circa 40 anni fa (ebbene sì, sigh…) io sostenevo che ai lavoratori non conveniva per nulla fare sciopero per motivi puramente economici, in quanto una volta raggiunto il presunto accordo sui salari lo stesso aumento (in genere del tipo elemosina) sarebbe stato sacrificato inizialmente al ripristino dei debiti contratti per compensare le trattenute degli scioperi, e subito dopo sarebbe stato vanificato dall’aumento di prezzo delle cose prodotte nelle fabbriche per comprare le quali si era scioperato. Sostenevo che le richieste da fare erano di mantenere quanto più possibile bassi i prezzi delle cose indispensabili per vivere, dagli affitti alle bollette delle utenze, dal pane, pasta, latte, uova, volendo le sigarette, ai trasporti pubblici, ai libri scolastici e alla scuola pubblica …
    Io sostenevo e sostengo che, per certi versi, le lotte sindacali economiche dei lavoratori furono occultamente condizionate se non volute proprio dai “padroni” che dovevano trovare altri cui vendere il proprio prodotto. Dopo conquistata la restante quota di mercato utile hanno scelto/deciso di aumentare la crescita diminuendo il ciclo vita del prodotto, e così via.

  17. admin

    Grazie a tutti voi per i complimenti.

    @Claudio:
    La tragedia delle partite IVA fasulle la conosco benissimo, sulla mia pelle, perché di fatto è la condizione standard dei giornalisti scientifici freelance in Italia.
    L’assunzione in redazione è fuori discussione: pochissimi posti e lottizzati dai giornalisti professionisti, che magari arrivano da testate che con la scienza non hanno nulla a che fare. Sicché rimangono solo le collaborazioni da esterno, senza garanzie per malattia o maternità, senza uno straccio di rimborso spese, con tutte le necessità tecnologiche (PC, ADSL, cellulare, auto…) a carico del collaboratore, beninteso insieme al commercialista con le sue pretese.
    Potendo, bisognerebbe differenziare il più possibile, magari guadagnando poco ma da molte testate. Ma…
    1.) le testate di divulgazione scientifica e gli spazi scientifici sulle testate generaliste sono pochi, e
    2.) anche quei pochi pretendono l’esclusiva, cioè se scrivi per “Focus” non scrivi per “Newton”, se scrivi per “L’Espresso” non scrivi per “Panorama”.
    Siamo messi peggio degli idraulici, perché:
    1.) un idraulico ha centinaia di clienti e la perdita di uno di loro non è grave, e
    2.) le tariffe degli idraulici le stabiliscono gli idraulici medesimi.
    Noi invece abbiamo pochi clienti, che ci pagano decidendo loro (capite l’assurdità?) quanto vale il nostro lavoro. E se protesti, se ti lamenti, quella è la porta: la collaborazione si conclude ipso facto senza preavviso.
    A ciò si aggiunga l’enorme difficoltà anche solo nel farsi pagare. Mesi di attesa, durante i quali prima aspetti paziente, poi t’incazzi, poi chiedi ma senza protestare troppo, poi alzi un po’ la voce, poi implori… e poi alla fine ti pagano e sembra perfino che ti stiano facendo un favore.
    Se ti pagano. Ché accade pure che non ti paghino, che tu rimanga esposto per qualche migliaia di euro. L’ho già visto e sperimentato. E allora che fai? Intenti una causa civile per quella cifra? Sapendo che la vinci di sicuro, ma… fra dieci anni? Ci metti una croce sopra, prendi atto che hai lavorato gratis, auguri all’editore di spendere tutti quei soldi in pomata contro le emorroidi.
    Attenzione: non sto parlando solo delle piccole case editrici di nicchia. Questo è l’andazzo anche dei grandi editori, delle testate a diffusione nazionale.
    Tutto questo sbattimento e queste incazzature e questi sacrifici mentre hai alle spalle una laurea con il massimo dei voti, magari pure un dottorato e perfino 10 o 15 anni di esperienza nell’ambito della divulgazione scientifica. E sai di essere bravo e competente. Molto più bravo e molto più competente dei tuoi caporedattori, che scrivono coi piedi, che sono ignoranti come capre e confondono un neutrone con un neurone (l’ho sentito io stesso!), ma che sembra ti facciano un piacere facendoti lavorare.
    Insomma, il mercato italiano del giornalismo in generale e della divulgazione scientifica in particolare è uno schifo totale.
    Anche per questo io mi sono trasferito all’estero. E con l’Italia ho chiuso.

    Marco Cagnotti

  18. admin

    @Aurora:
    Le lotte sindacali? Che roba è? E che cos’è il sindacato?
    Nella mia storia professionale non ho mai capito a che diavolo sarebbe potuto servire il sindacato a me. A far valere il mio diritto a un compenso più alto e più sicuro? So perfettamente che, se oggi chiedo l’aiuto del sindacato, da domani stesso smetterò di collaborare con quella testata. E allora che me ne faccio del sindacato?
    Il sindacato ha speso gli ultimi decenni a difendere il posto di lavoro garantito dei contratti a tempo indeterminato. E continua a farlo imperterrito. Non s’è neppure accorto che, per chi un contratto non ce l’ha, il mercato del lavoro è tornato a modalità degne della Prima Rivoluzione Industriale.
    A me mi fa le pippe, il sindacato.

    M.C.

  19. Paolo

    Ciao,

    Complimenti per l’articolo… una domanda: la “plutocratica sicumera” e’ una citazione di Paperino/Paperinik?

    Io dico di si!
    ;-)

    – Paolo

  20. admin

    “Disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera”: preciso preciso. :-)

    M.

  21. Mauro Marci

    la valuta americana ad esempio come si vuol dimostrare
    non è bilanciata da un valore tangibile ad esempio oro…
    o altro ma è nominale… a dimostrazione di tale vorticare
    la recente crisi sulle quotazioni in borsa basate su valori
    nominali che a permesso alle banche di cedere i debiti
    dei mutui farli quotare in borsa. ha fatto da se altra miseria
    a tal punto che tanto è coglione che ci hai perso soldi veri,,,
    l’uragano a spazzato via tutto è nn gli è rimasto niente,
    le azioni sono crollate…
    salvo che ora è in crisi perchè deve tirare fuori i soldi
    per risarcire chi ha perso la casa…è ricostruire il ricostruibile…
    … non sa più come crescere che deve rilavorare tutto.
    per ottenere una crescita devi riportarsi a livello precedente
    e proseguire senza incorrere in perdite se no nn sarà
    cresciuto ma sarà ancora alla ricerca …di un incremento nel bel baccino
    chiuso allora ripenserà alle risorse umane ed ecco un piccolo esercito
    di motivatori formatori psicologici ect a vagliare è sondare l’inestimabile valore umano ma inetti difronte all’intelligenza.
    …cosi tutto appare svalutato… salvo che l’indomani
    mi reco ad un colloquio di lavoro (forse c’è qualcosa da fare )
    per un posto precario… ed ecco che incontro la responsabile delle risorse umane si tratta di vendere beni e servizi per una compagnia
    di energia(verde quella che ha vinto per due hanni di fila il premio come la migliore ect…) parlando del più e del meno noi dobbiamo crescere
    fare numeri abbiamo un terreno vergine da sondare…
    …gli faccio io si ma dulcis in … ma non sono un un bacino chiuso ?
    faccio due calcoli alla lavagna 50 telefonate minimo di solito sono 100 al giorno per 22 giorni lavorativi per 10.000 dipendenti in 5 anni,,, essendo
    buoni anzichè 3 nn contato mica tutti gli italiani ?
    i nostri potenziali acquirenti… dopo avermi logoroicizzato con psicologia pnl… e forte senso della motivazione …. ribadisco….
    ma gli italiani che noi andremmo a contatare non sono infiniti
    (dopo due maroni) ,sbotta e mi fa hai dato mica esame di statistica 1 e 2 )…( ergo che sono statisticamente coglioni. infatti mi disse nn sei il nostro venditore ideale… e si gli fo io sono iscritto a scienze (informatica) mica a creduloneria …
    dopo di che faccio due conti 500 euro lordi al mese (140 ore lavorative) per 3 anni del mio tempo,,, ormai so vivere con poco o niente dopo tanta fattica ,,, almeno posso usare il mio tempo in qualcosa di costruttivo ringrazio la risorsa umana per avermi graziato dalla mia
    aventata follia di rendermi schiavo della sua coglionagine…
    e mi rimetto a studiare…
    carissimo amico fisico condivido appieno il tuo concetto
    è nn oso discutere la scientificità della tua affermazione.
    anzi mi è cosi garbata che stavo valutando qualche corollario.
    preferisco rilassarmi a studiare la congetura di riemann.
    piuttosto ! io mi chiederei perchè vogliono usare il termine immorale…?
    costoro per definirsi… piuttosto che lasciar cadere le parole con i numeri è sentirsi semplicemente coglioni per quel che sono…
    non avrebbero già prodotto un incremento… se la consapevolezza
    della pochezza del loro labile pensiero psicologico gli fosse stata quantificata nel niente quali appaiono… Ma si è vero è perchè
    il loro limite in fatto di coglionagine tende all’infinito.!.

  22. Filippo

    Bravo! A meno di qualche dettaglio, condivido pienamente e apprezzo l’efficacia.

    Purtroppo, il corollario è che viviamo in un mondo di coglioni, non escluso lo scrivente. Perché non è che si possa facilmente scegliere di “star bene come si sta”, e a volte la scelta è tra soccombere e salire. Io ho adottato una filosofia di carriera logaritmica, ma comincio a essere al limite (non analitico…).

  23. MarmottaMarina

    concordo in pieno, non avresti potuto esporre meglio quello che penso anch’io

  24. Giana Nicolini

    Caro Marco,
    la tua è veramente un’analisi sintetica ed accurata, e le due cose raramente coesistono.
    Però, da fisico, vorrei farti solo un appunto.
    “Lui” è sicuramente immorale, ma non è un coglione.
    Ha molto ben chiaro in mente il concetto di velocità di fase.

    Immagina l’oceano hawaiano. Il povero pescatore che sulla barchetta oscilla e rischia di essere travolto dall’onda di 3 metri è il precario di cui tu parli.
    Il povero pescatore si sta muovendo alla velocità dell’acqua, sballottato in alto ed in basso, avanti ed indietro, con la pesca sempre più povera. Deve remare in una barchetta che fa sempre più acqua.

    “Lui”, invece, è un surfista che non ha il minimo interesse per il pescatore e dei suoi problemi.
    “Lui” se ne frega perché si sta muovendo alla velocità dell’onda, è sempre sulla cresta, a fase costante. Per “lui” il sistema è effettivamente e realmente aperto.
    Per “lui” l’unica preoccupazione è quella di cavalcare più onde possibili prima che la giornata finisca quando sarà costretto a ritornare a riva.
    La “sua” prospettiva è completamente diversa, non pensa a chi verrà dopo o a chi pescava prima.
    “Lui” sa solo che finché ci saranno onde in mare avrà divertimento assicurato. Anzi, più sono alte le onde meglio è.

    Spogliandomi dai panni di fisico, ho solo una speranza.
    Che la sera, ad aspettar”lo” in spiaggia, non ci siano orde di fans ma un maori grosso ed incazzato.
    Allora sì, potremmo definirlo con gioia anche coglione.

  25. admin

    @Giana:
    Non vedo la pertinenza completa della tua metafora. Il surfista non distrugge l’oceano nel quale lui stesso si diverte. Né ostacola il pescatore. Il surfista si diverte e basta.
    Più centrato sarebbe stato il confronto con un peschereccio d’altura che pratica la pesca intensiva.

    Fuor di metafora, è ben vero che la velocità di fase del capitalista neoliberista e globalizzatore è molto maggiore di quella del povero precario, e che il primo può anche fottersene delle conseguenze, ché tanto “finché dura fa verdura e mi arricchisco come posso e quanto posso”.
    Però ormai la crisi ha superato anche la velocità di fase del capitale stesso. E siamo tutti sulla stessa barca. Tutti. Anche chi ha provocato il disastro. Poi si lamentano che il consumatore non consuma più, che l’economia non gira più. Ma che cavolo consumo, quando mi hai ridotto alla fame? Io creperò di fame, ma tu dovrai chiudere la tua azienda, qui o in Cina non importa.

    Amen. :-)

    M.

  26. Giana Nicolini

    @Marco

    la mia metafora era un po’ più filosofica. Semplicemente escono entrambi in mare per ritornare a terra la sera, uno con animo produttivo l’altro no.
    E nella figura del pescatore metto anche gli imprenditori all’Olivetti che fanno dell’imprendere una missione sociale e non un fine speculativo.

    G.

  27. admin

    @Giana

    Io penso che anche l’imprenditore, qualsiasi imprenditore, possieda un animo produttivo: vuole produrre ricchezza per sé. E in questo non c’è nulla di male, davvero. Anch’io voglio produrre ricchezza per me. Dov’è il problema, in sé? Non c’è problema.
    Il problema appare quando, con l’andazzo attuale del profitto a tutti i costi, e della sua crescita sempre e comunque, senza alcuna lungimiranza, il risultato finale è lo sfacelo. Anche per l’imprenditore medesimo. Che a quel punto è coglione.
    Detto questo, nutro anch’io una grande ammirazione per Olivetti. Ma, morto lui, non se ne sono visti più.

    M.

  28. Federica

    Ma sei un mito! Sintesi ammirevole (anche sulla triste sorte delle p.iva fasulle che purtroppo ho subito troppo a lungo, prima di invitare tutti a farsi un viaggetto laddove non batte il sole). Diffonderò quanto posso, chissà che non si semini un po’ di buonsenso in altre teste…

  29. Paolo

    Bellissima analisi, con un difetto.
    Non é vero che non si abbia nulla in più avendo la villa di 30 satnze e l’ auto etilista.

    Avendo queste cose si accede al top dell’ offerta femminile.
    Le bonazze irraggiungibili che per strada non filano nessuno perchè stanno per salire sul sedile di destra di una di quelle auto per andare in una di quelle ville.

    Queste femmine sono il paradiso dei maschi, e non é vero che averle o non averle non cambi nulla. E’ solo che la maggior parte dei maschi finge che non sia importante per non morire di disperazione.

    C’é un motivo se i cummenda del mondo sono regolarmente maschi: per le donne non esiste un premio equivalente.

  30. admin

    @Paolo:
    Boh! Sarà che nascondo così bene la mia disperazione da renderla invisibile anche a me stesso, ma… beh, delle suddette bonazze non potrebbe fregarmi di meno.

    Certo, io parlo per me…

    M.

  31. Andrea Moro

    Ragazzo mio complimenti, ti ci vuole una statua!!!!

  32. Personal Injury Florida

    la valuta americana ad esempio come si vuol dimostrarenon è bilanciata da un valore tangibile ad esempio oro…o altro ma è nominale… a dimostrazione di tale vorticarela recente crisi sulle quotazioni in borsa basate su valorinominali che a permesso alle banche di cedere i debitidei mutui farli quotare in borsa. ha fatto da se altra miseriaa tal punto che tanto è coglione che ci hai perso soldi veri,,,l’uragano a spazzato via tutto è nn gli è rimasto niente,le azioni sono crollate…salvo che ora è in crisi perchè deve tirare fuori i soldiper risarcire chi ha perso la casa…è ricostruire il ricostruibile…… non sa più come crescere che deve rilavorare tutto. per ottenere una crescita devi riportarsi a livello precedentee proseguire senza incorrere in perdite se no nn saràcresciuto ma sarà ancora alla ricerca …di un incremento nel bel baccinochiuso allora ripenserà alle risorse umane ed ecco un piccolo esercitodi motivatori formatori psicologici ect a vagliare è sondare l’inestimabile valore umano ma inetti difronte all’intelligenza.…cosi tutto appare svalutato… salvo che l’indomanimi reco ad un colloquio di lavoro (forse c’è qualcosa da fare )per un posto precario… ed ecco che incontro la responsabile delle risorse umane si tratta di vendere beni e servizi per una compagniadi energia(verde quella che ha vinto per due hanni di fila il premio come la migliore ect…) parlando del più e del meno noi dobbiamo crescerefare numeri abbiamo un terreno vergine da sondare……gli faccio io si ma dulcis in … ma non sono un un bacino chiuso ?faccio due calcoli alla lavagna 50 telefonate minimo di solito sono 100 al giorno per 22 giorni lavorativi per 10.000 dipendenti in 5 anni,,, essendobuoni anzichè 3 nn contato mica tutti gli italiani ?i nostri potenziali acquirenti… dopo avermi logoroicizzato con psicologia pnl… e forte senso della motivazione …. ribadisco….ma gli italiani che noi andremmo a contatare non sono infiniti(dopo due maroni) ,sbotta e mi fa hai dato mica esame di statistica 1 e 2 )…( ergo che sono statisticamente coglioni. infatti mi disse nn sei il nostro venditore ideale… e si gli fo io sono iscritto a scienze (informatica) mica a creduloneria …dopo di che faccio due conti 500 euro lordi al mese (140 ore lavorative) per 3 anni del mio tempo,,, ormai so vivere con poco o niente dopo tanta fattica ,,, almeno posso usare il mio tempo in qualcosa di costruttivo ringrazio la risorsa umana per avermi graziato dalla miaaventata follia di rendermi schiavo della sua coglionagine…e mi rimetto a studiare…carissimo amico fisico condivido appieno il tuo concettoè nn oso discutere la scientificità della tua affermazione.anzi mi è cosi garbata che stavo valutando qualche corollario.preferisco rilassarmi a studiare la congetura di riemann.piuttosto ! io mi chiederei perchè vogliono usare il termine immorale…?costoro per definirsi… piuttosto che lasciar cadere le parole con i numeri è sentirsi semplicemente coglioni per quel che sono…non avrebbero già prodotto un incremento… se la consapevolezzadella pochezza del loro labile pensiero psicologico gli fosse stata quantificata nel niente quali appaiono… Ma si è vero è perchèil loro limite in fatto di coglionagine tende all’infinito.!.
    +1

  33. Joleen Rethmeier

    L’articolo è in realtà, su questo tema, uno dei più Grandi che io abbia mai letto e sono d’accordo con le tue decisioni aspetto con ansia i futuri aggiornamenti.

  34. Bleff

    Egregio,

    oltre ai dovuti complimenti per la piacevolissima lettura,
    mi sovviene di un articolo passato in cui accennavi ad una teoria fisica che spiegherebbe le anomali situazioni di ordine nella materia, solo se funzionali ad un brusco aumento futuro di entropia. Cio di cui parli in questo articolo non potrebbe essere per caso semplicemente la ripercussione su scala “antropica” dello stesso principio? (crescita e guerra totale) Cosa che tra l’altro sarebbe abbastanza inquietante…. (scusa se farfuglio ma é quasi l’alba..!) :)

  35. Mutui

    Articolo interessante. L’ho salvato così lo leggo con più calma dopo.

  36. andrea

    Sarai probabilmete un bravo fisico ma di economia non capisci nulla . Il tuo pezzo è una summa di luoghi comuni e niente di più.

  37. admin

    @andrea:
    Devo dire che come critica è davvero cogente. Complimenti per la ricchezza degli argomenti proposti per smontare la mia tesi.
    Grazie per il pregevole contributo.
    M.C.

  38. Giuseppe Vatinno

    In primis complimenti per la chiarezza espositiva e la precisione intellettuale nel campo scientifico; quello che mi desta invece un po’ di perplessità è la parte economica. Mi spiego; è vero che nella metafora il pescatore è più “debole” del peschereccio tuttavia spesso è una sua scelta fare il pescatore; insomma, fuor di metafora, il neoliberista turbo guadagna perchè il prodotto è apprezzato sul “mercato”; se mai occorre che rispetti le regole (non peschi più di quanto debba). Il capitalismo, in ogni caso, compresi i suoi cicli recessivi, produce più ricchezza e benessere materiale di altri sistemi; basta confrontare i PIL. Invece, per la “felicità” il discorso è diverso; ma qui si esce dalla economia e si entra nei fatti propri; effettivamente si può essere felici anche da “poveri”, ma è una condizione personale.

  39. admin

    @Giuseppe Vatinno:
    Il PIL è uno dei peggiori imbrogli che l’economia sia stata capace di produrre. Non solo non misura il benessere individuale, ma nemmeno quello collettivo. Tant’è che basta un terremoto devastante per costringere il Paese a lavorare di più… e quindi ad aumentare il PIL.
    M.C.

  40. Gianni Comoretto

    Bel post, ma si ferma abbastanza sulla superficie. Crescere in continuazione è un assurdo fisico, le crescite esponenziali sono per forza di cosa brevi, ma per me sarebbe interessante capire se abbiamo alternative, e quali, o se semplicemente ci aspetta l’inevitabile tonfo quando il sistema chiusa sarà esaurito. Non ho ancora trovato un economista che me lo spieghi. O solo che accetti il concetto che la crescita continua e un mondo finito sono due cose che non possono esistere nello stesso universo.

    Poi non è vero che è sempre andata così. L’economia è rimasta a tassi di crescita molto più bassi per secoli, solo dalla rivoluzione industriale “dobbiamo” crescere del 2,3,5% l’anno. Una crescita ai ritmi attuali non può durare che qualche secolo, anche se hai a disposizione una sorgente di energia virtualmente infinita (cuoci la Terra). Con i combustibili fossili puoi andare avanti al massimo 2-3 secoli, e li abbiamo ormai alle spalle. Aggiungendo tutto l’uranio estraibile prolunghi la festa esponenziale di 20 anni.

    Il mio sospetto è che il motivo fondamentale sia di tipo finanziario, un modello industriale richiede grossi capitali, che vengono ottenuti con prestiti e quindi vanno restituiti con gli interessi. Il meccanismo delle vendite a rate è una variante moderna di questo, anche perché il mondo finanziario ha bisogno di investire, e alla fine non c’erano abbastanza investimenti “normali” per cui le finanziarie si sono buttate sul credito al consumo.

    @personal injury: qualsiasi moneta, anche un doblone d’oro, è una convenzione. Per fortuna han trovato altri modi di creare moneta, l’oro è pure lui una risorsa finita e oggi non basterebbe per fare tutti i soldi che ci servono (a meno di non pagarlo 10 mila euro l’oncia e smettere di usarlo per ogni altro scopo). Chiaramente questo non giustifica lo stampare dollari a ritmo forsennato, ma finché c’è chi li accetta quelli continuano a valere. Poi si svaluteranno. Oppure i cinesi compreranno gli USA.

  41. admin

    @Gianni Comoretto:
    Qui il pensiero di Michele Boldrin, direttore del Dipartimento di Economia della Washington University: http://bit.ly/o4jrjj
    Al minuto 30 spiega perché dovremmo cresce sempre. intorno al minuto 52 perché (secondo lui) la crescita infinita è possibile anche in un mondo con risorse finite.
    A me sembra una colossale puttanata.
    M.C.

  42. Rado il Figo

    Riassumo. Per risparmiare, precarizzi o licenzi e quindi impoverisci i potenziali clienti. Che però poi, per aumentare il fatturato, induci a consumare a forza di debiti. Infine quegli stessi debiti glieli rifili come investimento. Una vera alzata d’ingegno.

    Mi sfugge un punto: il potenziale cliente non ha i soldi per comprare il tuo bene a 100, per cui glielo vendi a rate. In pratica, anche se il cliente non ha le garanzie (disoccupato o precario) tu gli concedi un credito per 100 e lui, conseguentemente, ha un debito di 100. Ma senza alcun movimento di denaro. Come fa poi il potenziale cliente a… comprarsi il suo stesso debito, giacché non aveva nemmeno i 100 iniziali? Se gli cedi il suo debito ancora a credito, si ritorna al punto di partenza.

  43. admin

    @Rado il Figo:
    Infatti il meccanismo è perverso.
    Non tutti sono senza soldi. Quelli che hanno da parte qualche quattrino lo investono comprando… i debiti altrui, appunto.
    E comunque anche le casse pensioni, foraggiate con i contributi dei lavoratori (compresi quelli indebitati), investono comprando quei debiti.
    M.C.

  44. Rado il Figo

    Ma solitamente si investe sempre sui debiti di qualcun altro (se non proprio creandoli): l’importante è che il debitore sia poi solvente.

    Le obbligazioni sono prestiti; le azioni sono quote di capitale, che le società restituiranno quando verranno liquidati.

    Nella tua semplificazione questo passaggio è… fin troppo semplificato: altrimenti – altro paradosso – pare che uno che si compri il proprio debito… sia ancora nei guai, quando invece l’ha estinto.

  45. admin

    @Rado il Figo:
    Appunto: “solitamente”. E la magagna sta proprio nel fatto che il debitore non è solvibile, perché fa debiti per vivere al di sopra delle proprie possibilità, ignorando ogni vincolo di bilancio.
    I debiti vengono poi camuffati sotto forma di fondi di investimento, dopo ripetuti passaggi. E qualcuno se li compra.
    E’ così che è scoppiata la bolla dei subprime, strettamente legata alla bolla immobiliare statunitense.
    M.C.

  46. Rado il Figo

    Avevo usato “solitamente” in senso “ironico”: gli investimenti sono sempre fatti sui debiti o creando debiti. Anche i fondi di investimento e pensione non sono null’altro che un paniere di titoli, ovvero azione ed obbligazioni, quindi debiti “in senso stretto” e debiti “in senso lato”. Certo, ci sarebbe la possibilità di investire nella borsa merci, ma anche lì è più probabile che si giochi coi debiti/crediti che sullo scambio vero e proprio di merci.

    Comunque, tornando all’esemplificazione che hai fatto, essa zoppica proprio nel finale. Se il creditore riesce a vendere il suo credito al suo stesso debitore, si creano due paradossi:
    - se il debitore acquista il proprio debito, non si capisce perché quest’ultimo sia stato acceso, giacché il debitore non può aver migliorato nel frattempo la propria situazione economica, nelle ipotesi che hai messo all’inizio
    - in ogni caso, una volta acquistato il proprio debito, il debitore l’ha estinto e non vedo cosa ci sarebbe di male nel… pagare i proprio debiti o farsi pagare i propri crediti.

    Nell’esempio che fai sarebbe come se Alfa vende un bene a Beta per 1000 accettando una cambiale. Dopo di che Alfa gira per 1000 la stessa cambiale a Beta; in quel momento Alfa intasca i 1000 dovuti (per il primo debito) e Beta, che dovrebbe… pagare 1000 a se stesso, chiude la partita.

    Secondo me da qualche parte devi cambiare le ipotesi di partenza, altrimenti il finale dell’esemplificazione è sconclusionato come ho evidenziato qui sopra.

    Le esemplificazioni vanno bene, ma in ogni caso devono portare ad un finale credibile, non come in questo caso.

  47. admin

    @Rado il Figo:
    Vedo il punto. E capisco dove sta l’elemento di confusione:

    A questo punto, ecco il colpo di genio finale: quel debito lo impacchetti in prodotti finanziari strampalati e incomprensibili e lo rivendi agli stessi gonzi come investimento sicuro dalle rendite stratosferiche.

    In effetti sembra proprio che il debitore riacquisti il proprio debito. La tua critica è legittima e io ho scritto una cazzata. Ti ringrazio per avermelo fatto rilevare.
    In realtà il debito viene acquistato da altri soggetti.
    M.C.

  48. Rado il Figo

    Guarda, la tua esemplificazione tiene, basta solo che all’inizio metti due lavoratori: uno viene licenziato o precarizzato (in modo da esternalizzare metà del lavoro) , l’altro si tiene il suo posto.
    Già qui potresti dire che il produttore fa passare ciò per una sua “concessione”: nonostante la crisi mantengo metà forza lavorativa alle mie dipendenze (qui lascio spazio alla tua fantasia).

    Dopo di che, va tutto bene, ed alla fine basta che “rividi” il pacco: al precario/disoccupato il produttore fa comprare a rate, “cartolarizza” il suo debito che vende al lavoratore “a tempo pieno”. Il produttore quindi vende la sua merce e intasca il dovuto, mentre il rischio di non vedersi pagato dal precario è stato così girato al lavoratore.

    Così dovrebbe “reggere”.

    Saluti

  49. admin

    @Rado il Figo:
    A ciò si aggiunga il debito che in ogni caso viene spacciato alle casse pensioni, quindi anche a chi di suo non lo acquisterebbe.
    M.C.

  50. Rado il Figo

    Giusto, però così la tua semplificazione si… complicherebbe di più. Aggiungendo solo un elemento, ovvero… duplicandone uno, la cosa regge mantenendo la comprensibilità immediata.

  51. nassimo

    Il capitalismo si basa sullo sfruttamento della mano d’opera e dei più indigenti . Il capitalismo è una vergogna che troppi apprezzano.


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