La Sindone non è riproducibile? Seee… come no!
Luigi Garlaschelli e la sua passione per il lenzuolo torinese
“Mefistofelico”, lo hanno definito. In effetti, con quel pizzetto e l’occhio malizioso, a ben guardare… D’altronde non c’è da stupirsi se l’hanno associato a una figura diabolica: Luigi Garlaschelli ai preti proprio non va a genio. Fin dai primi Anni Novanta, quando realizzò una copia del sangue di san Gennaro. Uguale uguale, proprio. Bastava agitarlo per vederlo passare dallo stato solido a quello liquido. Ma di miracolo nemmeno l’ombra. Il segreto sta nella tissotropia: l’energia meccanica delle scosse rompe i legami di questa specie di gelatina e fa cambiare stato alla sostanza. Facile immaginare la poca simpatia riscossa da Garlaschelli nella Curia napoletana e, per estensione, in tutta la Chiesa cattolica. Ma non di solo san Gennaro vive Garlaschelli. Che ha fabbricato anche una Madonna piangente sangue. E più di recente ha prodotto pure una copia della Sindone: argomento adesso di grande attualità, alla luce della recente ostensione torinese a beneficio dei fedeli. Abbiamo incontrato il mefistofelico personaggio per farci raccontare la storia della sua passione per questo strano lenzuolo.
Anzitutto, chi è Luigi Garlaschelli?
Un tizio nato a Pavia nella prima metà del secolo scorso, laureato in chimica sempre a Pavia, che poi ha lavorato come chimico al Politecnico di Milano, in America, alla Montedison e infine ancora all’Università di Pavia, dove adesso da pensionato è ancora professore aggregato presso il Dipartimento di Chimica Organica.
Un chimico, d’accordo. Ma che c’entrano il sangue di san Gennaro e la Sindone?
C’entrano, perché da sempre sono anche un appassionato di fenomeni misteriosi e paranormali. Tant’è che sono socio del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, il famoso CICAP, fin dalla sua fondazione.
E proprio nell’ambito del CICAP avevi prodotto il sangue del santo partenopeo. E poi la Sindone. Perché?
Perché mi ha sempre interessato. E’ il classico oggetto misterioso che, si dice, possiede proprietà non riproducibili. Dieci anni fa scrissi anche un libretto dal titolo “Processo alla Sindone”, nel quale ripercorrevo la storia delle polemiche e delle analisi, giungendo alla conclusione che è chiaramente un falso. L’occasione di tornare sull’argomento mi è stata offerta da Gualtiero Massa, un socio dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, l’UAAR, che mi propose di provare a riprodurre la Sindone, contribuendo anche di tasca propria con un finanziamento.
Sicché ti sei messo al lavoro e…
…e ho seguito l’ipotesi di Joe Nickell, dello CSICOP americano. Nickell aveva preso il bassorilievo di un volto, l’aveva coperto con un telo e poi l’aveva sfregato con un tampone sporco di polvere d’ocra. Così facendo aveva ottenuto come immagine una specie di negativo fotografico con le caratteristiche di un’immagine sindonica. Ma attenzione: la Sindone originale non contiene alcun pigmento. Perciò Nickell suppose che nel Trecento l’autore avesse sì usato quel metodo, ma che poi il pigmento si fosse staccato e disperso, perché in fondo era solo una polvere senza alcun legante particolare.
Ma allora le tracce sul lenzuolo da che cosa sono prodotte?
Da impurezze di vario tipo nel pigmento, come sali e sostanze organiche, che nel tempo hanno fatto ingiallire le fibre del lino. D’altronde microtracce di ocra sulla Sindone sono state trovate proprio dove c’è l’immagine.
Dunque tu hai usato il metodo di Nickell.
I miei collaboratori e io abbiamo replicato il suo esperimento applicando il procedimento completo su un corpo umano, ma usando un bassorilievo per la testa. Con un finanziamento del CICAP e dell’UAAR abbiamo fatto tessere una tela identica a quella della Sindone. Poi abbiamo steso questo telo addosso a un volontario, sfregando il telo stesso con un pigmento al quale abbiamo aggiunto tracce di acido per simulare le impurezze dell’ocra del Trecento. Così abbiamo imparato che strofinando si riesce a evidenziare solo le parti più in rilievo e l’immagine finale va poi rifinita a mano libera sul telo steso. Questo, peraltro, spiega l’assenza di deformazioni sul corpo.
E sul viso come si spiega l’assenza di deformazioni?
Con l’uso di un bassorilievo, come ho detto. Fra l’altro, nella Sindone originale sotto la barba della figura umana appare un segno squadrato che sembra un colletto e che, secondo me, non è nient’altro che il collo del bassorilievo della testa.
Così avete prodotto una copia della Sindone.
Calma: non è mica finita. Il telo doveva essere invecchiato artificialmente. Perciò ho costruito una stufa apposita, già battezzata “macchina per fare le Sindoni”, nella quale ho scaldato il telo per circa tre ore a 145 gradi. Infine il telo è stato lavato per simulare il distacco del pigmento.
E il risultato finale…
…è un’immagine con caratteristiche simili a quelle della Sindone di Torino: non ha più pigmento perché è stato lavato via, l’immagine è prodotta solo dall’ingiallimento delle fibre più superficiali, dà un’immagine in negativo, è sfumata e, analizzata con un computer, restituisce l’immagine di un corpo umano. Per completezza, abbiamo aggiunto pure le presunte tracce di sangue usando una specie di tempera fatta con ocra rossa, cinabro e alizarina. Infine le bruciature, come quelle prodotte dall’incendio del 1532, e gli aloni lasciati dall’acqua.
E quante ne hai prodotte finora?
Una e mezza: ne possiedo una versione a grandezza naturale, da 4,4 metri, e una lunga la metà, solo con la parte superiore del corpo. Ma ora che ho imparato posso farne una nuova in cinque o sei giorni.
Storicamente però la tua non è l’unica copia della Sindone. Già Vittorio Pesce Delfino…
Lo so: nei primi Anni Ottanta produsse una propria Sindone ma usando una tecnica differente. Nel 1978 alcuni studiosi americani dello Shroud of Turin Research Project, lo STURP, avevano effettuato studi, ricerche, foto e microanalisi sulla Sindone per tre giorni di fila. Già allora avevano capito da che cosa fosse prodotta l’immagine: fibre ingiallite. Ed erano arrivati alla conclusione che quel risultato si può ottenere con due effetti: chimico oppure termico. Vittorio Pesce Delfino, specialista in anatomia e istologia patologica, seguì questa seconda ipotesi. Appoggiando un telo di lino su un bassorilievo di metallo riscaldato a 230 gradi ottenne una specie di strinatura che mostrava alcune proprietà simili a quelle della Sindone: in negativo, sfumata, senza pigmenti, indelebile.
E tu che ne pensi?
L’ipotesi è interessante e ingegnosa ma poco verosimile dal punto di vista storico. Infatti non è nota una tecnica di questo tipo usata nel Trecento. Inoltre è difficile da applicare su un bassorilievo a grandezza naturale, davanti e dietro. Infine non rende conto delle microtracce di ocra trovate solo dove c’è l’immagine. Però è sicuramente un metodo da studiare ulteriormente, invece di liquidarlo frettolosamente come è stato fatto finora.
Eppure ai sindonologi autenticisti non mancano gli argomenti. C’è la questione della moneta, per esempio…
Le monete, sempre ammesso che di monete si tratti, sarebbero due: una su ogni occhio. Si tratterebbe delle impronte di due monetine di Ponzio Pilato, che quindi daterebbero la Sindone circa all’anno 30 d.C. Le impronte erano state viste già su copie di fotografie del 1931: immagini in bianco e nero, a bassa definizione e alto contrasto. Su queste presunte monete i sindonologi hanno detto molte cose incompatibili fra loro. Hanno confuso le impronte dritte con quelle speculari, la destra con la sinistra. Nell’interpretazione hanno fatto una confusione terribile. Nel 2002 la Sindone è stata scannerizzata in alta definizione e a colori. Risultato: delle monete non c’è più traccia. Si trattava solo di un “effetto Rorschach”. In futuro ne sentiremo parlare sempre meno.
E i pollini? Eh? Che mi dici dei pollini?
I pollini furono trovati da un criminologo svizzero, Max Frei. Dovrebbero permettere di ricostruire tutto il percorso fatto dalla Sindone, perché ci sarebbero pollini palestinesi, turchi, greci e così via. Però Max Frei non ha mai pubblicato su una rivista scientifica i metodi, i risultati, le foto. Dei suoi pollini non si è mai vista una foto originale: anche durante le sue conferenze mostrava le foto tratte dai testi di palinologia, cioè la scienza che studia i pollini. Ma i suoi pollini non li ha visti davvero nessuno. E ci sono moltissimi dubbi sulla replicabilità della sua ricerca. I pollini avrebbero dovuto essere prelevati con un nastro adesivo, applicato alla Sindone e staccato, poi liberati con un solvente e infine osservati e fotografati con un microscopio elettronico. Ripeto: non c’è alcuna prova di queste ricerche. In compenso tutti i palinologi, anche quelli credenti nell’autenticità della Sindone, sostengono che è impossibile fare ciò che Frei sostiene di aver fatto, cioè identificare addirittura le varietà delle piante che crescevano a Gerusalemme. In realtà, anche avendo molti campioni, sarebbe difficile identificare le specie, altro che le varietà. I presunti pollini di Max Frei sono stati riesaminati da tre sindonologi, e da 60 che erano sono stati ridotti a uno o due al massimo. E anche questi, rivisti da palinologi esperti, sono stati smentiti. Del resto Max Frei è un personaggio controverso. Non è un palinologo, ma un tuttofare che si è dedicato anche alla grafologia. E’ la stessa persona che autenticò i falsi diari di Hitler con la sua perizia calligrafica. Quindi… pollini? Che pollini?
Poi c’è la vicenda del carbonio-14. Qualcuno sostiene che quelle analisi furono truccate, che ci fu perfino un complotto.
L’analisi con il carbonio-14, proposta su suggerimento dello STURP come prova definitiva, risale al 1988 e fin dall’inizio fu gestita male. Ci furono polemiche fra i laboratori scelti e quelli esclusi, con fughe di indiscrezioni. In ogni caso i tre laboratori furono scelti dalla Chiesa e dovevano essere i migliori del mondo. L’indagine fu fatta sotto la direzione personale del cardinal Ballestrero e del professor Luigi Gonella, del Politecnico di Torino, come consulente scientifico, con il coordinamento del direttore del British Museum. Tutto questo avrebbe dovuto garantire la serietà e la neutralità. Il risultato finale fu chiaro: la Sindone è un manufatto prodotto a cavallo del 1300. Una conclusione compatibile con le evidenze storiche, perché proprio in quel periodo appare la Sindone. Ballestrero concluse che questo risultato dev’essere accettato, anche se non quadra con le speranze dei cattolici.
Risultato definitivo, fine della questione.
Macché. I sindonologi autenticisti a oltranza hanno attaccato anche quel risultato. Hanno detto che il campione usato non era pulito. Ma questo non è vero: il campione è stato pulito con tecniche standard e, per spostare l’età apparente, il tessuto avrebbe dovuto essere intriso di sudiciume. Allora hanno gridato al complotto, ma quest’ipotesi coinvolgerebbe addirittura il cardinal Ballestrero e il direttore del British Museum. A che pro? Poi hanno cercato di screditare il metodo, fraintendendo alcuni vecchissimi lavori. In realtà il metodo del carbonio funziona benissimo. A un certo punto hanno sostenuto che l’incendio del 1532 aveva fissato sulla Sindone del carbonio nuovo, che l’avrebbe “ringiovanita”. Per dieci anni il russo che aveva proposto l’idea è stato considerato come il “salvatore della Sindone”. Poi si è scoperto che si era inventato tutto, che nelle sue pubblicazioni c’erano nomi di scienziati, musei, laboratori e riviste che nemmeno esistevano. E’ anche finito in prigione per truffa. E prima di occuparsi della Sindone aveva collaborato con i creazionisti, e anche loro l’avevano cacciato. L’ultima ipotesi alla quale si aggrappano i sindonologi autenticisti è quella di un rammendo perfettamente invisibile risalente al 1300 e piazzato proprio nell’angolino da cui fu fatto il prelievo. Ora, anche ammesso che sia vero, non si capisce perché avrebbero dovuto fare un rammendo invisibile, quando a quell’epoca non andavano tanto per il sottile. Per esempio, dopo l’incendio del 1532 misero delle toppe molto grossolane sulle bruciature. D’altronde quando nel 1988 venne effettuato il prelievo erano presenti degli esperti tessili e nessuno di loro vide alcun rammendo. E anche nel 2002, in occasione dell’ultimo restauro molto completo, non si è trovato questo rammendo invisibile. Non solo: dopo quel restauro furono prelevati molti campioni, anche delle bruciature. Perciò oggi si potrebbero ripetere le analisi con il carbonio-14 su molti punti diversi e ricavare decine di datazioni. Ma non lo si vuole fare. E io sono anche pronto a scommettere dei soldi che, se ripeteranno il test con il carbonio-14, il risultato sarà sempre lo stesso.
D’accordo, allora gli argomenti a favore sono parecchio zoppicanti. Allora dimmene uno e uno solo, definitivo, per convincere un believer della falsità della Sindone.
Ma perché mi fai delle domande difficili? Uno solo? Te ne dico quattro.
Uff! Allora vada per quattro.
Primo: un vero corpo umano non potrà mai e poi mai lasciare un’impronta di quel tipo. Non è possibile, semplicemente. Abbiamo anche provato con una persona dipinta di rosso: soprattutto per la faccia, ne viene fuori un’immagine orrenda, deforme, non sfumata. Secondo: le vere sindoni di quell’epoca sono completamente diverse. Sono di lana, non di lino. Hanno una differente torcitura del filo. Non sono a spina di pesce. E il corpo non veniva inserito in quel modo, ma avvolto e legato al collo e alle caviglie. Terzo: la Sindone appare solo nel 1355 in Francia e immediatamente viene dichiarata falsa dal vescovo locale. Il vescovo si accorge che i canonici che la custodiscono la usano per inscenare falsi miracoli e attirare i pellegrini con l’inganno. Inoltre scopre l’artista che l’ha realizzata. Allora il vescovo scrive al papa, Clemente VII. Il papa… anzi l’antipapa, perché a quell’epoca c’era lo scisma… emana una bolla nella quale si intima di dichiarare sempre la falsità della Sindone ogni volta che viene esposta. Quarto: la datazione con il carbonio-14. Dalla quale si capisce che la Sindone risale al Trecento: un risultato perfettamente compatibile con la documentazione storica conosciuta.
Bene. Dopo tanto studiare e sperimentare e replicare, qual è allora l’opinione di Luigi Garlaschelli sulla Sindone? Che cos’è quest’oggetto?
E’ l’opera di un artista, perché solo una mano umana avrebbe potuto produrre un oggetto simile. Non conosciamo il suo nome. Non sappiamo se volesse produrre un’icona oppure una falsa reliquia. Sappiamo però che poi nei secoli è stata presentata come una reliquia vera. Ripensando ai canonici imbroglioni del Trecento, non si può dire che oggi le cose siano cambiate molto. Insomma, la Sindone è un oggetto misterioso e carico di storia, realizzata in modo molto ingegnoso. La sua figura ieratica possiede un fascino arcano. Non stupisce che fin dal XIV secolo abbia suscitato sentimenti contrastanti di sorpresa o di ammirazione o di rifiuto. Quindi io, essendo uno scettico curioso, non potevo non interessarmene.
La Chiesa ha accettato i risultati delle analisi con il carbonio-14 e non riconosce ufficialmente la Sindone come il lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù Cristo. Però quest’anno c’è stata l’ostensione e la pubblicità all’evento e il pellegrinaggio… e insomma si può dire che la Chiesa gioca quanto meno sull’ambiguità.
Quanto meno, direi proprio.
Ma, di fronte all’evidenza dei fatti, perché tanta gente continua a credere nell’autenticità della Sindone?
Perché si sente solo l’opinione dei sindonologi autenticisti. Che poi saranno qualche dozzina in tutto il mondo. Loro usano argomenti pseudoscientifici per sostenere la tesi dell’autenticità e sono i soli ai quali la Chiesa dà voce. Gli argomenti contrari non trovano spazio. D’altronde per i cattolici l’ipotesi che quella sia davvero l’impronta del corpo di Cristo è irresistibile. Ma dovrei spingermi a fare qualche ragionamento psicologico o antropologico o sociologico.
Spingiti, spingiti pure.
Beh, potrei cavarmela con una battuta. Tutte queste reliquie e questi miracoli suggeriscono due ipotesi: o Dio esiste e vuole dimostrare che il cattolicesimo è la vera religione, oppure…
…oppure?
Oppure essere cattolici induce a essere creduloni.
Detto questo sulla psicologia dei cattolici, diciamo qualcosa anche sulla psicologia di Luigi Garlaschelli. Prima il sangue di san Gennaro, poi la Sindone. Perché questo tuo interesse per la fenomenologia religiosa? Non sarà mica che qualche problema con la religione ce l’hai tu?
(Ride) Intanto io mi occupo dei fenomeni, non delle credenze religiose. E poi, sai, non è colpa mia se in Italia la maggior parte dei fenomeni cosiddetti paranormali riguarda sempre e soltanto la religione cattolica. Se io vivessi in Scozia, mi occuperei del mostro di Loch Ness e dei castelli infestati dai fantasmi. Ma vivo in Italia. E qui trovo esorcismi, stigmate, sangue di san Gennaro, Madonne piangenti sangue, la Sindone… Che cosa ci posso fare?
Categoria: Materia oscura | Tags: fede, garlaschelli, religione, reliquie, sindone 15 commenti »
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luglio 5th, 2010 at 10:58
complimenti, ottima intervista :-)
luglio 5th, 2010 at 11:11
e io ho avuto anche l’onore di avere il Prof Garlaschelli come tutore per un’esercitazione di chimica organica…circa una dozzina o quasi di anni fa, ormai…
luglio 5th, 2010 at 11:58
peccato che questa intervista tocchi solo i punti più forti, di chi attacca l’autenticità della sindone. ma ignora la presenza di sangue umano sul lenzuolo, solo per fare un esempio;le tecniche di analisi software che sono state applicate negli ultimi anni per trovare il “tratto” dell’artista che l’avrebbe dipinta;il fatto che l’immagine sia perfettamente ortogonale al lenzuolo; che la Sindone era apparsa ben prima del 1300, come invece dice l’articolo, e altre cose che io, da profano della materia, non espongo neanche. Lo studio su come è stata riprodotta l’immagine è interessante,certo;ma deve essere convalidato dalla comunità scientifica, e non essere proclamato come soluzione definitiva dopo una prova e mezza.
luglio 5th, 2010 at 14:04
Luca, carbonio-14 ti dice qualcosa?
luglio 5th, 2010 at 15:25
@luca:
1. Non mi risulta sia mai stato trovato del sangue sulla Sindone. Dove è documentato questo ritrovamento? Comunque sia, eventuali tracce di sangue non sono una prova di autenticità, a meno che non si dimostri che si tratta proprio del sangue di Gesù.
2. Di quale “tratto” parli? Le ipotesi di Garlaschelli, di Nickell o di Pesce Delfino, non presumono alcun “tratto” dell’artista. Di contro, se venisse invece mai trovato qualcosa del genere, smentirebbe qualunque origine non umana della Sindone (ammesso che possano ancora esserci dubbi al riguardo).
3. Il fatto che l’immagine sia “ortogonale” al lenzuolo è una prova che quel telo non può essere in alcun modo una sindone funeraria palestinese del I° secolo. I teli funerari venivano infatti strettamente avvolti intorno al cadavere, a mo’ di bendaggio, non certo appoggiati e poi coperti con il sudario.
4. La prima testimonianza storica dell’esistenza della Sindone è il memoriale del vescovo Pierre D’Arcis del 1389. Tu sei a conoscenza di documentazione più antica? Quale?
5. La riproduzione di Garlaschelli riguarda una ipotesi molto interessante su come possa essere stata realizzata la Sindone di Torino. Invece che sia un oggetto fabbricato nel XIV secolo è un fatto ormai certo e convalidato dalla scienza e dalla Chiesa cattolica.
luglio 5th, 2010 at 16:17
@luca
questo non è il luogo adatto ad un dibattito che stai cercando di aprire, si tratta di un intervista fatta ad una persona che è riuscita a riprodurre una sindone con caratteristiche molto simili a quelle dell’ “originale”.
Ad ogni modo dove hai letto che fu trovata prima del 1300 quando persino sul sito ufficiale sindone.org si parla proprio di XIV secolo? poi la perfetta perpendicolarità che citi credo sia un segno di lavoro fatto ad arte piuttosto che del trattamento riservato ad un giustiziato..
luglio 5th, 2010 at 23:32
Avevo anch’io qualche perplessità, determinata da una pletora di testimonianze filologiche, storiche, esegetiche che – come afferma Garlaschelli – si ritrovano prevalentemente nei testi di autori autenticisti. Poi ho scoperto che si trattava di mistificazioni e interpolazioni della verità, ad uso e consumo di chi “vuole” che la Sindone sia autentica, a prescindere da qualsiasi elemento oggettivo possa venir contrapposto a tale affermazione.
A questo punto, per me, il discorso è chiuso.
luglio 6th, 2010 at 02:58
Ma ti prego! Il CICAP!
E’ vero che anche uno scientista può essere uno scienziato, ma tra ideologia scientista (assolutamente irrazionale e di cui il CICAP è il più importante portavoce italiano) e la scienza ce ne corre… ma tanto!
Ma dai, io sono da sempre un sostenitore della scienza, ma è già la seconda volta che il tuo blog mi scatena post apparentemente antiscientifici. Il CICAP e la Chiesa non si stanno simpatici solo perché sono in competizione tra loro nell’indicare un dio da adorare!
luglio 6th, 2010 at 05:37
@mvl:
Chiedere prove significhi essere ideologici?
M.
luglio 6th, 2010 at 17:03
@mvl:
A parte la sparata ideologica su un presunto “scientismo” di cui, francamente, non si vede traccia da nessuna parte, hai qualche obiezione seria da contrapporre ai fatti oggettivi descritti nel post?
luglio 13th, 2010 at 18:54
Ho visto Luigi Garlaschelli in un documentario su sky l’altro giorno per la prima volta…e ringrazio il cielo che ci sono persone come lui che ci rimettono in riga con grazia e competenza.
Molta ammirazione.
luglio 14th, 2010 at 13:29
Nella intervista si fa riferimento alla indiscutibilità della radiodatazione. Ma si dovrebbe tenere in debito conto che la radiodatazione presenta i seguenti elementi di dubbio:
Le variazioni della concentrazione di 14C nell’atmosfera del passato sono state studiate principalmente tramite la dendrocronologia: misurando la concentrazione di 14C in resti di alberi di età nota si è ottenuta una curva di calibrazione, usando la quale l’età radiocarbonica di un campione (cioè l’età calcolata in base al suo contenuto di 14C) viene corretta per ottenere la presunta età effettiva. L’applicazione di questa calibrazione comporta generalmente la determinazione di più età differenti, ciascuna con una diversa probabilità ed un differente margine di errore. Organismi che assumono carbonio di diversa provenienza, per esempio fossile (nel qual caso si ottiene una datazione più antica) restituiscono datazioni completamente sbagliate.
Anche le già citate variazioni di breve e lungo periodo della concentrazione di 14C nell’atmosfera influenzano la datazione, che richiede quindi di essere calibrata tramite il confronto con la dendrocronologia.
Può accadere in archeologia, che la radiodatazione di un campione dia un risultato in disaccordo con la stratigrafia del sito nel quale esso è stato dissotterrato, o con la sua datazione determinata con metodi differenti.
In genere vanno considerate le condizioni ambientali e le caratteristiche del sito da cui si preleva il campione. Tuttavia a volte anche campioni trattati con la massima cautela danno datazioni anomale a causa di variazioni del 14C le cui cause spesso rimangono ignote non potendo ricostruire in modo assoluto le “vicissitudini biologiche” del reperto.
Willi Wölfli, direttore del laboratorio AMS del Politecnico di Zurigo uno dei massimi specialisti mondiali del campo, ha riportato che per 64 campioni prelevati in siti archeologici egiziani, l’età radiocarbonica differiva da quella determinata in base alla cronologia comunemente accettata della storia egizia in media di 400 anni, e per alcuni campioni fino a 800-1200 anni sia in eccesso che in difetto .
In base a questi elementi di dubbio ritengo che questo metodo di datazione non sia mai determinante nè affidabile.
Il fatto che il vescovo del 1300 lo dichiarasse un falso, non autorizza a ritenere per certo che tale vescovo avesse le conoscenze scientifiche e gli strumenti per verificare l’autenticità di quello specifico lenzuolo, tra le varie copie circolanti.
luglio 14th, 2010 at 15:16
@Mario:
Di solito l’onere della prova spetta a chi afferma qualcosa. Nel caso della Sindone, non ci sono prove. Semmai, ci sono forti indizi (se non vuoi chiamarli prove perché ti sembrano poco affidabili), tutti coerenti fra loro, della falsità dell’oggetto.
A me tanto basta.
Se altri vogliono credere nell’autenticità della Sindone a tutti i costi… anche con tutti gli indizi contro e nemmeno una prova a favore… beh, contenti loro…
M.
luglio 15th, 2010 at 22:36
Se posson bastare vi sono ben 100 indizi a favore elencati al seguente collegamento;
http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9085437
e se tanti indizi possono costituire per altri una altissima probabilità che quel Telo abbia avvolto Cristo (secondo il calcolo statistico uno su ben 200 miliardi), per me tanti indizi costituiscono una prova.
Poi ognuno decida in cuor suo.
SIa chiaro che la Fede non si fonda sulla Sindone ma sulla Parola di Dio, tuttavia la Sindone può ben essere ritenuta una fotografia di un Uomo che ha sofferto pari pari le stesse cose descritte nei Vangeli e il cui sangue depositato sul lenzuolo (è stato infatti accertato che si tratta di vero sangue, distinto in tre diversi stati: venoso, arterioso e cadaverico, la cui differenza in epoca medioevale non era conosciuta e quindi non riproducibile), non presenta frammentazioni nei bordi, il che lascia immaginare che nessuno ha toccato il lenzuolo per rimuoverlo dal corpo cadaverico che ha avvolto per un tempo non superiore ad una quarantina di ore, altrimenti l’immagine e il telo stesso si sarebbero deturpati.
Un segno della resurrezione deducibile da queste sole osservazioni: e per i credenti non è poco, anche se non è a questo che leghiamo la nostra Fede.
L’immagine riprodotta con una tecnica pittorica da Garlaschelli non presenta tutte le caratteristiche della Sindone che ad occhio nudo possono apparire simili (è stato escluso che l’immagine sindonica dipenda da tecnica pittorica). Solo gli strumenti tecnici di cui oggi si dispone possono evidenziare che quella riproduzione presenta solo alcune analogie, non tutte. E questo fa la differenza.
Non per niente il Garlaschelli si è tanto appassionato a questo Telo: proprio perchè presenta delle particolarità uniche che un semplice falsario medioevale non avrebbe mai potuto neanche immaginare.
luglio 15th, 2010 at 22:53
@Mario:
Per la verità tutti gli indizi, fino al test con il carbonio-14, portano alla conclusione che la Sindone è stata realizzata nel 1300.
Degli argomenti che tu citi (diverse tipologie del sangue, esclusione della tecnica pittorica eccetera) mi piacerebbe vedere la letteratura scientifica in proposito.
Comunque, se anche di fronte all’evidenza ci si vuole ostinare a credere che quello straccio ha avvolto il corpo di un uomo 2.000 anni fa… beh, padronissimi.
M.