Che cos’è?

di Marco Cagnotti

Anzitutto che cosa non è: non è un blog, non è una rivista, non è un aggregatore.

  • Non è un blog, cioè un diario on line personale di pippe mentali e opinabili idee soggettive. Stukhtra contiene anche questo, ma non solo questo.
  • Non è una rivista, perché non ha date precise di uscita. E fa informazione, ma non solo.
  • Non è un aggregatore, perché ospita sì i contributi di altri siti, ma non funziona in automatico: dietro ogni pubblicazione c’è sempre la scelta ponderata di un umano.

Di fatto, Stukhtra è un flusso informativo: news, recensioni, commenti, interviste, racconti, immagini e video con continuità. Se questo è il futuro dell’informazione, quando la carta defungerà, Stukhtra già ne fa parte.

Qual è il target? Il curioso di astronomia, affascinato dal cielo ma spaventato dai termini troppo difficili. Ecco giustificati i link negli articoli: se vuoi saperne di più, con un clic arrivi allo spiegone (ma, sappilo, ti servirà l’inglese).

Il lettore di Stukhtra è affascinato dal cielo ma aperto alle contaminazioni disciplinari. Perché l’astronomia non è un pianeta solitario lontano dalle rotte interstellari. Mantiene invece collegamenti innumerevoli con i sistemi solari della fisica e della matematica, ma anche della biologia e della chimica e della geologia… e poi connessioni con la letteratura, la musica, il cinema… e da lì verso la filosofia, la teologia, l’antropologia, la gastronomia (hai visto mai?). Sicché noi partiremo sì dall’astronomia, ma non esiteremo a spingerci verso plaghe culturali anche remote.

Lo faremo senza prenderci troppo sul serio. Ci piace parlar facile e raccontarla come dal barbiere. Non saremo paludati, ma scanzonati. Non racconteremo panzane, ma cazzeggeremo un po’.

Nel cazzeggio, tuttavia, saremo rigorosi. Rispettando i fatti, anzitutto. E poi ispirandoci alla razionalità. Se daremo spazio al ciarpame pseudoscientifico, sarà per prenderlo per i fondelli. Nessuna pietà per i believer, a qualsiasi parrocchia appartengano. Se poi qualcuno si offenderà… beh, che si attacchi. Vada a pascolare altrove: nessuno è obbligato a leggerci. E sappia che noi la pensiamo esattamente come Philip Pullman: meglio non avrebbe potuto esser detto.

Stukhtra è gratis. Ma gratis davvero. Anche il tempo ha un valore. Perciò gli articoli non si pagano nemmeno con la frazione di secondo necessaria a chiudere un’orripilante finestra promozionale. E ha un valore anche il piacere di un sito sobrio, pulito, senza le patacche colorate delle inserzioni. Sapete che c’è? A noi la pubblicità fa un po’ schifo. Quindi non la vogliamo. Per ora, almeno. Cioè finché riusciremo a far vivere Stukhtra senza guadagnarci nulla.

Due parole sulle leggi, i diritti e quant’altro.

Anzitutto Stukhtra non garantisce alcuna periodicità. Spesso pubblica qualcosa, ma anche no. Ergo, la legge n. 62 del 7/3/2001 non si applica a Stukhtra. Non siamo registrati, non vogliamo registrarci, non ce ne frega niente.

Inoltre Stukhtra è aperto al commento. Amiamo la libertà di parola, perfino di delirio. Di conseguenza, sentiti libero di esprimere la tua opinione in serena libertà. Però ricorda anzitutto che l’opinione è tua, non dello staff di Stukhtra. E poi che lo staff si sente serenamente libero di moderare i commenti, cioè di non approvarne la pubblicazione e perfino di cancellarli dopo averli pubblicati. A suo insindacabile giudizio. Perché amiamo la libertà di parola, ma non di cattivo gusto, offesa, diffamazione. E nemmeno ci garbano le divagazioni senza senso, la fuffa e gli off topic. Così è. Se non ti sta bene, accomodati: la Rete è la fuori e puoi aprirti un blog tutto tuo.

Infine il copyright. C’è scritto bello chiaro in fondo a ogni pagina: i contenuti di Stukhtra sono rilasciati sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale-Non opere derivate. In parole semplici: sei libero di citare, copiare, diffondere quanto trovi dentro Stukhtra, senza chiedere il permesso. Devi però citare esplicitamente Stukhtra e gli autori. Quello che non puoi fare è modificare quei contenuti, spacciarli per tuoi, venderli.

Da ultimo… perché questo nome? Ci serviva un riferimento all’astronomia, ma tutti i domini con “universo” e “cosmo”, oltre che banali, erano occupati. Dunque abbiamo cercato una lingua un po’ esotica. Ma perché il quechua piuttosto che l’urdu? Allora, per essere esotici davvero, tanto valeva… (E se proprio non ci arrivi, prova a cercare qui.)

Sotto di me la Terra mi appare dolce e confortevole: qua e là sono sospese soffici nubi, che il sole declinante tinge di rosa; la campagna è attraversata da strade rettilinee che collegano una città all’altra. E’ molto difficile rendersi conto che tutto ciò è solo una piccola parte di un universo estremamente ostile. Ancora più difficile è rendersi conto che l’universo attuale si è sviluppato a partire da condizioni indicibilmente estranee e che sul suo futuro incombe un’estinzione caratterizzata da un gelo infinito o da un calore intollerabile. Quanto più l’universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo.

Ma se non c’è conforto nei risultati della nostra ricerca, c’è almeno qualche consolazione nella ricerca stessa. Gli uomini e le donne non si accontentano di consolarsi con miti di dei e di giganti o di restringere il loro pensiero alle faccende della vita quotidiana; costruiscono anche telescopi e satelliti e acceleratori, e siedono alla scrivania per ore interminabili nel tentativo di decifrare il senso dei dati che raccolgono. Lo sforzo di capire l’universo è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa, conferendole un po’ della dignità di una tragedia.

(S. Weinberg, I primi tre minuti)


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