I buchi neri si “accendono” a causa dello scontro fra galassie
di Marco Cagnotti
Gli astrofisici nutrono una ragionevole e fondata convinzione: nel nucleo di ogni galassia si nasconde un buco nero. Grosso: la massa è compresa fra un milione e un miliardo di volte quella del Sole. C’è però un problema: alcuni si “accendono” e altri no. Di fatto, non è proprio il buco nero ad “accendersi”. In realtà la materia circostante raccolta in un disco di accrescimento emette una grande quantità di energia prima di cadere nel buco nero e sparire per sempre. Abbiamo allora un Nucleo Galattico Attivo (AGN): una categoria alla quale appartengono anche i quasar e i blazar. Ma come mai solo l’1 per cento della galassie manifesta questo comportamento? La risposta arriva dalla Swift Gamma-Ray Burst Mission, impegnata a mappare il cielo nelle radiazioni gamma, X, ultraviolette e visibili.

Immagini raccolte con il telescopio da 2,1 metri del Kitt Peak National Observatory in Arizona delle controparti ottiche di alcuni Nuclei Galattici Attivi, evidenziati dai cerchietti bianchi: ognuna è stata ripresa anche da Swift e mostra una fusione fra galassie. (Cortesia: NASA/Swift/NOAO/Michael Koss/Richard Mushotzky/University of Maryland)
“I teorici hanno dimostrato che la violenza di una fusione fra galassie può provocare la formazione di un buco nero nel centro”, spiega Michael Koss, dell’Università del Maryland. “Il nostro studio spiega in modo elegante come il buco nero si ‘accende’”. Koss è coautore di una ricerca in uscita il 20 giugno prossimo su “The Astrophysical Journal Letters” dalla quale emerge, appunto, che proprio lo scontro fra le galassie conduce alla formazione di un AGN. “Scontro” si fa per dire: le galassie sono immensi sistemi stellari sostanzialmente vuoti, perciò più che altro si compenetrano. Ma la fusione fra i rispettivi buchi neri è proprio l’evento all’origine della comparsa del futuro Nucleo Galattico Attivo.
Il buco nero finale è circondato da spesse nubi di gas e polveri che intercettano le emissioni radio, ottiche e X molli. La radiazione infrarossa prodotta dalla polvere riscaldata attraversa queste nubi, ma viene confusa con regioni di intensa formazione stellare. Che cosa resta? La radiazione più energetica: X duri e gamma. Ecco perché ci è voluto Swift. Dal 2004 il suo Burst Alert Telescope (BAT) svolge una mappatura del cielo nei raggi X duri. “E’ il censimento più sensibile e completo a queste energie”, afferma Neil Gehrels, principal investigator di Swift presso il Goddard Space Flight Center della NASA. Censimento capace di rivelare i Nuclei Galattici Attivi nel raggio di 650 milioni di anni-luce. Risultato: dozzine di nuovi oggetti, prima sconosciuti. Circa un quarto è rappresentato da collisioni galattiche tuttora in corso. “Forse il 60 per cento di loro si fonderà nel giro di un miliardo di anni”, precisa Koss. “Noi pensiamo di aver trovato la ‘pistola fumante’ dei Nuclei Galattici Attivi prevista dai teorici”.
Ma a noi importa? Se alziamo gli occhi verso la costellazione di Andromeda, già a occhio nudo possiamo scorgere un debole batuffolino: è M31, una galassia un po’ più grande e massiccia della Via Lattea, a circa 2 milioni di anni-luce. Noi abbiamo il nostro buco nero, lei ha il suo. E siamo in rotta di collisione. Certo, ci vorranno ancora 5 miliardi di anni. Ma intanto cominciamo a ragionarci su.

Simulazione delle fasi della collisione fra due galassie a spirale, ciascuna con un proprio buco nero. Il colore indica la temperatura e l'intensità la densità del gas. Dopo la collisione, si forma un quasar che espelle il gas. Il risultato finale è una galassia povera di gas ma con un grosso buco nero centrale, la cui massa dipende dalle dimensioni della galassia stessa, in accordo con le osservazioni. (Cortesia: Nature/ T. Di Matteo, V. Springel, L. Hernquist)