agosto 7th, 2012 — 3:00am
di Michele Diodati
L’Italia sta vivendo un’estate torrida, con temperature che tendono a superare quelle dell’estate 2003, considerata la più calda e secca a memoria d’uomo nel nostro paese. Il fenomeno del riscaldamento globale, di cui le estati torride e secche sono un segnale, ovviamente non riguarda solo l’Italia, ma vaste regioni del pianeta. Gli Stati Uniti, per esempio, non sono da meno. Un articolo pubblicato sul sito scientifico della NASA sforna un po’ di dati allarmanti, relativi al giugno 2012: sembra che in quel mese ben 170 record di calore, stabiliti da quando esistono le registrazioni dei dati meteorologici, siano stati eguagliati o battuti. All’inizio di luglio ben il 56 per cento del territorio continentale degli Stati Uniti si trovava in piena siccità. Soprattutto nell’ovest del Paese, gli incendi hanno ridotto in cenere 1,3 milioni di acri di territorio boschivo, pari a circa 5.260 chilometri quadrati.

Anomalie della temperatura al suolo registrate negli Stati Uniti a giugno 2012. Le aree rosse indicano zone più calde della media stagionale. (Cortesia: NASA/Earth Observatory)
Continua… (Memoria dello Spazio)
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giugno 22nd, 2012 — 7:57am
Un impatto cosmico scatenò il Dryas recente
di Marco Cagnotti
Noi siamo qui a farci un mucchio di problemi sul riscaldamento planetario… a chiederci se è colpa nostra, se pompiamo troppi gas serra in atmosfera… o se magari è il Sole che fa le bizze e ci fa stare più al caldo… e bum! Arriva un coso dal cielo e non solo fa una strage, ma raffredda tutto il sistema. Caso raro? Sì, raro. Ma verosimile. Tant’è che è già successo 13 mila anni fa.
Continua… (Corriere del Ticino)
Ted E. Buncha,1, Robert E. Hermesb, Andrew M.T. Moorec, Douglas J. Kennettd, James C. Weavere, James H. Wittkea, Paul S. DeCarlif, James L. Bischoffg, Gordon C. Hillmanh, George A. Howardi, David R. Kimbelj, Gunther Kletetschkak,l, Carl P. Lipom, Sachiko (2012). Very high-temperature impact melt products as evidence for cosmic airbursts and impacts 12,900 years ago PNAS DOI: 10.1073/pnas.1204453109
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febbraio 13th, 2012 — 10:14am
Mandiamo Michele Fazioli alle Svalbard
di Marco Cagnotti
Stamattina sul “Corriere del Ticino” Michele Fazioli, a una settimana esatta da un suo precedente commento dello stesso tenore, ci allieta con le sue acute riflessioni sul riscaldamento globale. Ahimè, il suo pregevole articolo non è on line, sicché posso citarlo solo parzialmente.
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febbraio 11th, 2012 — 9:31am
Non c’è peggior sordo…
di Marco Cagnotti
Ti faresti fare un impianto dentale da un cardiologo? E ti faresti operare di appendicite da un dentista? No? Perché no? I dentisti, i cardiologi e i chirurghi sono tutti medici. Come dici? Proprio no? Non basta esser laureato in medicina per potersi occupare di ogni ambito dello scibile medico? Spiegami allora perché qualcuno dovrebbe prendere sul serio l’opinione di un genetista o di un fisico sulla climatologia.

Se Zichichi dice che non è vero, allora non è vero. (Cortesia: M. Dudarev)
Continua… (Corriere del Ticino)
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febbraio 4th, 2012 — 8:51am
Fu colpa dei vulcani
di Marco Cagnotti
Andiamo verso un riscaldamento globale ed è colpa nostra: questo ci dicono i climatologi. Da due secoli pompiamo anidride carbonica nell’atmosfera, rinforzando l’effetto serra. Questa conclusione dipende naturalmente da ciò che sappiamo sul clima del passato, anche remoto. E certo è facile scoprire com’era in epoca moderna, da quando cioè sono disponibili strumenti di misura precisi ed esistono raccolte complete di dati climatologici. Ma… prima? Come si fa con le epoche precedenti? Ebbene, si fa. Ci sono indicatori che permettono di ricostruire il clima del passato. E di recente hanno consentito pure di capire come si è scatenata la Piccola Era Glaciale.
Continua… (Corriere del Ticino)
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dicembre 2nd, 2011 — 6:15am
Dalle carote di ghiaccio si estraggono dati sulla salute del pianeta
di Marco Tarantola
L’effetto serra è certamente uno dei problemi più annosi per gli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici. La questione è complessa e le lobby molto forti. A livello fisico intervengono numerosi fenomeni legati alla termodinamica. A livello sociale bisogna considerare i diritti rivendicati dai Paesi in via di sviluppo. A livello politico gli interessi in gioco sono di miliardi di dollari. Ma un recente studio sull’ultima era glaciale (circa 20 mila anni fa) propone nuovi risultati.
Continua… (Quarantadue)
Schmittner, A., Urban, N., Shakun, J., Mahowald, N., Clark, P., Bartlein, P., Mix, A., & Rosell-Mele, A. (2011). Climate Sensitivity Estimated from Temperature Reconstructions of the Last Glacial Maximum Science DOI: 10.1126/science.1203513
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ottobre 15th, 2011 — 8:19am
Aerosol e anidride carbonica: effetti opposti
di Marco Cagnotti
L’India non se la passa bene. Da mezzo secolo si inaridisce. E c’entra l’inquinamento. Però non quello locale, bensì l’inquinamento lontano. Molto lontano.

In India, quando piove, piove sul serio. (Cortesia: mckaysavage)
Continua… (Corriere del Ticino)
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ottobre 14th, 2011 — 3:00am
Ora si può parlare di buco nell’ozono anche sull’Artide
di Mattia Luca Mazzucchelli
Fino a poco tempo fa era una prerogativa dell’Antartide: per trovare un buco nell’ozono fatto bene bisognava trovarsi lì verso settembre-ottobre, durante la primavera australe. Ma ora le cose stanno cambiando, e in primavera (boreale) se n’è aperto uno anche sull’Artide. Almeno così sostiene uno studio pubblicato su “Nature” e basato su rilevazioni della NASA.

Il buco sull'Artide a un'altitudine di circa 20 chilometri, nel marzo 2011. A destra è rappresentata la concentrazione del monossido di cloro, il killer dell'ozono. (Cortesia: NASA/JPL/Caltech)
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settembre 26th, 2011 — 8:56am
Poche storie: la causa del global warming siamo noi
di Marco Cagnotti
Un’intervista a Luca Mercalli è disponibile
anche nel podcast di Quarantadue
“Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni”: lo dicono le nostre nonne e probabilmente lo dicevano anche le loro nonne. Da sempre la saggezza popolare ha rivolto la propria attenzione verso il cielo e i suoi fenomeni. Ovvio: la civiltà contadina non poteva prescinderne. Sicché cercava regolarità e anomalie. Qualche volta azzeccandoci, qualche altra no. Poi è arrivata la scienza, 400 anni fa, con il rigore delle misure quantitative. E nell’ultimo secolo e mezzo ha dimostrato che il clima sta mutando in direzione di un riscaldamento globale. Non solo: ha individuato un responsabile. E tenta pure qualche proiezione verso il futuro.
Conferenza
Venerdì 30 settembre alle 20 e 30, presso l’Istituto Cantonale di Economia e Commercio (ICEC) di Bellinzona, Luca Mercalli terrà una conferenza dal titolo
“Prepariamoci”,
organizzata dalla rivista “Confronti” e dal Partito Socialista del Canton Ticino.
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settembre 5th, 2011 — 3:00am
C’è una relazione? Sembra di no
di Silvia Fracchia
Quale grande consolazione per tutti noi sarebbe ottenere la prova scientifica che il riscaldamento globale del nostro pianeta è dovuto non tanto alle emissioni di gas serra, quanto piuttosto a un processo indipendente dalle azioni umane. Pensa che bello sarebbe poter dare la colpa del global warming, con tutti i problemi ambientali che implica, a qualcosa di astruso e lontano dalla realtà quotidiana della maggior parte di noi, come i raggi cosmici, anziché al nostro smodato consumo energetico e al nostro menefreghismo.

Vista nella camera a nebbia di CLOUD. (Cortesia: M. Brice/CERN)
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giugno 15th, 2011 — 3:00am
Consoliamoci con i paesaggi di Bruegel il Vecchio
di Mattia Luca Mazzucchelli
Per gli scienziati è ancora un mistero: che cosa ha portato alla Piccola Era Glaciale? Il primo sospettato è sempre stato il Sole, che secondo alcuni scienziati era piuttosto fiacco in quei 300 anni, tra il Cinquecento e l’Ottocento. Ma la controversia è ancora intensa. Solo qualche mese fa era stato pubblicato un articolo che assolveva la nostra stella, sostenendo che il suo ruolo è stato marginale. Ora invece un fisico americano dice di avere nuovi dati sulla sua colpevolezza.
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maggio 13th, 2011 — 2:07pm
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maggio 2nd, 2011 — 3:00am
Come una bibita gasata
di Mattia Luca Mazzucchelli
CO2: dopo la formula dell’acqua è forse la più conosciuta. Per essere chimica, se ne parla molto: l’anidride carbonica è nelle bibite gasate, ormai persino nei prospetti pubblicitari delle automobili. Sta diventando famosa, anzi a volte potremmo dire famigerata. Perché è stata assunta a simbolo del progresso negativo, di quanto male ci possiamo fare da soli. Complice la divulgazione dei media, in molte persone ormai si è ben impressa l’equazione che associa all’aumento dell’anidride carbonica un immediato aumento della temperatura (media) della Terra.
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marzo 21st, 2011 — 3:00am
La relazione che non ti aspetti
di Mattia Luca Mazzucchelli
La prova che l’uomo ha un ruolo fondamentale nel cambiamento del clima te la aspetti dalle estati (in media) sempre più calde, dalla fusione dei ghiacciai, dalle concentrazioni sempre più elevate dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Certo non dal nucleo della Terra. Eppure proprio il nucleo esterno del nostro pianeta è il punto nodale di uno studio sull’andamento del clima che parte da ancora più lontano: dalla diversa durata dei giorni.

Non dall'atmosfera né dagli oceani, ma dal nucleo della Terra arriva l'ultima prova della grande influenza dell'uomo sul riscaldamento globale (Cortesia: NASA/JPL/Université Paris Diderot/Institut de Physique du Globe de Paris )
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marzo 2nd, 2011 — 9:04am
Ma anche di metano e particolato carbonioso
di Ginevra Sanvitale
Qual è la prima cosa che ti viene in mente se diciamo “riscaldamento globale”? Ghiacciai che si sciolgono, desertificazione, Jake Gyllenhaal in The Day After Tomorrow (difficile non avere un debole per Jake) e l’immancabile anidride carbonica (ci-o-due, per gli amici). Oggi però dovrai rispolverare le tue conoscenze di chimica. Infatti uno studio effettuato da un team internazionale di ricercatori e pubblicato come rapporto dello United Nations Environment Programme (UNEP) mostra come l’anidride carbonica abbia degli alleati che non sono assolutamente da sottovalutare. Stiamo parlando del particolato carbonioso (o black carbon) e del metano, i cui effetti inquinanti non sono certo una novità, ma ora sono stati messi in stretta relazione con il riscaldamento globale.

Costernato dal riscaldamento globale.
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febbraio 10th, 2011 — 3:00am
Il legame è molto stretto
di Mattia Luca Mazzucchelli
Che i ghiacci si stanno sciogliendo si sa. E si sa pure che, molto probabilmente, la colpa è delle emissioni di gas serra nell’atmosfera da parte dell’uomo che fanno alzare la temperatura media del globo. Ciò che il grande pubblico non sapeva, e che anche gli esperti sottovalutavano, è che lo scioglimento dei ghiacciai non è solo una conseguenza del riscaldamento globale ma diventa addirittura una delle cause. L’affermazione sorprende un po’, ma è il risultato di uno studio condotto da un team di università e centri di ricerca statunitensi e basato su dati raccolti tra il 1979 e il 2008.
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dicembre 11th, 2010 — 3:00am
Bisogna inserirle nei modelli climatici
di Roberto Insolia
Axel Lauer da sempre lavora fra le nuvole. Probabilmente ispirato dal cielo delle Hawaii, si occupa, presso l’Università delle Hawaii a Manoa, di chimica dell’atmosfera, di inquinamento dell’aria e di modelli climatici.

Quante nel nostro futuro? (Cortesia: R. Insolia)
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dicembre 9th, 2010 — 3:00am
Come una scoperta spaziale può aiutarci ad affrontare i problemi del nostro pianeta
di Mattia Luca Mazzucchelli
Tutto comincia con il problema del riscaldamento globale sul nostro pianeta. La situazione è grave: le continue emissioni di gas serra da parte delle attività umane hanno portato negli ultimi anni all’innalzamento della temperatura media. Per invertire questa tendenza la soluzione sarebbe ovviamente diminuire le emissioni, ma il processo di riduzione è molto lento e costoso perché va contro l’attuale modello di sviluppo industriale ed energetico delle nazioni.
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ottobre 12th, 2010 — 7:26am
E il clima della Terra si raffredda (pochissimo, però)
di Marco Cagnotti
Il Sole: se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. E’ la fonte di energia quasi esclusiva del nostro pianeta, della vita che lo abita, della civiltà che noi abbiamo prodotto. Non bastasse, anche il clima terrestre è influenzato soprattutto dal Sole. Come? Non è chiarissimo. Anzi, per la verità se ne sa piuttosto poco. Però non nulla. Si sa con certezza, per esempio, che il Sole possiede un’attività ciclica: ogni 11 anni circa si copre di macchie, manifesta intensi brillamenti e produce grandi sbuffi di materia nello spazio. Il legame fra quest’attività e il clima della Terra è molto discusso. Però qualche strana coincidenza c’è. Sappiamo per esempio che nella seconda metà del Seicento il ciclo praticamente scomparve: quasi nessuna macchia per circa 70 anni. Questo periodo di stasi, scoperto dall’astronomo inglese Edward E. Maunder nell’Ottocento spulciando fra le vecchie osservazioni solari, prende il nome da lui: Minimo di Maunder. Da che cosa fu provocato? Non si sa. Si constata però che coincise con un’epoca di freddo intenso in Europa, battezzata (a posteriori) Piccola Era Glaciale. C’è un legame di causa-effetto fra la drastica riduzione dell’attività solare e il raffreddamento climatico? Non si sa nemmeno questo. Tuttavia adesso una ricerca appena pubblicata su “Nature” viene a dirci che di recente il Sole potrebbe aver fatto precisamente il contrario: scarsa attività solare e un (debole) riscaldamento climatico.
Continua… (Corriere del Ticino)
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luglio 14th, 2010 — 3:00am
Che c’entrano la “destra” e la “sinistra”?
di Marco Cagnotti
Dovremmo prendere sul serio ciò che dicono gli scienziati? Tutti gli scienziati? Sempre? In fondo non sono persone migliori delle altre. Hanno manie e idiosincrasie, pregiudizi e fissazioni, come tutti. E allora? Semplice: non dovremmo. Non sempre, almeno, e soprattutto non quando parlano singolarmente. Perché, presi uno alla volta, anche quando sono autorevoli e competenti, non possono comunque liberarsi dalla propria soggettività. Non c’è dunque alcuna verità scientifica? Che dire dei paradigmi, le convinzioni dominanti nella maggior parte della comunità scientifica?
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giugno 18th, 2010 — 11:00am
Lo afferma Marco Gaia, di MeteoSvizzera
di Marco Cagnotti
“Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni. Dove andremo a finire?”. Già, dove andremo a finire? E come siamo arrivati fin qui? Il tempo atmosferico è da sempre l’argomento perfetto per attaccar bottone con gli sconosciuti. Ché tanto interessa a tutti: a chi deve programmare la grigliata di domani e a chi invece si preoccupa delle prossime nevicate perché vuole sciare a tutti i costi. Ma la singola stagione, anzi il singolo anno dice poco. Interessante è lo studio del trend climatico globale, piuttosto. E quello lo vedi sull’arco dei decenni e su scala planetaria. Un tema caldo (giusto per usare una metafora abusata ma pertinente), anzi rovente nel dibattito politico. Perché la maggior parte della comunità scientifica dei climatologi è concorde nel ritenere che il clima sta andando verso un riscaldamento globale, che la responsabilità è delle attività umane e infine che andrà sempre peggio se noi proseguiamo così. Politici, imprenditori, economisti e giornalisti tuttologi dissentono. E tu sei lì e ti chiedi chi abbia ragione. Ce lo siamo chiesto anche noi. Sicché abbiamo sottoposto il quesito a un esperto: Marco Gaia, responsabile della sede regionale di MeteoSvizzera sul versante sudalpino.

Marco Gaia. (Cortesia: MeteoSvizzera)
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giugno 15th, 2010 — 2:00pm
di Ugo Bardi
Sul sito della NASA, si legge che l’ultima misura della concentrazione del CO2 atmosferico è arrivata a 392.94 ppm (parti per milione). E’ un record: nel passato milione di anni, circa, la concentrazione di CO2 non era mai salita oltre le 300 ppm. A questo ritmo non ci vorranno molti anni prima di arrivare a sfondare il limite delle 400 ppm.

Prossimo record: 400 ppm. Non c'è da vantarsene, però. (Cortesia: NOAA)
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giugno 10th, 2010 — 2:39pm
di Ugo Bardi
La reazione contro l’attacco delle lobby anti-scienza si sta sviluppando, sia pure con una certa lentezza e con un certo ritardo. A tutti i livelli si sta cercando di costruire un fronte comune e di ribattere ai pagati e ai confusi che stanno combattendo la loro battaglia di retroguardia contro il concetto di “cambiamento climatico causato dall’uomo”.
Continua… (Effetto Cassandra)
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maggio 29th, 2010 — 8:00am
Nell’emisfero australe, a 3.000 metri di profondità
di Marco Cagnotti
Pensi al clima e subito guardi verso l’alto. Perché il clima, tu pensi, è quello: la temperatura dell’aria circostante, il caldo estivo soffocante o il freddo inspiegabile dell’ultimo inverno (ma non c’era il riscaldamento globale?). Poi ti soffermi a riflettere un attimo e ti accorgi che no, il clima non è solo nell’aria intorno a te. Il clima è determinato anche dalle grandi masse oceaniche. Allora abbassi lo sguardo e osservi la superficie del mare. Già, il mare. Ma lo sguardo non è sceso abbastanza: ben più giù dovrebbe puntare, ben sotto la superficie. Infatti lì si gioca molto del futuro climatico del pianeta. Lo conferma una ricerca appena pubblicata da “Nature”.
Continua… (Corriere del Ticino)
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maggio 21st, 2010 — 10:00am
Lo studio dei monsoni si spinge fino al 1300
di Marco Cagnotti
Piove. E poi piove. E poi piove ancora. Ininterrottamente. Sembra non voler finire mai. Chi è stato in Asia durante la stagione dei monsoni lo sa: è un diluvio. Tanto connaturato a quelle regioni da influenzarne la cultura e la storia. Ma come? La risposta arriverà dagli alberi.
Continua… (Corriere del Ticino)
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aprile 21st, 2010 — 5:17am
L’effetto climatico della scarsa attività solare ha una portata solo europea
di Marco Cagnotti
Correva l’anno 1801 quando William Herschel rilevò una coincidenza singolare: se le macchie solari sono rare il prezzo del grano in Inghilterra aumenta, e viceversa. Era la prima intuizione dello stretto legame fra l’attività della nostra stella e gli eventi quaggiù, a 150 milioni di chilometri. Ma che c’entra il grano? C’entra, perché la crescita dei vegetali dipende dal clima (e questo già si sapeva) e il clima a propria volta dipende dal Sole. Ma qual è il legame preciso, esatto, causale? Boh!
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