Tag: cosmologia


L’universo si spegnerà lentamente

novembre 7th, 2012 — 12:19am

di Michele Diodati

La produzione di stelle nell’universo preso nel suo insieme è andata continuamente declinando nel corso degli ultimi undici miliardi di anni; oggi è trenta volte minore rispetto al suo probabile picco, raggiunto undici miliardi di anni fa. Se questa tendenza continuerà, non verrà formato nell’universo più che un ulteriore 5% di stelle. Stiamo chiaramente vivendo in un universo dominato da stelle vecchie. Tutta l’azione ebbe luogo miliardi di anni fa!

A parlare così è David Sobral, ricercatore post-dottorato dell’Osservatorio olandese di Leida e primo autore di uno studio in via di pubblicazione su “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”.

Sobral e il suo team hanno svolto una ricerca sul ritmo di formazione stellare in quattro diverse epoche dell’universo, usando per la prima volta un medesimo metodo per tutte le epoche. La ricerca di Sobral si distingue anche per l’ampiezza della regione di spazio esaminata (quasi 2 gradi quadrati), per la profondità del volume sondato (740 mila megaparsec cubi) e per l’alto numero di sorgenti galattiche prese in considerazione (3.701 in tutto).

Una composizione grafica che illustra l'evoluzione dell'universo dalle galassie primordiali alle galassie osservate nell'universo contemporaneo. (Cortesia: David Sobral)

Continua… (Memoria dello Spazio)

 

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Questions no one knows the answers to

settembre 3rd, 2012 — 3:00am

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Cosmology for dummies (ma anche no)

giugno 19th, 2012 — 4:24pm

Intervista radiofonica preliminare

Introduzione

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Planck perde pezzi

gennaio 24th, 2012 — 9:20am

Uno dei suoi strumenti smette di funzionare

di Andrea Signori

La missione Planck zoppica. Lo annuncia l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), fucina intellettuale e materiale di una delle più importanti missioni astronomiche degli ultimi anni. Il glorioso gingillo è nello spazio interplanetario per studiare la radiazione cosmica di fondo, o CMB (che sta per Cosmic Microwave Background). E’ posizionato su un’orbita di Lissajous con un’ampiezza di 400 mila chilometri attorno a L2 (il secondo punto lagrangiano del sistema Terra-Sole), che si trova a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.

Orbita di Lissajous attorno a L2.

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Capire l’Universo

maggio 29th, 2011 — 3:00am

Piluccato qua e là (il libro, non l’Universo)

di Marco Cagnotti

Questa non è una recensione. Non è nemmeno una marchetta (i lettori di Stukhtra lo sanno: io non faccio mai marchette), sebbene il libro in questione sia stato scritto da un mio amico. Allora che roba è? Semplice: siccome questo libro io non l’ho (ancora) letto, è una presentazione piatta piatta.

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Una mappa del cosmo in 3D

maggio 4th, 2011 — 3:00am

Ottenuta da BOSS

di Silvia Fracchia

ResearchBlogging.orgTi è mai venuta voglia di fare un viaggetto nell’universo, a qualche miliardo di anni-luce da qui? Da ora in poi, se lo vorrai, potrai farlo senza nemmeno correre il rischio di perderti: è infatti da poco disponibile una mappa dettagliata del cosmo in 3 dimensioni. La più grande di sempre, in realtà: riesce infatti a coprire distanze fino a circa 10 miliardi di anni-luce dalla Terra.

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Dark Matters

aprile 28th, 2011 — 7:54am

Fonte: PHD Comics

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Cosmologi del remoto futuro

aprile 16th, 2011 — 7:28am

Potranno ricostruire la storia dell’universo?

di Marco Cagnotti

ResearchBlogging.orgC’è stata un’epoca in cui l’universo finiva con la Via Lattea, la nostra galassia. E fuori niente. Quei batuffoli di gas che oggi sappiamo essere altre galassie… beh, erano sistemi planetari in gestazione. Una prospettiva un po’ ristretta, quanto meno. Ma per i cosmologi di quel tempo bastava e avanzava, sebbene alcuni nutrissero qualche dubbio. Quell’epoca non è poi tanto remota: meno di un secolo fa. Bisogna arrivare al 1924 perché Edwin Hubble usi le stelle variabili Cefeidi per determinare la distanza della Nebulosa di Andromeda, scoprendo così che è grandissima e lontanissima e di conseguenza è a propria volta una galassia, perfino più grande della Via Lattea. Da lì in poi è stato tutto un susseguirsi di scoperte emozionanti che hanno ampliato il nostro orizzonte. Abbiamo capito che nel cosmo ci sono centinaia di miliardi di galassie. Che l’universo è antico più di 13 miliardi di anni e che ha avuto inizio in un’esplosione battezzata (per scherzo, ma poi è diventato un nome serio) Big Bang. Che forse di universi ce n’è perfino più d’uno, anzi un’infinità. Tutto ciò è stato ottenuto grazie alle osservazioni dello spazio profondo in tutte le lunghezze d’onda. Perché là, fuori dalla Via Lattea, c’è un sacco di roba interessante.

Continua… (Corriere del Ticino)

Abraham Loeb (2011). Cosmology with Hypervelocity Stars arXiv arXiv: 1102.0007v2

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Lunga vita all’energia oscura

marzo 22nd, 2011 — 3:00am

Nuove misure sono incompatibili con le alternative.

di Silvia Fracchia

ResearchBlogging.orgTempi duri per i nemici dell’energia oscura: i nuovi dati dell’Hubble Space Telescope sembrano infatti escludere la più plausibile alternativa alla sua presenza. Ma vediamo di ricostruire cronologicamente la storia di quest’enigma cosmologico.

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L’accelerazione spiegata?

marzo 3rd, 2011 — 7:59am

Dal vuoto quantistico al vuoto cosmico

di Andrea Signori

ResearchBlogging.orgAnche tu, come Woody Allen, ogni mattina quando ti svegli impieghi più tempo a trovare la vestaglia a causa dell’espansione dell’universo? Sappi allora che una ricerca dei fisici Douglas Shaw e John Barrow, dell’Università di Cambridge, potrebbe aiutarti a capire almeno in parte il perché del tuo peregrinare mattutino (ma di certo non a trovare la vestaglia).

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Il protoammasso più giovane

febbraio 5th, 2011 — 7:13am

Assistiamo (si fa per dire) alla sua formazione

di Marco Cagnotti

ResearchBlogging.orgL’universo è fatto a scatole cinesi: strutture piccole contenute dentro strutture grandi, a loro volta contenute in strutture ancora più grandi. Gli ammassi di stelle si trovano nelle galassie. Le galassie si trovano negli ammassi di galassie. Gli ammassi di galassie si trovano nei superammassi. Sfida per gli astrofisici è comprendere come si formino queste strutture. Per capirlo, bisogna guardare nel passato. Cioè lontano nello spazio, poiché la luce ha una velocità finita. COSMOS-AzTEC2, nella costellazione equatoriale del Sestante, è il protoammasso di galassie più giovane mai osservato finora.

Nei pallini bianchi sono evidenziati i membri dell'ammasso di galassie COSMO-AzTEC3, ripresi dal telescopio giapponese Subaru alle Hawaii. Ciascun puntino è composto da decine di miliardi di stelle. (Cortesia: Subaru/NASA/JPL/Caltech)

Continua… (Corriere del Ticino)

Capak, P., Riechers, D., Scoville, N., Carilli, C., Cox, P., Neri, R., Robertson, B., Salvato, M., Schinnerer, E., Yan, L., Wilson, G., Yun, M., Civano, F., Elvis, M., Karim, A., Mobasher, B., & Staguhn, J. (2011). A massive protocluster of galaxies at a redshift of z ≈ 5.3 Nature DOI: 10.1038/nature09681

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La più remota delle galassie

gennaio 29th, 2011 — 8:48am

Sola soletta a 13,2 miliardi di anni-luce

di Marco Cagnotti

ResearchBlogging.orgCon i suoi 20 anni suonati di attività, il Telescopio Spaziale è uno strumento ormai anzianotto, quasi pronto per il disarmo. Ma lui non fa un plissé. Imperterrito, ogni 3 per 2 ne sforna una nuova. L’ultima: la galassia più distante mai osservata finora. Se ne sta lì, sola soletta, a 13,2 miliardi di anni-luce. Per scovarla ci è voluta la peculiare sensibilità di Hubble, perché la luce di quella remota galassia, emessa nel visibile, è così spostata dall’effetto Doppler verso lunghezze d’onda maggiori da essere finita ormai nell’infrarosso.

Eccola lì, in fondo all'universo. (Cortesia: NASA/ESA/ UCSC/G. Illingworth/R. Bouwens /Leiden University/HUDF09 Team)

Continua… (Corriere del Ticino)

Bouwens, R., Illingworth, G., Labbe, I., Oesch, P., Trenti, M., Carollo, C., van Dokkum, P., Franx, M., Stiavelli, M., González, V., Magee, D., & Bradley, L. (2011). A candidate redshift z ≈ 10 galaxy and rapid changes in that population at an age of 500 Myr Nature, 469 (7331), 504-507 DOI: 10.1038/nature09717

Yan, H., Windhorst, R., Hathi, N., Cohen, S., Ryan, R., O’Connell, R., & McCarthy, P. (2010). Galaxy formation in the reionization epoch as hinted by Wide Field Camera 3 observations of the Hubble Ultra Deep Field Research in Astronomy and Astrophysics, 10 (9), 867-904 DOI: 10.1088/1674-4527/10/9/003

Kistler, M., Yüksel, H., Beacom, J., Hopkins, A., & Wyithe, J. (2009). THE STAR FORMATION RATE IN THE REIONIZATION ERA AS INDICATED BY GAMMA-RAY BURSTS The Astrophysical Journal, 705 (2) DOI: 10.1088/0004-637X/705/2/L104

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The Big Beginning

gennaio 21st, 2011 — 7:54am

Che c’è da vedere in TV se non selezioni alcun canale? Un segnale assai antico per l’1 per cento…

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Quanta roba nel rumore di fondo

gennaio 13th, 2011 — 5:59pm

Presentato il catalogo preliminare di Planck

di Marco Cagnotti

Il rumore di fondo, si sa, è un fastidio per gli scienziati. Un disturbo del quale cercano di disfarsi. Ma talvolta proprio nel rumore di fondo si nascondono informazioni preziose su altre cose. Prendiamo il caso di Planck, l’Osservatorio spaziale dell’ESA nel punto lagrangiano a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, piazzato lì per studiare la radiazione cosmica di fondo (CMB, che sta per Cosmic Background Radiation) liberata nell’universo 380 mila anni dopo il Big Bang, quando lo spazio diventò trasparente e i fotoni poterono proseguire liberi.

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Multiverso?

dicembre 21st, 2010 — 3:00am

Indizi di altri universi dalla radiazione di fondo

di Ginevra Sanvitale

ResearchBlogging.orgPrima o poi, nella vita, tutti alzano gli occhi al cielo durante una notte particolarmente limpida e rimangono affascinati e interdetti di fronte all’idea della grandezza dell’universo. E si chiedono: “E se ce ne fosse più di uno?”. Ebbene, l’ipotesi che esista un multiverso, ovvero un insieme di universi alternativi al nostro, è un utile complemento alla teoria dell’inflazione.

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Cerchi nel cielo

dicembre 14th, 2010 — 1:30pm

di Amedeo Balbi

Mi sembra che sia passato abbastanza tempo per dire qualcosa sull’articolo di Gurzadyan e Penrose cui avevo accennato qualche post fa (e che aveva fatto attivare il mio allarme “Maneggiare con cautela”). Riassumendo, i due dicono di aver analizzato le mappe della radiazione cosmica di fondo fatte da WMAP e, prima ancora, da BOOMERANG, e di aver trovato evidenze di strutture circolari concentriche che, a loro dire, sarebbero una prova in favore di un modello ciclico di universo (ovvero un modello eterno in cui il nostro big bang è solo l’inizio di un nuovo ciclo) sviluppato da Penrose (che ci ha scritto un libro).

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L’universo primordiale era liquido

novembre 27th, 2010 — 8:15am

La scoperta al CERN (tanto per cambiare)

di Silvia Fracchia

E in principio fu… un liquido. La prova arriva, ancora una volta, dal Large Hadron Collider (LHC), l’arcinoto collisore del CERN a Ginevra. Con l’LHC si fa un po’ di tutto, ormai lo abbiamo capito. Anche simulare i primi microsecondi di vita dell’universo.

La ricostruzione di un evento di collisione in ALICE. (Cortesia: CERN)

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Energia oscura

novembre 24th, 2010 — 3:00am

570 Megapixel per 300 milioni di galassie

di Marco Cagnotti

Nemmeno sanno che cosa sia. Però sanno che l’energia oscura c’è. Così fra gennaio e ottobre di quest’anno 120 scienziati di 23 diversi istituti sparsi fra Stati Uniti, Brasile, Spagna, Germania e Inghilterra costruiscono al Fermilab una camera da 570 Megapixel. Per installarla l’anno prossimo al Cerro Tololo Inter-American Observatory, in Cile. Scopo: studiare in cinque anni 300 milioni di galassie per misurare l’accelerazione dell’espansione dell’universo.

570 Megapixel, 300 milioni di galassie.

Poi qualcuno dice che la scienza è attività da barbari e non vera conoscenza.

Sotto di me la Terra mi appare dolce e confortevole: qua e là sono sospese soffici nubi, che il sole declinante tinge di rosa; la campagna è attraversata da strade rettilinee che collegano una città all’altra. E’ molto difficile rendersi conto che tutto ciò è solo una piccola parte di un universo estremamente ostile. Ancora più difficile è rendersi conto che l’universo attuale si è sviluppato a partire da condizioni indicibilmente estranee e che sul suo futuro incombe un’estinzione caratterizzata da un gelo infinito o da un calore intollerabile. Quanto più l’universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo.

Ma se non c’è conforto nei risultati della nostra ricerca, c’è almeno qualche consolazione nella ricerca stessa. Gli uomini e le donne non si accontentano di consolarsi con miti di dei e di giganti o di restringere il loro pensiero alle faccende della vita quotidiana; costruiscono anche telescopi e satelliti e acceleratori, e siedono alla scrivania per ore interminabili nel tentativo di decifrare il senso dei dati che raccolgono. Lo sforzo di capire l’universo è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa, conferendole un po’ della dignità di una tragedia.

(S. Weinberg, I primi tre minuti)

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Una direzione privilegiata nell’universo?

novembre 16th, 2010 — 3:00am

Alla faccia dell’isotropia

di Ginevra Sanvitale

Pensavi fosse tutto piuttosto regolare: il caffè dopo pranzo, le zucchine che al mercato sono aumentate di prezzo, la sigla finale di Beautiful che parte sempre sul più bello, quando a un certo punto scopri che nell’universo c’è un flusso di materia che potrebbe suggerire l’incompletezza del processo di inflazione. Che in questo caso non c’entra nulla col prezzo delle zucchine: in cosmologia l’inflazione è l’ipotesi secondo cui dopo il Big Bang l’universo avrebbe subito una rapidissima espansione del proprio volume partendo da una regione iniziale molto piccola. L’idea viene proposta da Yin-Zhe Ma, dell’Università di Cambridge, Christopher Gordon, dell’Università di Oxford, e Hume A. Feldman, dell’Università del Kansas, in un articolo pubblicato su arXiv.

Laggiù, in fondo in fondo all'universo, ci sono miliardi di galassie. E (sembra) vanno tutte nella stessa direzione. (Cortesia: NASA/ESA/S. Beckwith/STScI/HUDF Team)

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The Horizon Problem

novembre 8th, 2010 — 11:18am

Fonte: Abstruse Goose

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In fondo all’universo

ottobre 22nd, 2010 — 6:58pm

La galassia più distante mai osservata

di Marco Cagnotti

Ma gli astrofisici i nomi li inventano dopo essersi fumati qualcosa? Oppure usano uno di quei programmi per la generazione casuale di password?

Una simulazione del blob primordiale durante l'epoca della reionizzazione. (Cortesia: M. Alvarez/R. Kaehler/T. Abel)

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Capire come possiamo capire

settembre 14th, 2010 — 5:15pm

Un giovane cosmologo fra scienza, arte e divulgazione

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

Cominciò come cosmologo, proseguì come statistico... (Cortesia: R. Trotta)

Che cosa c’è di più preciso e certo della matematica? E che cosa di più oggettivo e sicuro della sua figlia prediletta (ahem, si fa per dire…), la fisica? Leggi eleganti, rigorose e perfette, prive di eccezioni, quasi incise nella pietra fin dall’inizio dei tempi. E noi lì, a spremerci le meningi per scoprirle e poi stamparle in dotte dissertazioni che diventeranno patrimonio comune del genere umano, nello stupefacente edificio intellettuale della scienza che…

No. Niente. Calma e gesso. Fare scienza significa sporcarsi le mani, ravanare fra dati imprecisi e parziali, verità in progress, revisioni, ripensamenti e barre d’errore. E la conoscenza scientifica è tutto fuorché certa. Anzi, è statistica. Ne è convinto Roberto Trotta, giovane fisico teorico… anzi cosmologo… o forse analista statistico… insomma uno che nell’incertezza sguazza. Partito da ragazzino con l’idea di capire com’è il mondo, a 33 anni si occupa invece di capire come noi possiamo capire. Un metadiscorso, per così dire. Dopo il liceo a Locarno, il diploma al Politecnico Federale di Zurigo, il dottorato a Ginevra e un incarico a Oxford, oggi Trotta è lecturer presso l’Imperial College di Londra. Con lui abbiamo affrontato il discorso alla lontana e abbiamo finito per scoprire un’insospettabile (a priori) passione per la divulgazione, seguita percorrendo strade quanto meno originali.

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Cosmologia aziendale

settembre 8th, 2010 — 3:00pm

di Astutillo Smeriglia

Fino al 1920, anno più anno meno, nessuno sapeva niente delle galassie. Gli scienziati, che a quel tempo pare non portassero ancora gli occhiali, s’immaginavano che l’universo fosse molto più piccolo, più semplice e, per qualche misteriosa ragione che forse ha a che fare col tirare a indovinare, statico. Ovviamente statico su grande scala, il che vuol dire che alla gente era permesso andare in bicicletta o fare le capriole, almeno a quelli che non s’intendevano di astronomia, ma all’universo no, lui doveva stare fermo.

Continua… (In come è meglio)

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Il difficile mestiere del cosmologo

settembre 8th, 2010 — 8:48am

di Amedeo Balbi

Che c’entra l’origine dell’universo con dio e la religione? Me lo chiedo ogni volta (sempre una di troppo, per quanto mi riguarda) che succede una cosa come quella successa la settimana scorsa con le dichiarazioni di Stephen Hawking e col successivo, logoro, dibattito. La mia risposta è sempre la stessa. Non c’entra molto. O meglio, c’entra un po’ come c’entra con qualunque altra cosa. Studiare l’origine del cosmo non ha niente di speciale da questo punto di vista, e non vi aiuterà a risolvere, in un modo o nell’altro, i vostri eventuali problemi irrisolti con la divinità.

Continua… (Keplero)

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L’universo di Planck

luglio 6th, 2010 — 7:34am

Rilasciata la prima immagine globale

di Marco Cagnotti

Ecco qua il Tutto. O, meglio, tutto quel che c’è da vedere. Perché l’universo visibile è solo una piccola porzione della totalità, e molto di più si trova al di là del confine osservabile. Tuttavia solo fin lì può spingersi lo sguardo dell’uomo… anzi dei suoi strumenti, come Planck. E già è tanto, se pensi a chi sei.

La striscia brillante è la nostra galassia. Dietro c’è la radiazione cosmica di fondo: il vero scopo di Planck. (Cortesia: ESA/LFI & HFI Consortia)

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Giove trae in inganno la cosmologia?

giugno 14th, 2010 — 7:00am

WMAP potrebbe essere stato calibrato male

di Marco Cagnotti

Che cosa c’è nell’universo? Sembra facile: ti guardi in giro e misuri la quantità di materia e di energia… pianeti, stelle, galassie e quant’altro… e poi fai la somma. Dov’è il problema? Beh, anzitutto (pare) un sacco di materia c’è ma non si vede, però fa sentire il proprio influsso gravitazionale: è la materia oscura. Poi (sempre pare) l’universo accelera la propria espansione, sicché sei costretto a ipotizzare l’esistenza anche di una non meglio definita energia oscura. E, se già la materia oscura è un grattacapo per i fisici teorici, l’energia oscura è un vero incubo, perché i tentativi di spiegazione teorica e le evidenze sperimentali differiscono di 120 ordini di grandezza. Eppure entrambe, materia ed energia oscure, ci sono, sono lì, esistono. Lo conferma WMAP. Ma forse si sbaglia, dicono due ricercatori dell’Università di Durham.

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20 anni di Hubble

aprile 24th, 2010 — 2:33pm

Il Telescopio Spaziale fra problemi e nuove sfide

di Marco Cagnotti

1 contro 11: è questo il rapporto fra uno scienziato e i suoi avversari nella competizione per l’assegnazione del tempo di osservazione dell’Hubble Space Telescope. Per ironia della sorte, quello strumento oggi così concupito non era, nei progetti iniziali, molto desiderato. Ma 20 anni dopo (esattamente nel preciso minuto in cui pubblichiamo quest’articolo) tutto è cambiato.

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Emergiamo da un buco nero?

aprile 9th, 2010 — 3:30am

Un teorico polacco pensa di sì

di Marco Cagnotti

Il Big Bang è un bel rompicapo. Da lì viene fuori tutto: non solo la materia e l’energia, ma anche lo spazio e il tempo. Un bel casino da descrivere, anche perché quando hai a che fare con campi gravitazionali straordinariamente intensi ti serve la relatività generale, ma poi su scala subatomica anche la meccanica quantistica. E le due teorie, si sa, non vanno per niente d’accordo. I fisici teorici sono ancora lì che si lambiccano sulla sintesi possibile, e una volta può essere la teoria delle stringhe, e un’altra la loop quantum gravity, e va’ a sapere chi ha ragione. E se invece fossimo nati da un buco nero? Lo pensa Nikodem Poplawski, polacco attualmente in forze all’Università dell’Indiana. Per dimostrarlo, ha appena pubblicato un articolo su “Physics Letters B”, ripescando una vecchia e ben nota conseguenza della relatività generale.

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The Hubble Ultra Deep Field in 3D

gennaio 30th, 2010 — 10:27pm

Dice: “Ma serve?”. Dice: “Ma che ci frega?”. Dice: “Ma non si potrebbero spendere meglio quei soldi?”.

Uh, certo che sì. Magari per costruire tanti ospedali in Africa, vero?

Dice: “Ecco, appunto”.

Oppure per salvare le banche, che fanno tanto bene all’economia, eh?

Dice: “Che c’entra scusa?”.

O magari per scatenare qualche bella guerra per il petrolio, accoppare un po’ di gente, rompere le palle agli antipodi.

Giusto qualche migliaio di miliardi di dollari. Così, tanto per gradire.

Non dice più niente.

“Ma vaffa…”, dico io.

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E’ morto un eretico

gennaio 30th, 2010 — 9:36pm

di Marco Cagnotti

Due giorni fa Geoffrey Burbidge è morto, all’età di 84 anni. Il suo nome resterà inestricabilmente legato a quelli della moglie, Margaret, di William Fowler e di Fred Hoyle, nella ben nota espressione B2FH, riferita all’articolo che scrissero insieme nel 1957 e che dimostrò la nucleosintesi stellare.

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